Luca Annunziata

Batterie pių sicure

La ricerca propone un'innovazione per i classici accumulatori al litio dei dispositivi elettronici. Sostituendo un componente si potrebbero ridurre al minimo i rischi di incendio

Roma - Una scoperta casuale, come spesso accade, ma che potrebbe avere una rilevanza notevole nel mercato immenso dell'elettronica di consumo. I ricercatori della Università del Nord Carolina/Chapel Hill hanno individuato un materiale alternativo per sostituire l'elettrolita presente negli accumulatori al litio che si trovano in moltissimi laptop, smartphone e tante altre categorie di dispositivi elettronici in commercio: eliminando l'elettrolita si abbatterebbe drasticamente il rischio di incendi, rendendo la tecnologia in questione molto più sicura.

Joseph DeSimone, uno dei ricercatori UNC, stava lavorando all'utilizzo del perfluoropolietere (PFPE, già largamente utilizzato per la lubrificazione meccanica) per abbattere la produzione di vegetazione sul fondo delle navi, quando si è accorto della notevole somiglianza a livello molecolare del polimero impiegato nelle batterie con quello da lui studiato. Approfondendo il discorso assieme ai suoi colleghi, hanno notato come i sali di litio si combinassero senza problemi con il polimero da loro studiato, e hanno potuto dimostrare come la reazione chimica che consente l'accumulo e il rilascio di energia non sarebbe stato condizionato da un cambio di materiali: con il vantaggio di diminuire il rischio di incendio in caso di impatti e deformazioni fino quasi a renderlo nullo.

L'elettrolita ha un ruolo chiave nel funzionamento delle batterie a litio, poiché il suo compito è quello di favorire il movimento degli ioni di litio dall'anodo al catodo. Fino a oggi è stato impiegato un solvente organico per svolgere questo compito, ma i fatti di cronaca anche recenti evidenziano i rischi in caso di urti o difetti che possono sfociare in piccoli e grandi surriscaldamenti tanto più pericolosi visto che gli smartphone si tengono spesso nelle tasche degli abiti. Il perfluoropolietere ha dimostrato invece un'ottima stabilità nei test svolti fino a 200C di temperatura, quindi dovrebbe garantire ampi margini sicurezza nell'utilizzo sul mercato consumer.
Č presto per dire che telefoni esplosivi e laptop incendiari siano un ricordo del passato: il PFPE non è ancora pronto per l'utilizzo su larga scala, soffrendo di qualche differenza che lo rende meno efficace sul piano elettrico rispetto agli elettroliti attuali, ma nulla che non possa essere sistemato proseguendo nel lavoro di ricerca. La capacità complessiva per ora pare inferiore, ma la compatibilità con l'attuale tecnologia costruttiva pare garantita: la nascita di una nuova generazione di batterie al litio non infiammabili dovrebbe essere decisamente a portata di mano.

Luca Annunziata