Gabriele Niola

WebTheatre/ L'adattamento per il web

di G. Niola - Confezionare webserie tratte da opere letterarie è un'operazione che può funzionare bene. Ammesso che lo si faccia con sufficiente professionalità e creatività

Roma - Quel che è più interessante in Whitlock non è, una volta tanto, com'è fatto, quanto appassiona, che successo ha o da chi è realizzato, quanto la maniera nella quale si inserisce perfettamente in quel che sta accadendo al mondo della produzione audiovisiva per la rete. Whitlock non è nemmeno una webserie propriamente detta, ma una sorta di adattamento seriale di uno dei romanzi di Conan Doyle centrato su Sherlock Holmes, in particolare a Uno studio in rosso, qui ribattezzato "A study in starlet". Ogni episodio della durata di circa 5 minuti porta avanti il racconto con un minimo di struttura autoconclusiva (ma proprio un minimo) e tutto ha l'aria dell'improvvisato (che, si badi bene, non ha niente a che vedere con il basso budget e più con la bassa creatività).
Che un team con scarsa voglia di creare qualcosa di nuovo e scarsa fantasia si sia rivolto a Sherlock Holmes è però interessante.


Gli innovatori sono quelli che per caratteristiche straordinarie riescono a creare nuovi percorsi, hanno idee che aprono nuove prospettive e manipolano così tanto le proprie ispirazioni da riuscire ad arrivare prima degli altri in terreni diversi.
Gli "altri" in questione invece sono coloro che seguono, che possono anche realizzare prodotti bellissimi, ma lo faranno nel solco inciso dai primi. E questo è quello che fa Whitlock, che con la sua sola esistenza punta il dito verso quel solco. Quello che prima nessuno faceva sta infatti lentamente diventando una realtà, cioè "adattare". Per moltissimo tempo l'ispirazione ad un testo o un'opera provenienti da altri media non era contemplato e le webserie più banali copiavano le altre webserie di successo. Ora invece cominciano a usare come fonte libri o film.

È stato ovviamente il grandissimo successo di Lizzie Benneth Diaries (che, nonostante adattasse Jane Austen, tutto era tranne che una webserie con poche idee) a fomentare il trend e convincere che la trasposizione in rete sia una pratica di scrittura e messa in scena dotata non solo di grandissima dignità ma anche con grosse potenzialità di successo.
Da quel momento in poi è come se fosse caduto un velo e si fosse dato il via libera all'adattamento in rete come si fa altrove. Ma c'è un'altra caratteristica che da tempo è propria del video in rete a convergere in Whitlock, che è il suo rapporto di sudditanza psicologica (se non proprio di vampirizzazione) della tv e del cinema.
Online si tende infatti a replicare ciò che è di provato successo altrove. Se all'inizio tutti imitavano Lost, poi sono tutti passati a raccontare storie di supereroi (Joss Whedon addirittura lo fece) e ancora in seguito ad imitare The Walking Dead e via dicendo, sfruttando i temi che sono più cercati, commentati e discussi per attirare facili click. La pratica non ha nulla a che vedere con la qualità, può essere fatta con classe o con banalità, di certo Whitlock si muove nelle scarpe di Sherlock, la serie BBC per la maniera in cui adatta i racconti originali, per la maniera in cui imbastisce i rapporti tra personaggi e per la figura del detective principale.

A dover differenziare Whitlock dovrebbe essere il ribaltamento sessuale (altra caratteristica che viene da Sherlock). Nella webserie ci sono quasi solo donne, ogni personaggio che in Conan Doyle è interpretato da un uomo qui è interpretato da una donna, eppure questa differenza non si trasforma mai da in un'arguzia di scrittura e rimane solo una pratica futile, una patina che segna una differenza solo in superficie in una webserie che invece non inventa nulla ma fa tutto quel che vede fare intorno a sé.

WHITLOCK - A STUDY IN STARLET: EPISODE 1


WHITLOCK - A STUDY IN STARLET: EPISODE 2


Gabriele Niola
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