Gaia Bottà

Privacy, l'Iran vuole Zuckerberg in tribunale?

Dalle denunce dei cittadini alla convocazione in tribunale e all'ombra del blocco: il CEO di Facebook, dopo l'acquisizione di Instagram e Whatsapp, dovrebbe intervenire per difendere i propri servizi. Dall'Iran, notizie contrastanti

Roma - Un numero non precisato di cittadini ha sporto denuncia per violazioni della privacy mediate dal servizio di messaggistica mobile Whatsapp e da Instagram: un tribunale iraniano avrebbe per questo motivo convocato Mark Zuckerberg per difendere l'operato dei servizi entrati di recente nell'orbita di Facebook.

Stando alle notizie filtrate presso i media dall'agenzia parastatale ISNA, non è chiaro l'oggetto delle denunce dei cittadini del paese: Zuckerberg, nuovamente definito "sionista", sarebbe stato convocato da un tribunale della regione di Fars affinché "lui o i suoi avvocati si difendano ed eventualmente paghino" nel caso i servizi fossero riconosciuti colpevoli delle violazioni della privacy lamentate dai cittadini. Una convocazione improbabile, visto che le relazioni tra USA e Iran sono coronate da misure che rendono pressoché impossibile l'espatrio.

A offuscare ulteriormente un quadro già oltremodo confuso è poi sopraggiunta una smentita, a cui ha dato voce di nuovo l'agenzia ISNA: il corrispettivo iraniano del pubblico ministero che opera su Shiraz, città della regione di Fars, è intervenuto per negare la convocazione di Zuckerberg e per assicurare che Whatsapp e Instagram, checché se ne dica, rimarranno accessibili per tutti i cittadini iraniani, nonostante le indagini per violazione della privacy siano state aperte.
La situazione di queste ore sembra ricalcare quella che si era configurata nei giorni scorsi, quando, a partire da un lancio del quotidiano israeliano Haaretz, si paventava il blocco iraniano di Whatsapp a causa della appartenenza ebraica del suo nuovo proprietario Zuckerberg. I media locali erano intervenuti per smentire la notizia e per assicurare che il blocco, seppur discusso dalle autorità, non sarebbe stato implementato, grazie anche all'intervento del presidente Hassan Rouhani. Certo è che Facebook, a cui fanno capo Instagram e Whatsapp, è da anni inaccessibile per i cittadini della Rete iraniani che non si affidano a servizi come proxy e VPN, che le autorità mostrano di non gradire.

Gaia Bottà
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