Claudio Tamburrino

Web Tax, destino ancora in dubbio

Il nuovo Presidente del Consiglio ha bocciato la normativa. Ma la delega fiscale approvata dalla Camera lascia aperta una nuova possibilitÓ

Roma - Il Governo Renzi ha messo la parola fine alla discussa norma conosciuta con il nome Web Tax, che intende costringere gli operatori che offrono servizi di advertising online in Italia a pagare le tasse attraverso lo strumento della partita IVA italiana. Ma la delega fiscale approvata alla Camera lascia aperta una finestra per il rientro della disposizione fortemente voluta dall'esponente del PD Francesco Boccia.

Per quanto la Web Tax punti ad affrontare un problema effettivo all'interno dell'Unione Europea, quello delle possibilità fiscali sfruttabili dalle aziende multinazionali per ottenere la tassazione più conveniente, proprio Bruxelles ha sollevato diversi dubbi in quanto potrebbe essere contraria alle disposizioni comunitarie in materia di libera circolazione dei lavoratori.

Anche per questo l'entrata in vigore della norma, che ha diversi oppositori che hanno già adito le vie legali, era stata in un primo momento rinviata dal Governo Letta con un intervento legislativo in extremis legato al decreto SalvaRoma, che serviva (con urgenza) a mettere ordine temporaneamente ai conti della Capitale.
Il decadimento del decreto, però, dopo l'avvicendamento che ha portato Matteo Renzi alla guida di un nuovo esecutivo, avrebbe innescato l'immediata entrata in vigore della norma, se non fosse stato per le modifiche apportate nella nuova versione del decreto, annunciata con soddisfazione da parte del Premier Renzi.




Nel frattempo il principale sostenitore della norma, l'esponente del PD Francesco Boccia, è entrato in polemica su Twitter proprio con Renzi, a cui ha chiesto se sia stato bloccato l'intero provvedimento o solo la parte relativa all'obbligo di partita IVA.

In ogni caso, ancora non sarebbe detta l'ultima parola: la Web Tax è contenuta nella delega fiscale approvata dalla Camera giovedì scorso, delega che potrebbe permettere al governo di emanare un decreto legislativo con detta norma.

In ogni caso, il nuovo Presidente della commissione Finanze della Camera, Daniele Capezzone ha spiegato che la questione è solo una "tempesta in un bicchier d'acqua": la versione finale della norma prevede la "necessità di tenere conto di raccomandazioni internazionali ed eventuali decisione dell'UE".

Claudio Tamburrino
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