Claudio Tamburrino

Google guida la lobby per i Glass al volante

Mountain View corteggia le autoritÓ americane che hanno contestato agli explorer l'utilizzo dei suoi occhiali intelligenti alla guida: una regolamentazione ora sarebbe prematura

Roma - Dopo aver invitato gli utenti ad usare con parsimonia ed educazione i suoi Glass, Google ha deciso di guidare la battaglia per la loro accettazione da parte delle autorità e - dunque - della società.

Mountain View ha deciso di fare pressione sulle autorità statunitensi, inizialmente nel Delaware, nell'Illinois e nel Missouri, affinché non venga proibito ai guidatori l'utilizzo dei Google Glass: d'altra parte, una delle killer app del nuovo dispositivo sembra al momento essere proprio quella del navigatore che sa mettere davanti agli occhi del guidatore le indicazioni da seguire, sovrapposte alla strada. Anche le compagnie automobilistiche si sono dimostrate infatti interessate al nuovo dispositivo, tanto che Hyundai e Chevrolet hanno già approntato una propria app.

Le autorità si sono però dimostrate ancora una volta poco inclini alle novità finendo per scontrarsi con le ragioni degli explorer dei Google Glass: una conducente è stata fermata e multata a Boston perché trovata alla guida con gli occhiali intelligenti, ritenuti dal poliziotto che l'aveva fermata "uno schermo video" diverso da un navigatore GPS e dunque proibito dalla legge della California. Anche se in quell'occasione il giudice ha annullato la multa elevata nei confronti del conducente, non è tuttavia arrivato a riconoscere la legalità del nuovo device.
Corteggiando le autorità, Google sostiene che i dispositivi sono al momento così poco diffusi (10mila esemplari in tutto, venduti a circa millecinquecento dollari) che una legge che li regolarizzi sarebbe prematura e dannosa nei confronti di un settore in fase di sviluppo.

In ogni caso, quelli sofferti alla guida non sono gli unici problemi per gli explorer di Google Glass: da ultimo, una donna di San Francisco ha testimoniato di essere stata prima schernita, quasi sulla scia di quanto previsto dal cyborg Steve Mann, poi accusata di riprendere con gli occhiali intelligenti le altre persone nel bar senza il loro permesso, infine derubata (sia degli occhiali, che di borsa e portafoglio).

Claudio Tamburrino
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