Gaia Bottà

UK, infiltrazioni antipirateria

In luogo dei marchi pubblicizzati, banner che segnalano l'illegalità del sito pirata che si sta consultando. Il Regno Unito vuol soffocare la pirateria passando dall'advertising

Banner PIPCU Roma - Evidenti banner a scacchi con il logo della Polizia Metropolitana di Londra che campeggiano nelle posizioni più rilevanti dei siti che offrono contenuti pirata alimentando i propri guadagni con l'advertising: la nuova strategia della divisione antipirateria delle forze dell'ordine londinesi mira a screditare i siti che violano il diritto d'autore sostituendo l'advertising con comunicati d'allerta a favore dei cittadini della Rete.

Parte del cosiddetto approccio follow the money, da anni raccomandato da Google, adottato da numerosi gestori di transazioni online e abbracciato anche in Italia con un'iniziativa di autoregolamentazione che coinvolge operatori dell'advertising e detentori dei diritti, l'operazione della Police Intellectual Property Crime Unit (PIPCU) è l'ennesimo tassello dell'Operation Creative, una azione volta a contrastare le violazioni del diritto d'autore concentrandosi sui più importanti snodi dediti alla pirateria a scopo di lucro. Già nei mesi scorsi era stato annunciato l'avvento di una speciale blacklist che raccogliesse gli URL dei siti pirata individuati dall'industria del copyright e dalle associazioni che rappresentano gli inserzionisti e gli operatori della pubblicità, verificati da PIPCU: l'obiettivo dichiarato era il boicottaggio dei siti che rifiutassero di convertirsi alla legalità, privandoli degli introiti derivati dall'advertising e dall'aura di affidabilità conferita inavvertitamente dai marchi che vi figuravano per pubblicizzarsi.

Ora è stato annunciato un passo in più: non solo i siti della lista verranno privati della pubblicità, ma i gestori dell'advertising inietteranno, in luogo dei banner bloccati, dei banner forniti da PIPCU. I netizen verranno così informati della natura illegale del sito, e verrano invitati a chiudere la pagina. L'iniziativa si avvale della collaborazione di Project Sunblock, servizio che opera per tutelare i brand in Rete: al servizio degli operatori dell'advertising, individua gli spazi pubblicitari assegnati presso i siti della lista nera ed eroga il banner antipirateria, in luogo del banner dell'azienda che si era conquistata lo spazio, senza che avvenga alcuna transazione.
"I siti che violano il copyright stanno raccogliendo grandi somme di denaro attraverso l'advertising - ha spiegato Andy Fyfe, a capo di PIPCU, richiamando alla memoria il citatissimo studio della non profit Digital Citizens Alliance - e per questo motivo abbattere l'advertising su questi siti è cruciale". L'iniziativa, aggiunge Fyfe, opera altresì a supporto dei cittadini: "quando delle pubblicità di marchi noti compaiono su siti illegali, danno loro un aspetto legittimo e inavvertitamente spingono i consumatori a ritenere che il sito sia autentico". Così avviene per dei servizi che vendono in Rete contenuti legali, la cui pubblicità ancora figura sullo stesso sito scelto da PIPCU come vetrina per i propri banner.

Gaia Bottà
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