Alfonso Maruccia

USA, il peering minaccia la net neutrality?

Le proteste di Netflix hanno scatenato un putiferio, ma la realtÓ mostra come la neutralitÓ della Rete poco c'entri con le infrastrutture legate alle CDN. Tutti si accordano, qualcuno paga: e la FCC indaga

Roma - L'accordo economico tra Netflix e Comcast per il peering del traffico telematico ha alimentato polemiche e profezie sulla morte della net neutrality e di Internet come la conosciamo oggi. La situazione, in realtà, sembra essere molto più complessa e meno preoccupante di quanto le proteste di Netflix lascino intendere.

La pratica del peering tra ISP e fornitori di contenuti, per cominciare, è tutto fuorché insolita: analizzando i dati pubblicamente disponibili si scopre che le principali corporation di Rete come Google, Microsoft, Facebook, Amazon, eBay, Apple e Netflix connettono direttamente i propri network privati alle reti di provider quali AT&T, Comcast, Verizon e Sprint.

Gli accordi di peering sono di uso comune da decenni, rivela l'analista Dan Rayburn, possono prevedere o meno un pagamento in denaro e poco hanno a che fare con i principi della net neutrality e l'accesso "universale" e non discriminatorio ai contenuti digitali da parte degli utenti.
Anche Apple, ad esempio, si è organizzata la propria CDN (Content-Delivery Network) privata, ed è ora in contatto con i maggiori ISP statunitensi per facilitare la connessione tra le reti e quindi la facilità di accesso a servizi come iCloud e iTunes da parte dell'utente finale. Apple non si lamenta come ha fatto Netflix, mentre Google si inserisce nella questione sottolineando come il peering tra CDN e il suo servizio di accesso Internet in fibra ottica (Google Fiber) non costi assolutamente nulla, trattandosi di una pratica che porta beneficio a tutti.

La discussione su peering e net neutrality aperta da Netflix una conseguenza l'ha avuta, ad ogni modo: la Federal Communications Commission (FCC), che già si sta occupando di neutralità della Rete, ha deciso di studiare la situazione per identificare eventuali posizioni "commercialmente irragionevoli" di traffico agevolato.

Alfonso Maruccia
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