Claudio Tamburrino

Netflix e Verizon, chi va piano non va lontano

Il servizio di streaming accusa la telco di rallentamenti sulla linea nonostante un accordo recentemente raggiunto tra le due. Se il peering non una minaccia per la net neutrality, non sembra neanche assicurare le prestazioni

Roma - Continua negli Stati Uniti il dibattito sulla neutralità della Rete: l'ultimo episodio riguarda lo scontro tra Netflix e Verizon, con la prima che ha iniziato a mostrare un messaggio che avverte i suoi utenti della lentezza causata dalla congestione della connessione offerta dalla telco.

Il primo a notarlo e farlo presente attraverso Twitter è stato il media designer di Vox, Yuri Victor: nel messaggio - mostrato nel tempo di attesa di caricamento del video richiesto alla piattaforma - si legge che "la connessione Verizon è al momento congestionata".

Il portavoce di Netflix Jonathan Friedland ha poi spiegato che si tratta di una nuova funzione "implementata per tenere informati gli utenti", cui è seguita immediata la replica della telco che ha parlato di mossa pubblicitaria che "rischia di confondere e fuorviare le persone". Alle parole sono seguite le carte bollate: Verizon si è rivolta ai propri avvocati, e ha fatto pervenire a Netflix una lettera che la diffida a proseguire nel mostrare quei messaggi.
Sia Netflix che Verizon, peraltro, hanno nei giorni scorsi firmato un accordo - come quello tra la prima e Comcast - che avrebbe dovuto assicurare al servizio di streaming velocità e qualità nella trasmissione dei video: una mossa che avrebbe dovuto sancire la collaborazione tra le parti.

Se tali accordi sembravano poter minacciare la neutralità della rete andando a complicare il già articolato dibattito sulla proposta di riforma presentata da FCC, dunque, il battibecco Netflix-Verizon sembra andare nella direzione opposta e far intendere che la pratica del peering tra ISP e fornitori di contenuti, che avviene connettendo direttamente i propri network privati alle reti di provider, non solo non è una minaccia ma non è neanche una soluzione ai problemi di velocità dei servizi ad alta richiesta di traffico dati.

Claudio Tamburrino
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