Claudio Tamburrino

Net neutrality, il voto di FCC

Si levano i cori di proteste da tutti i fronti: la fase di consultazione pubblica che si svolgerà nei prossimi mesi si prospetta terribilmente calda

Roma - FCC ha votato la sua proposta di riforma sulla net neutrality che vuole modificare le regole di accesso universale alle risorse di rete (l'Open Internet Notice of Proposed Rulemaking, NPRM) in risposta alla decisione di gennaio della Corte d'Appello statunitense, che ha messo in discussione la decisione con la quale FCC aveva condannato i blocchi e le discriminazioni di traffico adottate da alcuni Internet Service Provider ai danni di alcuni operatori web, sviluppatori di app e fornitori di servizi cloud.

Oltre alla divulgazione delle regole per il settore delle aste per le frequenze, la votazione della FCC, in realtà, ha ben poco di definitivo: si tratta solo dell'approvazione di una bozza di riforma del settore da cui partire per accogliere le osservazioni di aziende, gruppo di interesse e cittadini.

La commissione federale ha confermato di voler partire dall'idea che è possibile - entro determinate condizioni - per i fornitori di connettività offrire una velocità maggiore a determinati servizi, senza però costringere gli operatori che non vogliono pagare a ritrovarsi a far correre i propri dati con connessioni più lente di quelle attuali. Per quanto per molti osservatori questo resti impossibile, per FCC è una questione di vigilanza, equilibrio e garanzia di un "minimo livello di servizio". Resta inoltre la proibizione di adottare tale linea privilegiata "con condizioni commercialmente irragionevoli": una formula - questa - che non fa affatto ben sperare i sostenitori della net neutrality.
Confermata anche l'idea di riconoscere un ruolo specifico di monitoraggio ad un incaricato rappresentate delle startup, un Ombudsman, o difensore civile, figura nata sul modello svedese e già mutuata all'interno dell'Unione Europea.

Come anticipato, ora si apre la fase della consultazione pubblica che si preannuncia scoppiettante: avendo sul piatto sia la possibile deviazione dall'assunto basilare sulla net neutrality sia la possibilità di riclassificare le connessioni a banda larga come "servizio pubblico", facendole dunque rientrare nella più ampia regolamentazione di settore, FCC sembra aver per il momento scontentato tutto il fronte degli interessati, dalle aziende ICT e le nuove startup, fino ad arrivare alle telco e ai fornitori dei servizi, passando per gli utenti ed i gruppi di interesse, che hanno portato la protesta anche davanti alla sede dell'FCC.

Mentre la Casa Bianca ha cercato di ribadire che si tratta di mosse necessarie dopo la sentenza di gennaio della Corte d'Appello e che si tratta solo di una bozza di discussione, EFF ha subito annunciato che darà battaglia e ha dato il via al sito DearFCC.org che avrà lo scopo di raccogliere i commenti degli utenti alla criticata proposta.

Lunga la lista delle aziende che si dicono preoccupate, con tra le prime a commentare negativamente Netflix e Amazon.

Leggermente più ottimiste appaiono aziende come Reddit e Comcast, che sottolineano come - anche se è ancora tanta la strada da percorrere - è interessante notare come FCC abbia già ascoltato le proteste accogliendo la possibilità di discutere dell'ipotesi di considerare la banda larga come un servizio pubblico.

Sono critiche anche le telco: Verizon, per esempio, ha dichiarato che sarebbe una scelta anacronistica quella di estendere la regolamentazione del 1930 sulle telecomunicazioni alla realtà attuale; AT&T ha parlato, invece, di un pessimo messaggio per tutto il mondo, legato all'intenzione del Governo degli Stati Uniti di caricare il settore di una inutile e pesante regolamentazione.

Claudio Tamburrino
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