Luca Annunziata

HP rivede i conti di Autonomy

Comunicata una robusta revisione dei conti alle autorità britanniche. Il fatturato sarebbe stato la metà di quanto dichiarato, i guadagni ancora meno. Continua la battaglia di cifre con i vecchi manager dell'azienda acquisita nel 2011

Roma - Era il 2011 quando, tra i mugugni del consiglio d'amministrazione, HP comprava Autonomy per quasi 12 miliardi di dollari: un anno dopo l'azienda di Palo Alto avrebbe informato il pubblico e gli investitori che di quei soldi quasi 9 miliardi erano da calcolare come perdita, a causa di un sostanziale ridimensionamento delle finanze di Autonomy alla luce dei conteggi effettuati dopo l'acquisizione. Ora HP, che già è sotto esame negli USA per la faccenda, ha presentato un atto ufficiale con cui comunica anche al Regno Unito un ridimensionamento dei conti 2010 di Autonomy: una mossa necessaria dopo la revisione del bilancio, un problema che pare si estenda fino a 2011 inoltrato quando l'acquisizione venne completata.

Stando a quanto comunicato da HP, tra fatturazioni fittizie, rimborsi spese molto "disinvolti", accordi messi a bilancio prima di essere firmati e altri firmati con clienti che non avrebbero potuto saldare la cifra richiesta, ce ne è abbastanza per tagliare del 54 per cento il fatturato 2010 di Autonomy nel Regno Unito: i margini su queste entrate calano di oltre l'80 per cento, senza che ancora nessuno si sia assunto la responsabilità di questi incredibili errori di calcolo. Ci sarà senz'altro qualcuno che dovrà rispondere, anche se per ora HP prosegue la sua opera di revisione e i vecchi capi di Autonomy si trincerano dietro i "no comment" o le smentite di qualsiasi addebito. Curiosamente Ernst&Young, il consulente di HP incaricato di rivedere i bilanci, non ha controfirmato la nuova dichiarazione presentata da Palo Alto sui conti Autonomy.

Stando al portavoce di Mike Lynch, co-fondatore di Autonomy uscito dall'azienda dopo l'acquisizione, le differenze tra quanto rilevato da HP e quanto comunicato sarebbero unicamente da imputare a diversi regimi contabili e diversi metodi di calcolo: effettivamente una parte della differenza, si legge nel documento ufficiale, proviene proprio da queste discrepanze ma si tratta di una percentuale non significativa sul totale, argomento addotto dal portavoce di Lynch sminuire la questione. Il portavoce di HP smentisce a sua volta la ricostruzione di Lynch, ribadendo che quanto scoperto e comunicato alle autorità britanniche (nazione in cui Autonomy è stata fondata) sarebbe la conferma delle irregolarità denunciate già nel 2012 e su cui da allora si continua a investigare.
L'acquisizione di Autonomy da parte di HP sarebbe dovuta servire a rilanciare le speranze dell'azienda i Palo Alto nel campo dei big data: la specialità britannica era infatti quella di aiutare le aziende a macinare i dati presenti nella proprio intranet per consentire di semplificare la ricerca delle informazioni utili al business. La questione dei conti è ben lungi dall'essere chiarita, ma nel frattempo ha causato parecchi grattacapi finanziari ad HP, che si è vista costretta a ingoiare queste perdite miliardarie e al contempo trovare un modo per recuperare il terreno perduto. Come detto, non ci sono ancora colpevoli identificati per questa incredibile faccenda, un affare da miliardi di dollari che a quanto pare ha visto conti milionari falsificati passare inosservati nel corso della revisione degli stessi che senza dubbio avrà preceduto la conclusione dell'accordo.

Luca Annunziata
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