Gaia Bottà

Kim Dotcom, gli USA possono attendere

Di nuovo rimandato il confronto in tribunale per decidere dell'eventuale estradizione del fondatore di Megaupload. Dotcom dormirà sonni neozelandesi fino al febbraio 2015

Roma - Il filo del destino di Kim Dotcom continua ad allentarsi: gli Stati Uniti lo reclamano da tempo presso i loro tribunali per confrontarsi sul caso del fu Megaupload, ma il fondatore del cyberlocker ha annunciato che l'udienza per decidere della sua estradizione è stata nuovamente rimandata.



Dotcom, che si divide fra uno sguardo paterno per Mega, la gestione del servizio di streaming di Baboom, la carriera politica, le denunce nei confronti del potere e una serena vita familiare in Nuova Zelanda, attende da tempo di affrontare il tribunale neozelandese che dovrà decidere del suo eventuale trasferimento negli States per difendersi di fronte alle autorità delle accuse di violazione del diritto d'autore su larga scala, attività di racket, riciclaggio di denaro. Di posticipo in posticipo, l'udienza era stata fissata per il corrente mese di luglio, ma il confronto è di nuovo slittato, programmato per il 16 febbraio 2015.
Non è dato sapere quali motivazioni si celino dietro a questo continuo rimandare, ma Ira Rothken, legale di Dotcom negli USA, ha spiegato che prima dell'udienza per decidere dell'estradizione sarà necessario sbrogliare altre questioni legate al processo e alle procedure adottate dalla autorità a partire dal giorno del raid, nel 2012.

Si tratta di questioni che coinvolgono ad esempio i beni sequestrati a Dotcom, fra cui 135 computer e hard disk, i dati cifrati in essi contenuti e le password per accedervi, contesi fra le autorità neozelandesi e quelle statunitensi. Il fondatore di Megaupload ha per il momento ottenuto che le password non vengano comunicate all'FBI, che non avrebbe il diritto di conservare il materiale sequestrato. Le indagini statunitensi potrebbero di nuovo arenarsi, a meno che le autorità non decidano di imboccare certe scorciatoie.

Gaia Bottà
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