Quando gli utenti P2P pagano la RIAA

Mentre si attendono nuove raffiche di denunce, le major incassano qualche decina di migliaia di dollari da utenti del peer-to-peer che vogliono evitare un processo

Roma - Saranno pochi gli utenti del peer-to-peer denunciati dalla RIAA nei mesi scorsi che arriveranno in tribunale. Molti, infatti, hanno scelto la via indicata loro dalle stesse major dell'associazione discografica, quella dell'accordo extragiudiziale, più rapido ed economicamente meno pesante.

Accade così che una decina di utenti americani, accusati di aver posto in condivisione sulle reti di scambio migliaia di file, hanno concordato pagamenti forfetari a copertura di tutte le attività svolte sui network di file sharing pagando ciascuno, al massimo, circa 4mila dollari alla RIAA.

Le transazioni che chiudono i procedimenti sono state effettuate e registrate dinanzi ad un tribunale distrettuale americano e, in alcuni casi, non hanno comportato alcun versamento a favore delle major. Va segnalato, cosa che è solo formalmente più importante, che ciascuno di coloro che ha firmato l'accordo si è impegnato a non utilizzare mai più in futuro internet per lo scambio illegale di musica.
Va detto che in tutti i casi chiusi nei giorni scorsi dalla RIAA ci si trova dinanzi a persone che sono state individuate, una per una, dalle major quando hanno ottenuto i loro nomi dai rispettivi provider. Da allora, però, le cose sono cambiate e una importante sentenza emessa prima di Natale ha affermato il diritto dei provider a tutelare l'anonimato dei propri clienti.
TAG: p2p
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