Droni, dove osano gli States

Un rapporto del 2010 svela la prospettiva che muove l'uso dei droni militari contro potenziali sospetti. E per i velivoli civili senza pilota si riducono ambiti e aree d'uso

Roma - La sicurezza giustifica l'uso della forza fino all'uccisione di concittadini ritenuti potenzialmente pericolosi per il paese. Questo il punto di vista del governo statunitense, che ha la facoltà (meglio, il potere) di porre fine alla vita di un cittadino americano sul suolo estero qualora le autorità USA non siano in grado di arrestarlo. La dichiarazione è inserita in un rapporto governativo reso pubblico nei giorni scorsi e riportato dal Wall Street Journal accendendo presto molte polemiche sul tema e sull'utilizzo dei droni.

A fare le veci della polizia in casi simili sono proprio i velivoli privi di pilota ma capaci di colpire qualsiasi bersaglio, che l'intelligence americana sfrutta da anni per abbattere nemici e presunti tali. Il memorandum che illustra questa posizione risale al 2010 e secondo diversi organi di stampa USA è alla base dell'attacco missilistico realizzato nel 2011 che causò la morte di Anwar al-Awlaki, un sospettato terrorista, ucciso da un drone in Yemen insieme a Samir Khan, cittadino statunitense "colpevole" di collaborare con una rivista vicina a gruppi jihadisti. Emerso grazie alle pressioni del New York Times e dell'associazione American Civil Liberties Union (che hanno citato in giudizio il governo federale), il rapporto parifica il ruolo dei droni con quello del poliziotto, chiamato alle armi davanti a persone ritenute una minaccia per la sicurezza degli altri. Immediate, quindi, le contestazioni delle associazioni per i diritti civili, che parlano di "distorsione della legge" e di un "programma dei droni responsabile di morti di migliaia di persone senza motivi validi".

L'episodio che vede protagonista il governo USA è soltanto uno dei molteplici risvolti che riguardano i droni, fenomeno tra i più popolari al momento tra i temi dibattuti dall'opinione pubblica americana. Buona parte del discorso ruota attorno al ruolo che i piccoli aerei potranno assumere nell'immediato futuro, riempiendo i cieli e creando potenziali pericoli per la sicurezza e la quiete delle persone e degli ambienti in cui voleranno. La Federal Aviation Administration si è dichiarata contraria all'esperimento dei droni di Amazon Prime, il servizio per consegne rapide pubblicizzato nei mesi scorsi dalla società di Jeff Bezos. Da sempre restia verso i velivoli senza pilota, l'agenzia che regola l'aviazione civile USA ha assicurato che non consentirà il volo ai droni Amazon, che nonostante lo sviluppo e i test sono ancora lontani dall'effettivo arrivo sul mercato (ammesso che mai arriveranno). Discorso simile concerne le aree dei parchi nazionali statunitensi, dove il ricorso ai droni è ritenuto accettabile solo per operazioni di ricerca, soccorso, antincendio e per studi scientifici. Per il National Parks Services non è condivisibile la libertà di volo poiché il costante rumore dei dispositivi disturba visitatori e animali, come già successo sia nel Grand Canyon, sia nel Zion National Park.
Considerate le difficoltà di gestione e la lentezza col quale procedono le normative, diversi media (attirati dalle potenzialità dello strumento) sono all'opera per agevolare il lavoro della FAA. L'ultimo esempio è la partnership tra CNN e il Georgia Institute Technology per un programma di studio sull'utilizzo dei droni. "Vogliamo sperimentare e raccogliere informazioni per accelerare le scelte del governo", è il commento del reporter Brian Stelter. Oltre che un obiettivo, fare chiarezza e cercare linee guida uniformi da allargare, leggi permettendo, ad altri paesi è una necessità, anche per evitare brutte sorprese come quella vissuta da Trey Ratcliff, neozelandese bloccato dalla polizia cinese per aver introdotto il suo drone munito di GoPro troppo vicino ai palazzi dell'intelligence locale.

Alessio Caprodossi
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