Google in bilico sulle parole chiave

Dopo la sentenza francese piovono richieste sul motore di ricerca che ora va in tribunale per chiedere se le inserzioni che lo rendono ricco sono pubblicità illegali

Roma - La questione della legittimità delle inserzioni su Google è decisamente seria e lo dimostra il fatto che ne giorni scorsi Google si è formalmente rivolta ad un tribunale di San Jose, nella Silicon Valley, per sapere se il suo servizio AdWords è legale o meno.

Google lo ha dovuto fare per reagire ad una querelle legale avviata dalla società American Blind & Wallpaper Factory, secondo cui non è lecito che gli inserzionisti di AdWords paghino Google per far apparire le proprie inserzioni pubblicitarie sulle sue pagine quando gli utenti che visitano il motore digitano uno dei termini protetti da trademark che appartengono alla società americana.

Non sembri cosa da poco: quello che l'azienda chiede a Google è di impedire che appaiano inserzioni di proprie rivali o comunque non da lei autorizzate quando gli utenti cercano termini come "american blind" o "american wallpaper". Se questo concetto passasse in tribunale, una delle più importanti fonti di reddito di Google e dei suoi partner verrebbe ampiamente messo a rischio, perché consentirebbe a chiunque possegga un trademark di inibirne l'uso per AdWords o di denunciare Google per il suo utilizzo. Basta pensare che la società Mark Nutritionals ha già chiesto a Google e ad altri motori di ricerca, per motivi analoghi, 440 milioni di dollari in danni.
"Google - si legge nella memoria presentata dalla stessa - chiede a questo tribunale di dichiarare legittimo il suo servizio che consente la vendita di pubblicità basate sulle parole chiave".

Negli USA la legislazione in materia è molto paludosa e a questo, spiega Google, serve il ricorso dell'azienda al tribunale: occorre chiarire come stanno le cose. In Francia, come si ricorderà, Google ha già perso una causa, avendo dovuto cedere alle richieste della Louis Vuitton che ha ottenuto un risarcimento danni e ha imposto a Google di non consentire l'uso nelle pubblicità dei propri inserzionisti di trademark Vuitton.

Fino ad oggi Google nella sua policy si limita ad affermare che i termini utilizzati nelle pubblicità sono esclusiva responsabilità dei singoli inserzionisti. Il motore si limita a dichiararsi disponibile, nei casi più eclatanti, ad investigare ed eventualmente sospendere alcune delle inserzioni stesse su richiesta di detentori di trademark. Una policy che, però, ora deve superare l'esame del tribunale.
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