Gabriele Niola

WebTheatre/ 15 secondi per le webserie

di G. Niola - Instagram e i primi esperimenti di narrazione seriale: la messa in scena Ŕ necessariamente povera, con l'obbligo di montaggio "in macchina"

Roma - Forse 15 secondi a puntata sono davvero troppo pochi (il precedente record apparteneva a 31, in cui ovviamente ogni episodio durava 31 secondi), forse invece è solo un altro modo di fare narrativa. Da quando Instagram ha introdotto la possibilità di condividere anche video oltre alle foto e consentendo il doppio del tempo di ripresa rispetto a Vine (a fronte della medesima modalità di montaggio), qualcuno ha pensato che poteva essere un mezzo attraverso il quale raccontare storie. Ovviamente è scomodissimo (non si può linkare né il singolo video, né la singola serie), tuttavia quel che è successo dice molto sulla maniera in cui sta cambiando il racconto audiovisivo.

Tra i molti esperimenti due sembrano i più significativi. Il primo è quello rintracciabile all'account joetgold (sono i primissimi video postati), una serie di pochi episodi girata per la partecipazione ad un concorso del video via Instagram (Instafilm), che poi ha vinto.
╚ una specie di sit-com tra anziani chiamata Senior Lovin.
Le gag non sono granché, la recitazione nemmeno, ma la cosa peggiore è nettamente il montaggio, poiché Instagram non consente un ritocco dopo le riprese, tutto va fatto sul momento e i risultati si vedono.
Sembra che quel che Senior Lovin sbagli sia il fatto di voler usare Instagram come fosse YouTube, di fare quel che si fa solitamente invece di inventare qualcosa di più appropriato.

steady & shakes

E qualcosa di più appropriato è invece quello che ha fatto David Koechner, attore di Hollywood noto per ruoli comici: ha voluto sperimentare con l'amico Harland Williams una brevissima serie poliziesco-comica, praticamente l'unione di diverse gag con una blanda trama.
Koechner ha però compreso che Instagram ha delle caratteristiche e va sfruttato per quelle. Nonostante provenga da un contesto più professionale della media, il suo Steady & Shakes (registrato a luglio) è fatto appositamente male. La scelta di avere scene forzatamente dilettantesche si sposa molto bene con i problemi di montaggio di Instagram e alla fine risulta decisamente più fluida nel suo stile amatoriale di Senior Lovin.
Non siamo evidentemente lontani dal principio espresso da Michel Gondry in Be Kind Rewind?/a>, quello per il quale "i film migliori sono quelli che facciamo per noi stessi".
Promotore di un'estetica in cui il trucco è sempre molto evidente e l'artificio si deve distinguere, Gondry è il re della messa in scena povera (anche quando ha budget grandi), cosa che lo rende santo protettore delle produzioni online. Non sembra quindi un caso che Steady & Shakes somigli a quel tipo di cinema (pur non volendone avere la forza) e forse, sebbene esasperato nella povertà di mezzi e nella brevità, è una piccola metafora di quello che cerca di fare tutto il video online.

Gabriele Niola
Il blog di G.N.

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