Huawei Ascend P6, il cinese elegante

Huawei Ascend P6, il cinese elegante

Lo smartphone è tra i più sottili e raffinati sul mercato. E testimonia che la strada intrapresa da Huawei punta a coniugare qualità e convenienza. Con qualche compromesso
Lo smartphone è tra i più sottili e raffinati sul mercato. E testimonia che la strada intrapresa da Huawei punta a coniugare qualità e convenienza. Con qualche compromesso

La prima cosa che colpisce afferrando l’ Ascend P6 di Huawei è il peso: per un telefono così sottile ci si aspetterebbe un peso piuma, e invece è solido e ben presente nel palmo della mano. È un po’ il marchio di fabbrica del prodotto cinese, realizzato tenendo ben presente la lezione Apple per ciò che riguarda i materiali e le finiture, pur non dimenticando la sua origine asiatica. Nel complesso, se si dovesse riassumere in una parola l’intero P6, quella che più calza è senz’altro “solido”: il telefono della linea Ascend è ben piazzato su molti fronti, non eccelle sempre ma non sfigura mai, e il suo rapporto prezzo-prestazioni è uno dei più interessanti sul mercato .

L’hardware
Dalle foto dell’Ascend P6 è evidente: lo smartphone in questione paga un pesante dazio di immagine all’iPhone Apple, in particolare per quanto riguarda l’abbinamento alluminio-vetro che domina il frontale. Non c’è alcuna ritrosia nell’ammettere che effettivamente le somiglianze ci sono tutte, ma Huawei ha fatto qualcosa di più che solo clonare un iPhone: se il posteriore del telefono è in alluminio spazzolato, come solo dall’iPhone 5 in poi, la disposizione dei pulsanti sul solo fianco destro del terminale assieme a due sportelli (uno per la SIM e uno per la MicroSD), così come la rifinitura dei bordi (soprattutto dello spigolo inferiore) si distaccano dalla fonte di ispirazione. Ad esempio, Huawei rispolvera un dettaglio che un tempo era imprescindibile sui cellulari e che negli ultimi anni è andato un po’ in disuso: il LED di notifica, che si accende per segnalare se c’è un messaggio in attesa, se la batteria è scarica o se il ciclo di ricarica è completo.

Vale la pena insomma, dato per assodato che una somiglianza tra il P6 e l’iPhone c’è , andare oltre e valutare il telefono per quello che è in grado di offrire. Il corpo del P6 è ben costruito, “solido” è ancora il modo migliore di dirlo. Lo schermo di Gorilla Glass è ampio, 4,7 pollici e realizzato con tecnologia IPS, ma non così grande da costringere a usare due mani per riuscire a raggiungerne tutte le estremità: la risoluzione è solo 720p, ma nell’uso quotidiano è davvero poco influente visto che si tratta di un bello schermo di ottima qualità e con una resa dei colori piuttosto efficace (e persino parzialmente modificabile nelle opzioni). In più, come accade su alcuni modelli Nokia, funziona anche con i guanti: una peculiarità che non dispiace. A parte i pulsanti per accensione e volume, non ci sono altri tasti: questa è una differenza sostanziale rispetto all’iPhone, visto che come i più recenti e avanzati smartphone Android il P6 demanda i controlli a tre tasti software che appaiono e scompaiono sulla parte bassa dello schermo quando ce ne è bisogno.

A una prima occhiata pare mancare la presa per le cuffie, il classico jack da 3,5mm: eppure c’è un auricolare nella confezione (che comprende pure una cover, un valore aggiunto). Guardando bene si scopre che c’è un piccolo bottoncino in basso a sinistra sul fianco del terminale: vista la collocazione lì per lì viene da pensare si tratti di uno stilo, e invece è il modo in cui Huawei ha deciso di mettere a disposizione la clip per aprire lo sportellino della SIM e della SD. Tolto il cappuccio si può accedere al jack da 3,5 pollici, con l’evidente vantaggio di avere sempre con sè l’utensile necessario a cambiare SIM o scheda di memoria, e lo svantaggio di dover ogni volta badare a dove lo si mette quando si vuole usare le cuffie, per non correre il rischio di perderlo.

Esteticamente non c’è molto altro da dire, se non che il P6 è davvero un telefono tanto sottile : in un mondo in cui le misure si differenziano ormai per frazioni di millimetro è difficile stabilire se sia davvero il più sottile in circolazione, di sicuro 132,5×65,5×6,2mm sono valori di tutto rispetto. In 120g di peso ci entra anche una batteria da 2.000mAh, anche questo non un valore in assoluto da record ma adeguato. Il vero pezzo forte dell’offerta è sotto la scocca, dove palpitano un cuore quad-core da 1,5GHz, 2GB di RAM e 8GB di storage (espandibile): la CPU è un chip prodotto dalla stessa Huawei, e ben si destreggia nell’uso quotidiano, supportata dalla memoria che basta e avanza per l’Android 4.2.2 installato.

Sul piano della connettività, di nuovo, non manca nulla: WiFi, Bluetooth 3.0, GPS, bussola, accelerometro, HSDPA. La capacità in ricezione dell’antenna, posta sui fianchi come nel caso di iPhone e del Nokia Lumia 925, è in linea con la concorrenza. La ricarica avviene tramite una porta micro-USB sulla parte superiore della scocca, mentre l’altoparlante si trova in basso sul posteriore: non male, considerate le dimensioni, la resa in fatto di volume. Le fotocamere, posteriore da 8 megapixel (f/2.0, molto luminosa, con una distanza minima di messa a fuoco di solo 4cm) con flash LED e anteriore da 5 megapixel, sono di buona fattura: Huawei non ne può fare probabilmente un cavallo di battaglia per il terminale rispetto alla concorrenza, ma sono più che adeguate per gli scatti e riprese più comuni di uno smartphone. Soprattutto quella frontale è un autentico paradiso dei selfie : rispetto alla media è in grado di restituire molti più dettagli, ed è un fattore da non sottovalutare vista l’esplosione del fenomeno e di app come Instagram e Vine. C’è anche un software di correzione dell’immagine a bordo, chiamato IMAGESmart, che aiuta a ottenere gli scatti migliori ottimizzando l’utilizzo del sensore posteriore retroilluminato.

Il software
Come detto, Huawei ha deciso di installare una versione piuttosto recente di Android sul proprio terminale (e per la fine del mese di gennaio potrebbe addirittura arrivare l’aggiornamento a KitKat , con tanto di aggiornamento della skin Huawei). La 4.2.2 di Android incorpora già moltissima della tecnologia più recente sviluppata a Mountain View, e come interfaccia l’azienda cinese dispone della propria EmotionUI che (ancora) ricorda un po’ come impostazione quella di Apple. La prima schermata di default è dominata da widget meteo, mini-player musicale, scorciatoia per i contatti e ricerca Google (tutto ovviamente eliminabile e/o personalizzabile), ma subito dietro compare il più classico “muro di icone” che mostra tutto quanto è installato sul terminale. Si può riorganizzare l’ordine e la disposizione delle icone, creare delle cartelle per riunire assieme classi di applicazioni, e questa resta una qualità unica del prodotto Huawei che di sicuro è d’aiuto a chi vuole familiarizzare con il proprio nuovo telefono. In più ci sono i temi da scaricare per personalizzare l’aspetto del terminale, e le modalità di funzionamento predefinite per adattare i parametri del volume e non solo ai diversi contesti sociali: all’aperto, in ufficio, alla guida e così via.

La gestione dell’area notifiche è invece piuttosto standard, anche se in più permette di scegliere quali scorciatoie visualizzare per disattivare la connessione WiFi, oppure impostare la modalità aereo, eliminare temporaneamente la sincronizzazione automatica delle app, attivare o disattivare il Bluetooth ecc. Il lavoro svolto da Huawei pare essere andato soprattutto nella direzione di rendere Android il più possibile intuitivo e semplice da usare , e il risultato pare premiare gli sforzi anche se la grafica non è esattamente all’ultimo grido (ma neppure si lascia andare a scelte di cattivo gusto). Diciamo che nel complesso il design non è all’altezza dell’hardware, ma non è neppure un prodotto cattivo: c’è spazio per migliorare, ma la direzione è giusta.

Fino a questo punto, quindi, solo note positive sul P6: la scocca è ben costruita e ben assemblata, lo schermo nonostante la risoluzione 720p è molto nitido e luminoso, le fotocamere sono di buon livello, il software reattivo e la skin ha un aspetto gradevole. L’unico appunto che si può fare a Huawei parlando del P6 sono i compromessi fatti in ordine alle prestazioni per riuscire a ottenere un telefono tanto sottile.

Se l’Ascend P6 avesse avuto la CPU del Nexus 5, dell’iPhone 5S o del Samsung Galaxy Note 3 (tutti prodotti lanciati parecchi mesi dopo), sarebbe senza ombra di dubbio uno dei migliori terminali in commercio, se non addirittura il punto di riferimento da battere. Il quad-core Huawei è un buon processore, molto efficiente e in grado di far durare la batteria che monta il telefono (non sostituibile) permettendo di arrivare fino a sera, ma non è la CPU più potente in circolazione : con i giochi più recenti stenta, soprattuto in quelli che includono complessi scenari di guida o simulazione aerea, anche se è in grado di gestire il resto delle attività quotidiane (navigare, scaricare la posta, ascoltare la musica, mandare messaggi ecc) senza particolari difficoltà.

Tra tutti i benchmark provati, e con le dovute cautele che l’analisi di questi numeri impone, ce n’è uno che salta all’occhio e dice parecchio della bontà del compromesso Huwaei: al test HTML5 della suite Vellamo l’Ascend P6 piazza un notevole 1504, di poco sotto concorrenti blasonati come il già citato Nexus 5 di Google . Si tratta della dimostrazione pratica di quanto il processore Huawei sia interessante sotto il profilo tecnico, capace di garantire una prestazione invidiabile con un consumo ridotto. Ovviamente c’è un prezzo da pagare, ed è tutto nella grafica: un punteggio di 2474 nell’Ice Storm Unlimited della suite 3DMark di Futuremark dice parecchio (parliamo di un valore pari a un quinto del Nexus 5), e sebbene non sia esemplificativo della vita reale visto che ci sono molti giochi che girano perfettamente sul telefono, permette di dare un preciso riferimento di quali siano i pregi e quali i limiti del P6.

Conclusioni
A quasi un anno di distanza dal lancio, il P6 della linea Ascend di Huawei resta uno dei cellulari più belli in commercio . Ha uno schermo con colori vividi e molto luminoso, è sottile e la sua linea è quasi impeccabile, i materiali utilizzati per la costruzione sono di prim’ordine e sul piano prestazionale non sfigura neppure rispetto alle nuove leve. Il prezzo su strada iniziale sfiorava i 400 euro, ma oggi si trova facilmente un P6 a poco più di 250 euro. Considerati i materiali e le finiture il prezzo appare adeguato, e il prodotto è anche presente nei listini di diversi operatori che lo offrono pesantemente sussidiato o a prezzo zero quando si sottoscrive un abbonamento.

Se non si è degli accaniti giocatori o dei fanatici dello schermo gigante dei phablet, l’Ascend P6 di Huawei è un buon terminale con caratteristiche superiori ma venduto a un prezzo da fascia media. Se si vuole di più sotto il profilo delle prestazioni si deve spendere la stessa cifra o addirittura di più, ma quasi mai l’offerta della concorrenza è in grado di mettere nel pacchetto anche le finiture che il telefono cinese può vantare . Sarà soprattutto interessante vedere se nei prossimi mesi Huawei deciderà di dare un successore a questo fortunato terminale: un’hardware aggiornato e gli stessi standard per finiture ed estetica, con lo stesso rapporto prezzo/prestazione, daranno senz’altro filo da torcere a tutti. E guai a pensare che made in China sia soltanto sinonimo di prodotti scadenti.

a cura di Luca Annunziata

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Pubblicato il
21 gen 2014
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