Claudio Tamburrino

YouTube, videoclip da rivedere

I video musicali online valgono tante visualizzazioni. Ma basta la pubblicità a remunerare artisti ed etichette?

Roma - YouTube è intervenuta sul dibattito relativo ai costi dello streaming musicale online spiegando quanto e come paga le etichette che decidono di mettere i propri contenuti a disposizione sul Tubo.

A parlare è stato il vice presidente Tom Pickett, che nel suo intervento alla manifestazione Midem di Cannes dedicata all'industria musicale ha detto che "nel corso degli ultimi svariati anni YouTube ha pagato più di un miliardo di dollari alle etichette discografiche". Secondo Pickett il modello YouTube finanziato dalle pubblicità visualizzate sui video sarebbe remunerativo per gli aventi diritto.

L'intervento di Pickett sembra rispondere alle lamentele più o meno dirette delle etichette discografiche, che anche al Midem hanno parlato di Google non solo come un'occasione, ma anche come una minaccia: un produttore indipendente come !K7 ha detto che "preferirebbe forse che Google non fosse nel mercato musicale", perché "quando si parla di YouTube si parla di dominio, e il dominio è connesso alla distruzione"; Colin Daniels dell'etichetta australiana Inertia ha invece detto che "quelli di Google non sono gente che fa musica, e questo mi spaventa".
Queste paure si associano ad un discorso sull'evolvere del mercato dei contenuti online: nel dibattito c'è la questione dell'accesso senza limiti permesso agli utenti YouTube ed il fatto che Google forse potrebbe pagare di più gli editori che devono poi retribuire gli artisti. A maggior ragione a guardare i recenti studi prodotti da VideoInk e Tubular Labs, secondo cui i video musicali rappresentano il 38,4 per cento delle visualizzazioni su YouTube.

Se Google dovrebbe, secondo gli aventi diritto, offrire più soldi, Twitter sta cercando di operare nel settore sfruttando i dati a sua disposizione: insieme a 300 Entertainment, dell'ex leader della sezione musicale di Warner, Lyor Cohen, svilupperà software per ricavare dalla mole di informazioni a sua disposizione suggerimenti e trend sfruttabili dal mercato discografico.

Claudio Tamburrino
Notizie collegate
  • AttualitàYouTube, il ritorno dei videoclipSi esaurisce il battibecco tra BigG e una collecting society di Sua Maestà. C'è un accordo fino al 2012: poi si vedrà
  • BusinessUSA, YouTube deve pagare gli artistiLa società statunitense di gestione dei diritti degli autori di musica ha chiesto 150 volte quanto il portalone si è proposto di offrire. L'accordo sembra ancora lontano, così come i criteri per fissare la cifra
  • BusinessGermania, YouTube accontenta gli autori?La società di raccolta dei diritti tedesca chiede più dati e più denari. Ma la proposta di accordo è insostenibile per YouTube, che sta rendendo progressivamente inaccessibili i video con cui gli autori si guadagnavano visibilità
1 Commenti alla Notizia YouTube, videoclip da rivedere
Ordina
  • al contrario dei brani musicali, che si vendono più o meno bene a 99 cent, i video musicali sono più un veicolo promozionale della canzone stessa, piuttosto che una possibilità di guadagno diretta! Dubito che infatti qualcuno comprerebbe i video musicali, anche se fossero in vendita ad un paio di dollari! Pertanto le case discografiche o si accontentano di quello che gli offre Youtube, oppure dovrebbero sviluppare un servizio analogo a Youtube, con tutti i costi che si possono immaginare, e nessuna garanzia di riuscire a guadagnare di più!