Claudio Tamburrino

I gamer sono persone migliori

Un sondaggio per sfatare i miti legati alla passione per i videogiochi: i gamer non sono oziosi e solitari, rileva la piattaforma di streaming videoludico Twitch

Roma - Fare luce sul mondo dei videogiocatori, per sfatare almeno qualcuno dei luoghi comuni che li circonda: l'idea di persone sovrappeso dipendenti dal cibo spazzatura e chiusi asocialmente in scantinati poco illuminati, insomma, quanto è attinente alla realtà?

A chiederselo è stata la piattaforma di streaming videoludico Twitch: certamente si tratta di un osservatore di parte, ma è comunque interessante la risposta che gli intervistati - divisi in videogiocatori e non giocatori - hanno dato alle domande.

Quello che ne è emerso è che i videogiocatori si dimostrano molto più social, di successo, educati, legati alla famiglia e socialmente coscienziosi rispetto ai non giocatori.
Nel dettaglio il sondaggio ha notato come sia cresciuta la percentuale di videogiocatori: il 63 per cento degli statunitensi ha giocato negli ultimi due mesi ad almeno un videogioco (senza distinguere tra console, PC o dispositivi mobile) con una sostanziale uguaglianza di genere, il 52 per cento sono uomini, il 48 donne.

A sorprendere sono poi le risposte legate alla socialità: per il 57 per cento dei giocatori "gli amici sono la parte più importante della vita", contro il 35 dei non giocatori, e per addirittura l'82 per cento dei videogamer "trascorrere tempo con la famiglia è una priorità", contro il 68 per cento dei non-gamer.

Sale inoltre - tra i giocatori - anche la percentuale (che arriva al 43 per cento, contro il 36 dei non giocatori) di coloro che hanno almeno un diploma di laurea ed è alta (76 per cento) quella di coloro che ritengono sia importante avere un impatto positivo sulla società.

La statistica, poi, sembra ribaltare anche il vecchio adagio che vuole i videogiochi nemici della fantasia (il 65 per cento degli intervistati si sente più creativo della maggior parte delle persone), e i videogiocatori incalliti nullafacenti: il 45 per cento dei giocatori sta seguendo la carriera che sognava (contro il 37 dei no giocatori) e una percentuale maggiore ha un lavoro full-time.

Claudio Tamburrino
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