Gabriele Niola

WebTheatre/ Premiare le webserie fuori dal Web

di G. Niola - Anche il Solinas si interessa di video per la Rete. Ma i progetti selezionati sembrano radicati nella tradizione dei vecchi media

Roma - ╚ difficile dire se sia più inutile o più doveroso che la parte più istituzionale, gerontocratica e distante dalla novità si interessi alle suddette novità. Da una parte è abbastanza fastidioso il contrario (cioè che il mondo dello spettacolo, della politica e della produzione ortodossa trascuri fenomeni importanti come la produzione per la rete), dall'altra è talmente goffo il loro muoversi, talmente estraneo a quelle dinamiche che rendono i nuovi prodotti realmente nuovi, che sembra difficile che qualsiasi iniziativa vecchio stampo possa andare da qualche parte.
La riflessione è stimolata dall'annuncio dei vincitori del concorso/laboratorio "La bottega delle webseries" indetto dal premio Solinas, una delle realtà storiche della sceneggiatura in Italia, ma alimentata da esperimenti precedenti come i Web Movies Rai, 10 "film per la rete" di cui soltanto uno si è rivelato degno di nota, La Santa di Cosimo Alemà, ottimo film che tuttavia non ha niente a che vedere con internet.

Il Solinas è un concorso annuale per sceneggiature, propedeutico alla realizzazione di lungometraggi, così importante che spesso il vincitore riesce a diventare film e in diversi casi è stata la porta d'ingresso di cineasti o autori importanti (tra i molti lo hanno vinto Daniele Cesarano, autore di Romanzo Criminale, e Paolo Sorrentino addirittura due volte, perché la prima sceneggiatura vincitrice non riuscì a diventare film).
Dunque che un'istituzione così radicata nel sistema produttivo italiano si interessi alle webserie pare cosa buona e giusta, tuttavia non si può fare a meno di notare come siano totalmente assenti coloro i quali le webserie le realizzano già.

Ovviamente non è possibile né sarebbe giusto giudicare i progetti vincitori, che al momento sono solo sceneggiature e che non c'è ragione di ritenere aprioristicamente di scarso valore, tuttavia non può non saltare agli occhi l'assenza dalla competizione di quel mondo che ad oggi è la realtà più vitale ed esaltante della rete.
Con 2mila euro in palio per sviluppare i 3 progetti selezionati e poi 35mila euro per finanziare quello che si rivelerà migliore, il concorso dovrebbe fare gola a molti tra quelli che con fatica autofinanziano progetti embrionali, girano con poco, cercano costantemente denaro o produttori. Invece niente.
Chi conosce l'ambiente della produzione video per la rete ha già notato come i pochi che stanno trovando un certo successo (che è sempre numerico ma praticamente mai economico) nutrano una forma di disaffezione e quindi distanza dalle istituzioni che non si riscontra negli omologhi di cinema e tv. Se i vecchi media audiovisivi spesso e volentieri trovano finanziamenti statali, lottano per conquistare riconoscimenti politici, baccagliano per non essere trascurati dalle istituzioni e fondano costantemente nuove associazioni, enti, fondi ecc., la loro controparte online sembra refrattaria a simili atteggiamenti, anzi, per antitesi nutre un disinteresse nei confronti di quello che qualcun altro decide, un'opposizione che fa il paio con la pressoché totale assenza di produzioni a sfondo politico o anche solo sociale.

Allora non pare un caso nemmeno che, per stessa ammissione del Solinas, tutti e tre i progetti vincitori emersi in questa prima fase riguardino il precariato, cioè che abbiano un occhio attento al contesto come più tipico del cinema (e di certa televisione) che delle webserie.
Dove finirà la webserie vincitrice, come sarà, quanto somiglierà a quel che vediamo oggi in rete, quanto a quel che vediamo invece da altre parti o quanto ancora saprà stupire è da vedere ma tra tutte l'ipotesi retroguardista continua a rimanere la più probabile.

Gabriele Niola
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