Luca Annunziata

La chiatta di Google deve salpare

L'ente che sovrintende le operazioni nella baia di San Francisco ha ordinato a Mountain View di spostare la sua creazione. Dovrà essere traslocata in un sito poco distante

Roma - Il progetto di Google per costruire uno show-room galleggiante non ha molta fortuna: dopo lo stop forzato delle operazioni a dicembre, ora è arrivato il richiamo ufficiale della San Francisco Bay Conservation and Development Commission, che con le sue indagini ha accertato che l'opera non aveva tutti i permessi in regola. Per questo la chiatta su cui si lavora andrà spostata in un cantiere poco distante, che gode di tutte le autorizzazioni necessarie, e a quel punto probabilmente potrà essere completata l'opera. Resta da capire se nel frattempo i piani di Big G per la chiatta siano rimasti invariati.

L'idea di sfruttare una chiatta per costruire una esposizione dei propri prodotti, a cominciare probabilmente da Google Glass, era legata sicuramente a un principio di riservatezza: costruire sull'acqua non richiedere permessi analoghi a quelli della terraferma, e quindi appare lecito pensare che a Mountain View sperassero di tenere segreta questa operazione fino a che non fossero pronti ad annunciarla in grande stile. Le cose non sono andate così, complice probabilmente la mole della costruzione, e l'inghippo burocratico ha causato l'inevitabile curiosità dei giornalisti e il conseguente chiarimento giunto da Mountain View per spiegare cosa ci facesse una Internet Company con una chiatta.

Stando a quanto dichiarato, Google in ogni caso non dovrebbe incorrere in multe o ulteriori richiami visto che la Treasure Island Development Authority aveva dato luce verde al progetto pur mancante di tutte le necessarie autorizzazioni. Sarà invece proprio questa autorità a rischiare una sanzione. Nulla si sa per ora sul destino del progetto gemello attraccato sull'altra costa degli Stati Uniti, in Maine, che non ha ricevuto la stessa mole di attenzioni forse perché così distante dalla Silicon Valley. In principio si riteneva che la chiatta dovesse servire ad ospitare un datacenter galleggiante, ipotesi poi smentita dalla stessa Google. (L.A.)
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