Gaia Bottà

La Turchia estirpa Twitter dalla Rete

Con il risultato, però, di scatenare raffiche di cinguettii che gridano alla censura. L'Europa non usa mezze parole: si tratta di un vile e inutile atto di censura

La Turchia estirpa Twitter dalla ReteRoma - "Estirperemo Twitter e tutto il resto - dichiarava Recep Tayyip Erdogan, Primo Ministro turco e detentore di un account Twitter, in occasione di un comizio preelettorale nella città di Bursa - Non mi importa di quel che dirà la comunità internazionale: vedranno che potere ha la Repubblica della Turchia". Poche ore dopo, il servizio di microblogging non era disponibile per i cittadini della Rete turchi.

Il clima nella Rete turca è da tempo surriscaldato: complici le elezioni ormai prossime, e la comparsa online di certe intercettazioni compromettenti, sgradite al Primo Ministro, la morsa sui servizi online si sta progressivamente stringendo con l'avvento di una disposizione che conferisce al governo poteri censori. Twitter, in questo caso, pur avendo chiuso il becco a numerosi account che conducevano una propaganda sleale e sistematica, non avrebbe collaborato alla rimozione di certi link e certi contenuti giudicati menzogneri e illegali, che testimonierebbero la corruzione che pervade gli attuali vertici del potere: l'unico rimedio per riportare l'ordine, si spiega in un comunicato ufficiale, è stato quello di bloccare l'accesso al sito.

È così che BTK, l'autorità che vigila sulle tecnologie delle comunicazioni, ha diramato ai fornitori di connettività l'ordine di inibizione: Twitter è diventato irraggiungibile per i netizen turchi.



Ma sono proprio i cittadini della Rete turchi a testimoniare l'atteggiamento censorio delle autorità, anche attraverso Twitter stesso: le soluzioni per accedere alla piattaforma di microblogging sono numerose e vengono incessantemente condivise, affinché tutta la società civile del paese vi possa ricorrere. Twitter, in primo luogo, ha ricordato che è possibile cinguettare a mezzo SMS, mentre i cittadini della Rete snocciolano rimedi come il cambio dei DNS e l'uso di VPN per aggirare i blocchi imposti dalle autorità.




Il risultato dell'inibizione? Una media di 17mila tweet al minuto provenienti dalla Turchia, molti dei quali classificati con hashtag che denunciano l'operato delle autorità, che ritraggono Erdogan come un dittatore e che offrono una testimonianza della situazione turca a coloro che, secondo il Primo Ministro Erdogan, si sarebbero dovuti limitare ad assistere al dispiegarsi del potere di Ankara. Se l'opposizione turca ha già annunciato una mobilitazione per far rimuovere il blocco, la comunità internazionale non sembra voler restare a guardare: l'Europa ha espresso preoccupazione, con il vicepresidente della Commissione Europea Neelie Kroes che in un tweet ha definito il blocco un "immotivato, inutile, vile" atto di censura.




Gaia Bottà
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