Claudio Tamburrino

Mobile, la tassa di concessione torna in Cassazione

La Suprema Corte torna ad occuparsi della discussa tassa sugli abbonamenti mobile: per il Procuratore generale è dovuta, il quadro normativo è coerente. Presto un nuovo parere della Cassazione

Roma - La tassa per la concessione governativa sugli abbonamenti dei telefonini è al centro del ricorso presentato da alcuni Comuni del Veneto e dell'Emilia Romagna che ne contestavano la legittimità e su di esso, a breve, si esprimerà la Corte di Cassazione.

Contro la tassa, che genera ogni anno per le casse dello Stato circa 800 milioni, oltre ai Comuni si erano già scagliati alcuni operatori del settore nonché varie associazioni a tutela dei consumatori che hanno anche adito le vie legali per chiedere il rimborso dell'obolo sugli abbonamenti della telefonia.

Tuttavia le istituzioni non hanno mostrato alcuna intenzione di fare marcia indietro e a favore della tassa si è già espressa l'Agenzia delle Entrate, nonché la stessa Corte di Cassazione: la prima ha ribadito - in seguito all'entrata in vigore del Codice delle comunicazioni elettroniche - la necessità di pagare il tributo "per l'impiego di apparecchiature terminali per il servizio radiomobile pubblico terrestre di comunicazione"; la seconda, invece, con la sentenza 8825 aveva stabilito che l'assenza di un contratto di licenza non determinasse la decadenza della necessità di pagare tale tassa, ma che questa fosse indissolubilmente legata al tipo di prestazione e non alla presenza o meno di un contratto di licenza.
Ora, in seguito al ricorso depositato da alcuni Comuni del Veneto e dell'Emilia Romagna, la suprema Corte è chiamata ad esprimersi nuovamente sul balzello ed una sua nuova sentenza è attesa in poche settimane: la Cassazione, con l'ordinanza 12056/2013, ha ritenuto di rimettere la questione all'esame delle sezioni unite, anche per l'elevato numero delle cause e dei ricorsi ancora pendenti in Cassazione.

Per il momento si è espresso Amerigo Penta, avvocato dell'Anci, l'associazione dei Comuni: "Il legislatore cerca di estendere la disciplina del telefonino a quella prevista per gli impianti radioelettrici, ma la norma interpretativa non basta. Per raggiungere questo scopo, il legislatore avrebbe dovuto abrogare l'attuale corpo normativo che prevede per i cellulari solo l'apposizione della certificazione di conformità CE da parte del produttore, introducendo una differente disciplina normativa che (ri)disponga un'attività amministrativa di controllo da parte dello Stato".

A rispondergli davanti alla Suprema Corte, il procuratore generale: il tributo sarebbe legittimo anche alla luce della legge sul rientro dei capitali. Il DL entrato in vigore a fine gennaio - spiega - equipara le apparecchiature terminali per i servizi radiomobili terrestri di comunicazione alle stazioni radioelettriche, offrendo così un'interpretazione positiva sulla legittimità della tassa.

Per quanto analizzata come una questione squisitamente legalese, quello della tassa di concessione è una questione pratica, di scottante attualità: un balzello da 5,16 euro al mese sugli abbonamenti delle persone fisiche e 12,91 euro su quelli delle imprese. Numeri che - se si volesse affrontare seriamente la questione del digital divide, che vede l'Italia relegata in fondo a tutte le classifiche - dovrebbero forse essere presi in considerazione dalle eventuali riforme.

Claudio Tamburrino
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10 Commenti alla Notizia Mobile, la tassa di concessione torna in Cassazione
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  • interpreta, giudica, sanziona e applica.

    Caratteristiche tipiche dei giudizi sommari degni delle dittature.
    non+autenticato
  • Ma perche' allora le ricaricabili sono esenti ? Sorride Con 110 Milioni di sim a 5€ al mese .....
    non+autenticato
  • Non si possono far pagare le sim ... ma solo i terminali
    le ricaricabili non sono automaticamente associate ad un telefono ...
    sono intese come schede telefoniche , gli abbonamenti in teoria invece sono associati ad un telefono .
    non+autenticato
  • - Scritto da: Lorenzo
    > le ricaricabili non sono automaticamente
    > associate ad un telefono ...
    > sono intese come schede telefoniche, gli
    > abbonamenti in teoria invece sono associati ad un
    > telefono.

    In base a QUALE teoria, scusa? In NESSUN caso esiste un'associazione univoca tra SIM e apparato telefonico, ricaricabile o con abbonamento.

    Il fatto che spesso ad un abbonamento sia associato un apparato telefonico in comodato non obbliga in alcun modo all'uso esclusivo della SIM fornita con quello specifico apparato.

    Il fatto che l'apparato possa essere bloccato per essere utilizzato solo con SIM dello specifico operatore è una pratica sgradevole, fastidiosa e protezionistica MA non impedisce IN ALCUN MODO di usare la SIM su qualsiasi altro apparato - ne' dal punto di vista tecnico ne' da quello contrattuale.

    SIM ricaricabili e abbonamento sono assolutamente equivalenti sotto ogni punto di vista. Salvo che per quest'invenzione della concessione per apparati radiomobili, che non hanno nulla a che fare con la SIM, a rigor di termini.
  • E' teoricamente valido considerare che se paghi un tot al mese
    per l'abbonamento userai la sim in un telefono piu' o meno costantemente ,
    in ogni caso la concessione sarebbe giustamente sul telefono e non sulla sim , attenzione che non difendo la tassa , a mio giudizio l'etere dovrebbe essere a disposizione di tutti senza vincoli o balzelli , tranne per le frequenze di pubblica utilita' da lasciare libere per scopi appunto di pubblica utilita'
    non+autenticato
  • Quindi praticamente secondo l'AE e secondo il D.L. citato nessuno puo' usare legalmente il telefonino perche' non in possesso della patente di radioamatore ( in quanto utilizzatore privato ) e/o autorizzazione in deroga ...
    di contro a tutti i radioamatori dovrebbe essere rimborsata la tassa perche' gia' la pagano !
    non+autenticato
  • Dimenticavo ... la tassa sulle stazioni radioelettriche e' di 5,00 € ... per ogni ANNO !
    non+autenticato
  • eheh.. e' incredibile quanto impegno ci mettano per trovare formule giustificative pro o contro un balzello... quanti faldoni e capriole linguistiche impegnati (per nulla).
    Il balzello c'e' perche' il governo (e/o il parlamento) vuole dei soldi, e legifera per riscuoterli (per pubbliche finalita', o, nel caso dell'iniquo compenso -per es- per foraggiare le Major & amici). fine.
    Non ha ne piu' ne meno senso dei balzelli su tabacchi, bollo auto, marche da bollo apposte su documenti presentati agli uffici pubblici, ecc, ecc.
    non+autenticato
  • Tanto oggi quando gira male c'è la formula magica "ma lo vuole l'europa" ...
    non+autenticato
  • Se esistesse una giustizia con la G maiuscola non esisterebbe nessuna di queste tasse, dato che il suddito viene già tassato alla fonte, nel momento in cui guadagna i soldi.

    Questa tassa di concessione fa poi adirare i sudditi più delle altre, in quanto concede non un bene, ma un comportamento, il trasmettere. Come se concedesse il parlare, ma non per fini organizzativi del tipo "parlate uno alla volta", ma speculativi, se vuoi parlare paga.
    ruppolo
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