Gaia Bottà

Waze deve tornare alla community?

Il servizio di mappe acquisito da Google è nato come una costola di un progetto FOSS. Ora, un membro della community originaria chiede la propria parte e vuole che il progetto sia restituito. Ma Waze non è più quello di una volta

Roma - Waze, l'applicazione dedicata alle mappe che Google ha acquisito nel 2013 per un miliardo di dollari, deve il proprio successo a una community di sviluppatori che ha lavorato al codice nell'ambito di un progetto FOSS: è questa la motivazione alla base di un procedimento legale avviato da tale Roy Gorodish, che aveva partecipato allo sviluppo del progetto originario, Freemap Israel.

Waze, spiega Gorodish nella denuncia, è nato come una costola del progetto Freemap Israel, che si proponeva, sulla base del software Roadmap, di mappare Israele con un progetto open e free, rilasciato sotto licenza GPL. Sebbene avessero contribuito ad avviare il progetto Freemap, i fondatori di Waze se ne sarebbero poi riappropriati, sottraendolo alla comunità: Gorodish ha così denunciato i fondatori di Waze Ehud Shabtai, Amir Shinar, Gili Shinar e Uri Levine, insieme alla base israeliana di Google: con quella che vorrebbe diventasse una class action capace di coinvolgere tutti i membri della community che partecipava allo sviluppo, chiede che i fondatori di Waze restituiscano metà del valore della proprietà intellettuale legata a Waze, vale a dire 64 milioni di dollari, più danni.

Waze, però, è molto cambiato dai tempi della sua fondazione: ben prima dell'acquisizione da parte di Google il codice era stato riscritto e alla licenza GPL, che si applica solo fino alle versioni del software precedenti la 3, era stata preferita, non senza polemiche, una licenza proprietaria. Gorodish, però, sostiene che Waze dovrebbe in ogni caso restituire il maltolto: tutto il codice, tutti i dati relativi alle mappe e le informazioni condivise dagli utenti su traffico e percorsi dovrebbero tornare di dominio della originaria comunità di sviluppatori. C'è di più: Gorodish ha altresì chiesto alla giustizia israeliana di esaminare il codice di Google Maps, per verificare che Mountain View non abbia indebitamente attinto al progetto Freemap Israel.
I responsabili di Waze erano stati avvicinati da Gorodish già nel 2013: il servizio, gli avevano comunicato, non avrebbe nessun conto in sospeso con la community di Freemap Israel. Per quanto attiene il procedimento avviato ora, da Waze fanno sapere di non aver ancora ricevuto i documenti, e di non poter rilasciare alcun commento a riguardo.

Gaia Bottà
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