Claudio Tamburrino

Patent troll, la nemesi delle startup

L'eccessivo ricorso alle cause brevettuali da parte di aziende non praticanti costringe le startup ad operazioni più costose. Aziende come Tesla Motors promettono di non denunciare chi in buona fede sfrutti le sue tecnologie

Roma - Secondo uno studio condotto dalla professoressa di marketing della Sloan School of Business del MIT Catherine Tucker, la presenza e l'attività dei patent troll hanno un'influenza negativa sulla raccolta fondi delle startup.

I patent troll sono quelle entità commerciali che non producono o non vendono alcun prodotto specifico, ma hanno un discusso metodo di business basato su aggressive strategie legali volte all'ottenimento di royalty o altre compensazioni per la loro proprietà intellettuale acquisita da altri.
Secondo lo studio condotto dalla professoressa Tucker la questione avrebbe una certa urgenza: solo negli ultimi cinque anni, i venture capitalist avrebbero investito 21,772 miliardi di dollari in più (rispetto ai 131 effettivamente messi sul banco) se non fosse stato per le azioni avviate "dagli accusatori frequenti", definizione - appunto - che indica quelle entità che hanno avviato almeno 20 cause legali.

Nonostante l'amministrazione Obama abbia fatto della riforma brevettuale un proprio cavallo di battaglia, la legge che avrebbe dovuto fermare i patent troll senza danneggiare i legittimi detentori di brevetti e le università, in particolare prevedendo l'obbligo di condividere la tecnologia di cui si contesta la violazione, semplificando la procedura di unificazione dei fori di competenza e offrendo maggiore possibilità di ottenere il pagamento delle spese legali da parte dell'accusato è sostanzialmente ferma al palo.
Per il momento, dunque, non restano che le iniziative private delle singole aziende: da un lato i grandi protagonisti dell'ICT premono affinché la riforma si faccia, dall'altro un'azienda come Tesla Motors ha annunciato che aderirà allo spirito del movimento open source "non avviando alcuna causa legale contro chiunque, in buona vede, abbia intenzione di utilizzare la nostra tecnologia".

Il CEO Elon Musk ha spiegato che da quando ha esordito sul mercato, il mercato dei brevetti e dell'innovazione è molto cambiato: "Forse sono stati positivi tanto tempo fa, ma oggi troppo spesso vengono sfruttati per impedire il progresso e rafforzare le posizioni delle grandi corporation e i portafogli dei professionisti legali".

Claudio Tamburrino
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11 Commenti alla Notizia Patent troll, la nemesi delle startup
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  • Come da oggetto. O perlomeno non esistono in quanto entità distinta dalle altre che operano sul mercato dei brevetti.
    Il fatto che a muovere una causa per violazione di brevetto sia un produttore piuttosto che un ufficio legale specializzato in tale ambito, perché dovrebbe costituire una differenza?
    I grandi produttori non fanno la stessa cosa dei "patent troll" quando acquistano brevetti di terze parti (o intere aziende) e poi li usano per ricattare produttori emergenti nonché concorrenti?
    D'altro canto se consideriamo le dimensioni, un piccolo inventore che dovesse vedere il suo "brevetto" violato da un colosso come Apple, Microsoft o Google (così scontento tutti), quante possibilità ha di competere con gli uffici legali di queste entità? I costi della vertenza non sarebbero proibitivi per un privato?
    Non sarà che i "patent-troll", secondo le grandi industrie, vanno eliminati più per una questione di fastidio ai loro affari che per una reale necessità di equità e giustizia?
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    Modificato dall' autore il 16 giugno 2014 12.58
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    Ubunto
    1350
  • > Come da oggetto. O perlomeno non esistono in
    > quanto entità distinta dalle altre che operano
    > sul mercato dei
    > brevetti.
    > Il fatto che a muovere una causa per violazione
    > di brevetto sia un produttore piuttosto che un
    > ufficio legale specializzato in tale ambito,
    > perché dovrebbe costituire una
    > differenza?

    Una differenza, almeno per quanto riguarda i produttori di software, c'è. Infatti si sono accorti che intestando i brevetti a società terze, che non producono alcunché, hanno un vantaggio sulla concorrenza: infatti queste società terze possono intentare causa a chi vogliono, ma gli altri non possono a loro volta intentarne una a loro, anche volendo: ripeto, non producono proprio nulla.
    Anche nel caso la andasse male e ci fosse una richiesta di danni, si tratterebbe solo di svuotare la società, e costituirne un'altra. Il vero motore dell'operazione rimane illeso nelle battaglie legali.


    > I grandi produttori non fanno la stessa cosa dei
    > "patent troll" quando acquistano brevetti di
    > terze parti (o intere aziende) e poi li usano per
    > ricattare produttori emergenti nonché
    > concorrenti?

    Ma infatti grandi produttori e patent troll, se non te ne fossi accorto, coincidono. Quasi sempre, almeno.
  • - Scritto da: Leguleio
    > > Come da oggetto. O perlomeno non esistono in
    > > quanto entità distinta dalle altre che
    > operano
    > > sul mercato dei
    > > brevetti.
    > > Il fatto che a muovere una causa per
    > violazione
    > > di brevetto sia un produttore piuttosto che
    > un
    > > ufficio legale specializzato in tale ambito,
    > > perché dovrebbe costituire una
    > > differenza?
    >
    > Una differenza, almeno per quanto riguarda i
    > produttori di software, c'è. Infatti si sono
    > accorti che intestando i brevetti a società
    > terze, che non producono alcunché, hanno un
    > vantaggio sulla concorrenza: infatti queste
    > società terze possono intentare causa a chi
    > vogliono, ma gli altri non possono a loro volta
    > intentarne una a loro, anche volendo: ripeto, non
    > producono proprio nulla.

    Sì, comprendo la situazione ma non vedo perché tale differenza dovrebbe essere rilevante presso un sistema in cui vengono concessi brevetti anche sull'acqua calda.
    Se il brevetto tutela l'opera di ingegno e lo fa in maniera non legata alla produzione, questo vale per tutti, inclusi quei "produttori" che non utilizzano (in produzione) l'intero parco brevetti di cui dispongono (ma che poi lo adoperano nei tribunali).

    La prassi di contrapporre la violazione di un brevetto al possesso di un altro, o peggio ancora quella di organizzare delle alleanze fra produttori costruendo una sorta di cartello brevettuale (MPEG-LA?), è appunto una prassi, non una forma istituzionale di risoluzione delle controversie brevettuali. A guardar bene potrebbe essere pure una pratica anti-concorrenziale (lo è, nel caso dei consorzi).

    A seconda del punto di osservazione i "patent-troll", inconsapevolmente, sono i granelli di sabbia che si infilano fra gli ingranaggi oliati (ed olianti) dei big.
    Questo tuttavia non è un problema "di sistema", è un particolarismo.

    > Ma infatti grandi produttori e patent troll, se
    > non te ne fossi accorto, coincidono. Quasi
    > sempre, almeno.

    Beh, è quello che sostenevo.Sorride
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    Modificato dall' autore il 16 giugno 2014 14.52
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    Ubunto
    1350
  • > > Una differenza, almeno per quanto riguarda i
    > > produttori di software, c'è. Infatti si sono
    > > accorti che intestando i brevetti a società
    > > terze, che non producono alcunché, hanno un
    > > vantaggio sulla concorrenza: infatti queste
    > > società terze possono intentare causa a chi
    > > vogliono, ma gli altri non possono a loro
    > volta
    > > intentarne una a loro, anche volendo:
    > ripeto,
    > non
    > > producono proprio nulla.
    >
    > Sì, comprendo la situazione ma non vedo perché
    > tale differenza dovrebbe essere rilevante presso
    > un sistema in cui vengono concessi brevetti anche
    > sull'acqua calda.

    Esiste anche l'invalidazione di brevetti, anche se fa meno notizia rispetto a quella che li ritiene validi su ragionamenti quantomeno discutibili.
    La differenza è che in queste societá specializzate in cause strategiche i brevetti si registrano e si acquistano a più non posso, perché così le probabilitá di fare causa aumentano.
    Una societá che ha come fine il profitto e la conquista di quote di mercato raramente acquista un brevetto di cui non si farà mai nulla. Lo delega quindi a questa società terza.
    In questo consiste il patent trolling , secondo me. Una definzione vera ancora non è stata data.
  • - Scritto da: Leguleio

    > Una definzione vera
    > ancora non è stata data.

    http://www.investopedia.com/terms/p/patent-troll.a...
    non+autenticato
  • > > Una definzione vera
    > > ancora non è stata data.
    >
    > http://www.investopedia.com/terms/p/patent-troll.a

    Be', quella è una definizione, non l'unica. Eccone un'altra che assomiglia molto di più alla mia descrizione:

    http://whatis.techtarget.com/definition/patent-tro...
  • Una tesi già nota 3 anni fa:
    http://www.groklaw.net/article.php?story=201102110...

    Fino a quando non verrà rivisto il meccanismo dei brevetti non ci sarà soluzione. Purtroppo i soliti lobbisti non ci tengono, ovviamente.
    non+autenticato
  • "Il CEO Elon Musk ha spiegato che da quando ha esordito sul mercato, il mercato dei brevetti e dell'innovazione è molto cambiato: "Forse sono stati positivi tanto tempo fa, ma oggi troppo spesso vengono sfruttati per impedire il progresso"."

    Avendo i brevetti una durata di 20 anni, possono al massimo rallentarlo, il progresso. Non certo fermarlo.
  • - Scritto da: Leguleio
    > "Forse sono
    > stati positivi tanto tempo fa, ma oggi troppo
    > spesso vengono sfruttati per impedire il
    > progresso".
    "

    > Avendo i brevetti una durata di 20 anni, possono
    > al massimo rallentarlo, il progresso. Non certo
    > fermarlo.

    Infatti si parla di IMPEDIRE, non di fermare. Dal vocabolario treccani:

    impedire v. tr. [dal lat. impedire, der. di pes pedis «piede»; propr. «mettere ceppi, impacci ai piedi»] (io impedisco, tu impedisci, ecc.). –
  • - Scritto da: bradipao
    > - Scritto da: Leguleio
    > > " Forse sono
    > > stati positivi tanto tempo fa, ma oggi troppo
    > > spesso vengono sfruttati per impedire il
    > > progresso".
    "
    >
    > > Avendo i brevetti una durata di 20 anni, possono
    > > al massimo rallentarlo, il progresso. Non certo
    > > fermarlo.
    >
    > Infatti si parla di IMPEDIRE, non di fermare. Dal
    > vocabolario
    > treccani:
    >
    > impedire v. tr. [dal lat. impedire, der. di pes
    > pedis «piede»; propr. «mettere ceppi, impacci ai
    > piedi»] (io impedisco, tu impedisci, ecc.).
    > –

    In questo contesto il verbo impedire e fermare sono sinonimi.
    Ed con questa frase Elon Musk sembra affermare che il progresso o ha la velocità che vuole lui, oppure non è tale.
  • L'impedimento è spesso, se non sempre, temporaneo. Leggiamola al contrario, un ostacolo temporaneo al progresso si può legittimamente definire impedimento. Le cause di un impedimento si possono rimuovere e il flusso di idee, nuovi prodotti, servizi innovativi riprende a "scorrere". Chi ha provato a sottolineare una sinonimìa tra le parole impedimento e arresto... è un comment troll, restando in tema... Sorride
    non+autenticato