Gaia Bottà

Samsung non lavora con i minori

L'azienda ha temporaneamente sospeso i rapporti con un fornitore sospettato di impiegare minorenni. Samsung non aveva riscontrato irregolarità fino alle segnalazioni degli attivisti di China Labor Watch

Roma - Le ispezioni annunciate nei giorni scorsi sono state portate a termine: Samsung ha provvisoriamente interrotto i rapporti di business con Dongguan Shinyang Electronics Co. Ltd, fornitore accusato dagli attivisti di China Labor Watch di impiegare dei minori nelle proprie linee di produzione, destinate a fornire, fra gli altri, l'azienda coreana.


Samsung, che al pari delle concorrenti negli anni è stata più volte al centro di polemiche e denunce per lo sfruttamento dei lavoratori da parte dei suoi fornitori (e non solo), ha spiegato di aver condotto già tre indagini rispetto alle fabbriche dell'azienda cinese: anche nell'ultimo rapporto annuale riferiva di non aver riscontrato, presso gli impianti dei propri fornitori, alcuna violazione in termini di lavoro minorile. Le indagini degli attivisti di China Labor Watch hanno spinto la coreana ad approfondire la situazione, e Samsung ha "rilevato prove di assunzioni illegali che hanno avuto luogo il 29 giugno".

L'azienda coreana spiega che anche le autorità cinesi si sono mobilitate per analizzare il caso. Nel frattempo Samsung ha sospeso il proprio contratto con Dongguan Shinyang Electronics e si dice pronta a chiudere definitivamente i rapporti con il fornitore, qualora i sospetti riguardo all'assunzione di minori venissero confermati dalle indagini in corso. CLW, nella sua denuncia, sosteneva che l'azienda cinese avesse reclutato minorenni per periodi di durata da tre a sei mesi: pagati per 10 ore al giorno ma costretti a lavorarne 11, sarebbero stati assunti per far fronte al carico di lavoro nei momento di maggiore produzione, così da poter soddisfare senza intoppi le necessità delle aziende committenti. (G.B.)
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