Gaia Bottà

Aereo si aggrappa alla tradizione

Per ritrasmettere liberamente in streaming i programmi televisivi aveva tentato di sfuggire ad ogni definizione. Ora, pur di continuare ad operare, Aereo si dice disposta a impersonare un servizio di TV via cavo

Roma - Si era inerpicata fra le previsioni del quadro normativo statunitense per poter operare come un servizio di streaming capace di rilanciare la programmazione televisiva senza essere costretta a pagare le licenze di ritrasmissione alle emittenti. Si era scontrata con la Corte Suprema statunitense, che aveva stabilito che il servizio non potesse operare al di fuori delle regole. Aereo ora ha un piano di riserva: prendere alla lettera la decisione della Corte Suprema e reinventarsi quale particolarissima cable company, senza alcun tipo di cavo.

Aereo, di fronte alla Corte Suprema e nei gradi di giudizio inferiori, aveva adottato una linea difensiva che si basava proprio sulla estraneità rispetto agli operatori della TV via cavo: poiché le sue microantenne e i suoi datacenter non erano contemplati dalle leggi statunitensi che regolano il mercato, la startup riteneva di poter ritrasmettere liberamente la programmazione televisiva trasformandola in un servizio di streaming da fruire in diretta o on demand, con la mediazione di un servizio di DVR online. Ma era stata proprio la Corte Suprema a decretare che Aereo non potesse operare senza licenza, a causa del suo modello di business troppo simile a quello degli operatori via cavo, che dagli anni 70 sono costretti a pagare per ritrasmettere la programmazione delle emittenti.

Aereo, ora, per non scontentare la sua utenza in crescita, per non gettare al vento i quasi 100 milioni di dollari di investimenti che ha racimolato negli anni, dopo aver temporaneamente sospeso le trasmissioni si ripresenta in tribunale accettando lo status di operatore via cavo e dichiarandosi pronta a pagare per agire come tale. Il CEO Chet Kanojia spiega che l'azienda sta preparando gli incartamenti da presentare all'U.S. Copyright Office per ottenere il nulla osta, pagando le licenze che le verrebbero automaticamente concesse.
Se Aereo, nel percorrere la nuova strategia, ha dalla sua la decisione della Corte Suprema che l'ha qualificata come un servizio pressoché identico a quelli offerti dalle cable company, potrebbe scontrarsi con la giurisprudenza statunitense, che nel 2012 tagliava fuori dal mercato Ivi, servizio che operava con gli stessi presupposti di Aereo, ritenuto "destabilizzante per l'intera industria" e costretto alla chiusura.

Se lo status di cable company non risultasse sostenibile dal tribunale, spiega Aereo, esiste un'altra via di fuga: poiché la Corte Suprema, nel condannare la startup, ha ribadito la legalità di servizi come Cablevision e del suo business basato sui DVR con storage remoto, Aereo potrebbe sfruttare la propria infrastruttura per fornire un servizio che offra programmi TV in differita, a partire dalle copie dei programmi la cui registrazione è determinata dai consumatori.

Gaia Bottà
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