C'è Coca Cola nella musica online

Sulla vendita internet di musica arrivano le bollicine più caramellate e famose del mondo, nella certezza che anche per le bibite gassate la musica protetta rappresenti un business

Roma - Qualcuno lo aveva previsto e molti altri si erano chiesti il motivo del silenzio della più ricca multinazionale del mondo. Ora ogni dubbio si dissolve perché la The Coca Cola Company ha finalmente reso ufficiale il proprio interesse per la vendita online di musica, nuova frontiera per business di ogni settore.

Va detto che il salto dal mondo delle zuccherose bollicine a quello meno zuccheroso della vendita di file digitali protetti che contengono musica era già stato compiuto nei mesi scorsi da un'altra grande del settore: Pepsi. Con una mossa di marketing che ha sollevato attenzione l'azienda ha annunciato la messa in commercio negli USA, a partire dal prossimo febbraio, di 300 milioni di bottiglie con un tappo giallo che consentirà all'acquirente, in un caso su tre, di scaricare legalmente un file musicale gratuito dal servizio iTunes di Apple.

L'annuncio della Coca Cola è scarno e si compone di poche righe nel sito ufficiale MyCokeMusic, nel quale si legge che il servizio sarà disponibile per i soli utenti internet britannici a partire dal prossimo gennaio. Disporrà di un catalogo di 250mila brani di 8.500 artisti che saranno venduti a 99 penny l'uno.
Di tutto interesse l'operazione, non solo perché frutto di un ennesimo accordo stretto dalla OD2 - società concessionaria di diritti sulla musica e di piattaforme proprietarie per la distribuzione legale, cioè per la diffusione di musica protetta dalla copia selvaggia - ma anche perché a partire dall'anno prossimo sono molti i soggetti, persino catene di distribuzione alimentari e grossisti internazionali, che hanno annunciato l'avvio di servizi analoghi. Il tutto a fronte di una redditività che è tutta da dimostrare e che Apple, per esempio, lega esplicitamente non certo alla vendita di brani musicali quanto alla contestuale promozione e dunque commercializzazione del suo player iPod.

Anche per questioni di redditività, infine, uno dei grandi player delle transazioni web, PayPal, ha ieri fatto sapere di voler ridurre le commissioni nei pagamenti previste per i business che vendono e venderanno musica via internet.