Domini.it, la Passigli Revolution

Con in mente il cybersquatting, Passigli sembra sbagliare mira ma intende comunque avanzare le sue proposte "shock" al Consiglio dei ministri che si riunisce oggi

Domini.it, la Passigli RevolutionRoma - Auspicata da molti potrebbe arrivare oggi una prima bozza di regolamentazione del sistema dei domini .it. Il Consiglio dei Ministri infatti si riunisce ed ha al primo punto dell'ordine del giorno "la proposta Passigli".

Il sottosegretario all'Innovazione ha già fatto capire che aria tira in alcune dichiarazioni rilasciate alla stampa. Ha detto che la sua bozza non vuole "introdurre vincoli ma rimuovere ostacoli" e che è fondata sui "principi della legge adottata lo scorso novembre negli USA per impedire che qualcuno possa bloccare l'autostrada elettronica". Passigli propone di considerare un reato la compravendita di domini perché, dice, chi acquista un dominio deve avere "il titolo per farlo" e "non lo deve fare solo per rivenderlo". Non devono crearsi "rendite di posizione".

In realtà la legge americana sul cybersquatting non impedisce la compravendita di domini, ma colpisce la speculazione e il ricatto. Cioè non è possibile acquistare un dominio corrispondente, per esempio, ad un marchio e cercare poi di rivenderlo al possessore del marchio stesso. Non è, invece, vietato in sé il commercio dei domini. Ma forse, dicono i maligni, Passigli ha preso un abbaglio.
"Negli ultimi tempi, ha detto il nostro, gli abusi nel campo dei domini sono aumentati tantissimo e non solo in Italia. Da qui l'urgenza di intervenire per rendere la rete più libera e disponibile per chi ha titolo di starci". La definizione dei parametri che stabiliranno chi ha diritto a cosa, Passigli la vuole affidare alle attuali autorità di registrazione dei domini. "Il momento in cui si deve intervenire è questo, ha affermato Passigli, fra un anno ci sarà una situazione tale da rendere difficile la sanatoria di abusi".

E se il richiamo alla massiccia operazione di registrazione effettuata da Nichi Grauso in questi mesi è evidente, è altrettanto palese la "debolezza" dell'impostazione della proposta Passigli.

Non sarà facile, infatti, individuare chi ha titolo ad acquistare cosa e ancora meno facile convincere il mercato a tagliarsi una gamba, ovvero a rinunciare al commercio dei nomi di dominio. Non solo, la strada è in salita perché importanti competenze, come quella delle definizione dei diritti alla registrazione, sarebbero delegate nel disegno di Passigli al NIC italiano, che in questi mesi come noto, e ampiamente riportato su queste pagine, è stato letteralmente travolto da una liberalizzazione zoppa che ha voluto ma non ha saputo gestire. Incrociamo l'incrociabile...
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