Claudio Tamburrino

Datagate, la spia che non ci sta

Mentre l'FBI chiede accessi agevolati ai computer dei sospetti, NSA mette in guardia i suoi dipendenti e - tramite il suo ex vertice - cerca di giustificare le proprie azioni

Roma - Dopo il polverone sollevato dalle rivelazioni di Edward Snowden è già tempo di restaurazione e di revisionismo: come se non si fossero mai levati i cori di protesta relativi alle modalità di spionaggio e alle intercettazioni di massa compiute dal National Security Agency (NSA), l'FBI ha chiesto al Governo di rivedere la procedura penale per facilitare l'ottenimento di mandati di perquisizione dei computer dei sospettati.

Il Dipartimento di Giustizia, d'altronde, non è l'unico a voler sorvolare sulle critiche e sulle richieste di maggiore trasparenza e sicurezza conseguenti allo scandalo sollevato da Snowden: mentre l'NSA ha ribadito la condanna di qualsiasi forma di dialogo tra i suoi dipendenti e contractor, presenti o passati, e qualsiasi sito di informazione che pubblichi materiale riservato, in un'intervista rilasciata all'Australian Financial Review, il suo ex vertice, il generale Keith Alexander ha cercato di sottolineare come la sua ex agenzia sia costretta - in un certo senso - ad operare in una zona grigia del diritto: da un lato ha l'obiettivo primario di difendere la sicurezza degli Stati Uniti, dall'altro deve sfruttare i bug dei software che utilizzano i cittadini per spiarli.

Così, secondo il generale Alexander, non vi sarebbe nulla di male nella pratica di individuare vulnerabilità sfruttabili all'interno dei software più diffusi.
Se non lo facesse e rinunciasse altresì alle sue attività crittografiche - spiega il generale a stelle e strisce - non avrebbe neanche i mezzi per decifrare i messaggi: l'operato dell'agenzia finito nelle aspre critiche mosse dopo le rivelazioni dell'ex spia Edward Snowden, dunque, ha l'obiettivo di difendere i cittadini americani.

Claudio Tamburrino
Notizie collegate
  • AttualitàGoogle e NSA, relazioni pericoloseMountain View, prima dell'esplosione del Datagate, intratteneva uno stretto rapporto con l'agenzia di sicurezza. Come altre aziende della Silicon Valley che, sottolineano, collaborano per migliorare la sicurezza degli utenti
  • Digital LifeNSA recluta via TwitterUn criptico messaggio cinguettato per tentare di incuriosire i potenziali futuri analisti. La National Security Agency prova a mostrare il suo lato seducente via social media
5 Commenti alla Notizia Datagate, la spia che non ci sta
Ordina