L'Europa cerca soluzioni contro l'analfabetismo digitale

L'informatica e le scienze sono competenze necessarie nel mondo di oggi. E, soprattutto, di domani. Per recuperare terreno i paesi membri devono iniziare programmi ad hoc nelle scuole

Roma - SOS analfabetismo digitale per l'Europa, che deve agire in fretta per colmare il divario nelle competenze del settore ICT. A rischio sono soprattutto le generazioni più giovani, che vogliono utilizzare la tecnologia digitale in ogni aspetto della vita e trasformare le tante opportunità offerte dal settore in una professione. Un problema che si ripropone da diversi anni ma che va affrontato in maniera collettiva dagli stati europei per trovare soluzioni condivisibili su scala globale. Almeno questo è l'auspicio del commissario continentale Androulla Vassiliou, che ha descritto problemi e preoccupazioni in una lettera inviata ai ministri dell'Istruzioni di ogni paese europeo sollecitando un immediato intervento per insegnare ai bambini competenze informatiche e di programmazione.

Non un invito, ma un dovere e al contempo una risposta contro la crescente disoccupazione giovanile collegata a doppio filo alla mancanza di competenze digitali. Che per la UE vanno sostenute e promosse poiché la programmazione è un elemento sempre più fondamentale per comprendere e muoversi in un mondo iper-connesso, senza contare che nel prossimo futuro competenze di base saranno ancor più necessarie in ogni ambito professionale. Un processo già in atto che sfocia in una forbice che invece di ridursi continua ad allargarsi, tanto che seppur in crescita da anni il numero di laureati in informatica non riesce a soddisfare la domanda di mercato finendo anzi per pesare sull'economia nazionale (nel Regno Unito la mancanza di esperti in sicurezza informatica ha lasciato via libera ai criminali, lasciando in dote un danno stimato in 27 miliardi di sterline).

Altro punto su cui insistono Vassiliou e Neelie Kroes, vicepresidente dell'Agenda digitale, è l'approccio poliedrico garantito dall'apprendimento di competenze ICT, perché oltre matematica, scienza, ingegneria e tecnologia, la programmazione consente di sviluppare doti di problem solving e creatività, agevolando pure il lavoro di squadra. Abituare i bambini a nozioni e realtà digitale significa, quindi, aumentare le probabilità di un loro futuro avvicinamento al campo informatico. "Ogni bambino dovrebbe avere l'opportunità di sviluppare competenze base di programmazione per diventare un cittadino digitale consapevole", si legge nella nota, dove vengono elogiati paesi come Estonia e Regno Unito, che hanno avviato esperimenti pilota che introducono tecniche di programmazione già nelle scuole inferiori.
L'Italia è tra i paesi più in difficoltà sul versante digitale, col 60 per cento della popolazione che possiede conoscenze digitali basse o nulle (la media europea è del 47 per cento), con la mancanza di competenze che potrebbe tradursi in quasi 200mila posti di lavoro per consulenti e programmatori informatici entro il quinquennio 2015-2020. Altro grosso scoglio da oltrepassare sono gli stipendi per chi opera nel ramo ICT: nonostante la crescita che sfiora il 10 per cento, c'è ancora un consistente gap da colmare per dirigenti e addetti delle aziende elettroniche e informatiche.

Alessio Caprodossi
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61 Commenti alla Notizia L'Europa cerca soluzioni contro l'analfabetismo digitale
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  • Credo che le cose possano cambiare più per "iniziative illuminate" di pochi individui che per lamentele, o per la consapevolezza dei grandi organismi.
    Da profano e sostanzialmente ignorante, credo che sarebbe bello ed utile veder nascere proposte concrete e strutturate, realizzate da cittadini colti ed esperti in ambito informatico.
    Se potete, pensate ai bambini e realizzate qualcosa per aiutarli a programmare, magari insieme ai genitori, in modo da prendere 3 piccioni con una fava ( facendo una cosa utile per i bambini, i genitori ed il rapporto gentori-figli).
    Tutorial dedicati o collegamenti a prodotti esistenti (in italiano, perché i problemi più grandi si trovano nelle zone culturalmente più disagiate), potrebbero offrire un grande aiuto e fare la differenza.
    Un caro saluto
    CristianSorride
  • Il primo passo verso la consapevolezza l'utente lo compie scegliendo l'open.
    Il resto viene di conseguenza.

    Con la scelta del closed invece, l'utente rinuncia a tutti i diritti e condede se stesso ad ogni sorta di abuso da parte di chi tiene il software dalla parte del manico.

    E questa rinuncia e questo esporsi all'abuso avviene fin da subito.

    Vuoi il closed? Vuoi rinunciare a tutti i tuoi diritti e a tutto il controllo?
    Liberissimo di farlo.
    Cominciamo subito: paga!

    E l'utente comincia la sua sottomissione al closed e alla rinuncia di ogni diritto, pagando denaro.

    Il resto verra' dopo, ma verra'. E' certo.

    Il closed non vuole utenti consapevoli.
    Il closed vuole pecore, greggi innocue, buone per essere munte, tosate, possedute carnalmente, e alla fine macellate.

    L'utente che intende mantenere il controllo deve scegliere open.
  • Quando avremo software open per la produzione audio e video, ne riparleremo.
  • - Scritto da: Sg@bbio
    > Quando avremo software open per la produzione
    > audio e video, ne
    > riparleremo.

    Quando avrai finito di legarti mani piedi e testicoli a chi fa software per produzione audio/video closed, potrai pensare di scrivere specifiche per un progetto analogo open.
  • Il problema è che progetti simili servono GROSSE RISORSE DIETRO, altrimenti ci troviamo con software che si evolvono molto lentamente o peggio che rimangono arenati.

    Basta pensate ad un software per il foto ritocco come the Gimp, per quanto è buono, ha una evoluzione lentissima, perchè mancano persone e risorse adeguate per andar avanti, cosa che non succede con libre office che ha una organizzazione ad hoc dietro.

    Mi piacerebbe poter far lavori audio e video con software open, che mi garantiscono una un formato che possa sopravvivere al programma stesso, ma fin quando nessuno si prende la briga d'investire in un progetti simile, il software chiuso rimarrà ancora dove sta.

    La fai troppo facile, vedi la questione unicamente in un campo.
  • - Scritto da: Sg@bbio
    > Quando avremo software open per la produzione
    > audio e video, ne
    > riparleremo.
    qualcosa c'e'.. tipo Kdenlive , Lives, Blender, Avidemux, Cinelerra, Lightworks, ecc ... (non ricordo quanti libre o solo gratis)
    non+autenticato
  • Alcuni di questi erano software commerciali, riconvertiti per vari motivi, ma alcuni di essa non tengono il passo alle più blasonate soluzioni commerciali, per mancanza di risorse, più che capacità tecnica.
  • - Scritto da: Sg@bbio
    > Alcuni di questi erano software commerciali,
    > riconvertiti per vari motivi,

    > ma alcuni di essa
    > non tengono il passo alle più blasonate soluzioni
    > commerciali, per mancanza di risorse, più che
    > capacità
    > tecnica.
    evabbe... ma non tutti hanno le esigenze di george lucasSorride   i sw cmq non li posso commentare (ma neanche quelli per windoze ) perche' sostanzialmente dai tempi di Amiga non mi sembra di aver fatto piu' nulla di rilevante in quel senso [era programmi video quelli citati]Sorride
    Oh si, ho "sistemato" qualcosa con virtualdub ecco...
    non+autenticato
  • - Scritto da: panda rossa
    > Il primo passo verso la consapevolezza l'utente
    > lo compie scegliendo l'open.
    > Il resto viene di conseguenza.

    l'utente consapevole sceglie, cosa poi dipende dall'ambito e da tanti fattori.
    "Ma sceglie, di testa sua".

    >
    > Con la scelta del closed invece, l'utente
    > rinuncia a tutti i diritti e condede se stesso ad
    > ogni sorta di abuso da parte di chi tiene il
    > software dalla parte del manico.

    anche quello è una scelta.

    > Vuoi il closed? Vuoi rinunciare a tutti i tuoi
    > diritti e a tutto il controllo?
    > Liberissimo di farlo.
    > Cominciamo subito: paga!

    Esiste il Free, vero che lo ricordi?

    > L'utente che intende mantenere il controllo deve
    > scegliere
    > open.

    dipende da cosa si intende con controllo e da che lato lo guardi.
  • - Scritto da: pippo75
    > - Scritto da: panda rossa
    > > Il primo passo verso la consapevolezza
    > l'utente
    > > lo compie scegliendo l'open.
    > > Il resto viene di conseguenza.
    >
    > l'utente consapevole sceglie, cosa poi dipende
    > dall'ambito e da tanti
    > fattori.
    > "Ma sceglie, di testa sua".

    Dici bene. L'utente consapevole sceglie di testa sua.


    >
    > >
    > > Con la scelta del closed invece, l'utente
    > > rinuncia a tutti i diritti e condede se
    > stesso
    > ad
    > > ogni sorta di abuso da parte di chi tiene il
    > > software dalla parte del manico.
    >
    > anche quello è una scelta.

    Spesso non lo e' perche' gli inconsapevoli non sanno delle alternative, non si pongono il problema.
    La pecora potrebbe evadere dal gregge, ma non lo fa.
    E non lo fa per scelta.

    > > Vuoi il closed? Vuoi rinunciare a tutti i
    > tuoi
    > > diritti e a tutto il controllo?
    > > Liberissimo di farlo.
    > > Cominciamo subito: paga!
    >
    > Esiste il Free, vero che lo ricordi?

    In ambito commerciale non esiste alcun free.

    > > L'utente che intende mantenere il controllo
    > deve
    > > scegliere
    > > open.
    >
    > dipende da cosa si intende con controllo e da che
    > lato lo guardi.

    Da qualunque lato.
    Se il cofano e' chiuso non hai controllo.
    Sotto al cofano puo' esserci qualunque cosa.
  • Il rapporto degl'italiani con la tecnologia è un problema culturale.

    in brasile, nel 1985, iniziai a programmare a scuola. con dei vecchi apple II. Logo e basic. Fino al 1990, data del mio sventurato trasloco in italia. niente programmazione fino al '93 quando a scuola s'iniziò con il pascal. primo mondo.
    poi l'università, ingegneria informatica ovviamente. siamo già nel 96. un po' di C, un po' di matlab, fortran e tutta programmazione "astratta". analisi numeriche, algoritmi per trovare lo zero di una funzione e tutta robaccia priva di qualunque senso, c'era l'esplosione del web in quel periodo ma nemmeno un vago accenno a cosa sia apache, http, a come mettere in piedi un database su un server, ma guai a me a non saper dimostrare le equazioni di maxwell. (se già l'ha fatto lui che cazzo lo devo fare io a fare?)
    giusto un corso, validissimo ma comunque troppo teorico, di basi di dati e qualche cenno su intelligenza artificiale, il resto è stato tempo sprecato, come dover ripetere in tre esami diversi che un hardisk ha le tracce, settori, cilindri, tempi di accesso e idiozie simili.
    veramente tempo e fatica sprecati. la cosa più importante che mi è rimasta non era sui libri, ma è il metodo. se una cosa non lo so c'è di sicuro al mondo un libro che lo spiega, continua a sbatterci il cranio e ti entrerà in testa.

    avanti di 5 anni, grossa telco, lavoro come consulente.
    i nodi vengono al pettine. ingegneri informatici che davanti ad un file tar.gz ti chiedono cosa sia e come si apre. gente che davanti ad una telnet non sa cosa fare, figuriamoci scrivere ssh user@server. jconsole? ma che è?

    fast forward ai nostri giorni. il panorama è più o meno rimasto quello. il trionfo è l'incontro di giugno a Roma tra franceschini e Schmidt. da un lato un innovatore, dall'altro lato un nostro esperto poltromane retrogrado e conservatore.
    S: “Il sistema educativo italiano non forma persone adatte al nuovo mondo. Serve un cambiamento nel sistema d’istruzione italiano”
    f: “Ogni Paese ha la sua peculiarità, noi magari abbiamo giovani più competenti in storia medievale”

    avanti cosi.

    poi ci sono i paradossi. ad esempio la questione del POS per i pagamenti sopra i 30 euro. chi non si fida, chi inneggia all'ennesima tassa nascosta, chi invece "preferisco sempre i contanti, mi clonano la carta, o magari non funziona e come faccio, le cavallette, torquemada e la cometa di Halley".
    salvo poi fare la coda nei negozi fuori la notte quando esce il nuovo iphone o fare i numeri per disfarsi del "vecchio" samsung galaxy 55s per il 56s. in quel caso tecnologia si, sia mai che mi perda un post su facciobuchi.

    ecco, questa è la "informatizzazione" da noi. idiozie da consumare, oggetti da esibire in sostituzione del proprio complesso con l'apparato riproduttivo o del proprio ego. provate ad interagire via email con l'amministrazione pubblica ad esempio, anzi, contate solo quante dita usano per digitare su una tastiera.

    siamo più indietro delle balle del cane.
    non+autenticato
  • > poi l'università, ingegneria informatica
    > ovviamente. siamo già nel 96. un po' di C, un po'
    > di matlab, fortran e tutta programmazione
    > "astratta". analisi numeriche, algoritmi per
    > trovare lo zero di una funzione e tutta robaccia
    > priva di qualunque senso, c'era l'esplosione del
    > web in quel periodo ma nemmeno un vago accenno a
    > cosa sia apache, http, a come mettere in piedi un
    > database su un server, ma guai a me a non saper
    > dimostrare le equazioni di maxwell. (se già l'ha
    > fatto lui che cazzo lo devo fare io a
    > fare?)
    > giusto un corso, validissimo ma comunque troppo
    > teorico, di basi di dati e qualche cenno su
    > intelligenza artificiale, il resto è stato tempo
    > sprecato, come dover ripetere in tre esami
    > diversi che un hardisk ha le tracce, settori,
    > cilindri, tempi di accesso e idiozie
    > simili.
    > veramente tempo e fatica sprecati. la cosa più
    > importante che mi è rimasta non era sui libri, ma
    > è il metodo. se una cosa non lo so c'è di sicuro
    > al mondo un libro che lo spiega, continua a
    > sbatterci il cranio e ti entrerà in
    > testa.

    Come dici tu, è un problema culturale, e riguarda tutto il sistema di formazione italiana, quindi l'informatica è una delle tante vittime, non la cartina al tornasole di un fenomeno nuovo.
    Alcuni vedono le radici di questo divario culturale con gli altri Paesi europei (e non solo europei) nell'impronta che diedero all'istruzione e alla cultura italiane Croce e Gentile. Filosoficamente Croce e Gentile erano distanti, ma erano entrambi esponenti del neoidealismo: semplificando, della concezione filosofica per cui le idee sono il principio di tutto, e la realtà pratica e concreta discende automaticamente da esse. E quindi, faccio un esempio sciocco, ad una scuola per meccanici si insegna prima la Storia del tornio e la sua importanza nell'evoluzione dei Popoli, la struttura progettuale che vi sta alla base, la classificazione per tipi e usi, e poi si insegna a usarlo, se avanza tempo.Deluso

    Ci sono poi le assurdità riguardanti la scuole secondaria (forse anche l'università, non sono al corrente): raccontata da un amico che fa l'insegnante precario, ogni anno cambia istituto. Mentre è in aula professori capta la conversazione fra due "colleghi": "Sì, io ho un'esperienza di 30 anni nella gestione della sala dei bar, di insegnanti che conoscano la materia come me ce ne sono pochi". Non sto scherzando: questo insegnante ha la qualifica di "professore", lo stipendio equiparato a quello di insegnanti laureati e che hanno passato un concorso, e la sua materia si chiama se ho ben capito "sala bar"!
    L'Italia è passata dall'Arcadia più rarefatta a Disneyland, senza un passaggio intermedio, senza un compromesso fra i due.Triste


    > fast forward ai nostri giorni. il panorama è più
    > o meno rimasto quello. il trionfo è l'incontro di
    > giugno a Roma tra franceschini e Schmidt. da un
    > lato un innovatore, dall'altro lato un nostro
    > esperto poltromane retrogrado e
    > conservatore.
    > S: “Il sistema educativo italiano non forma
    > persone adatte al nuovo mondo. Serve un
    > cambiamento nel sistema d’istruzione
    > italiano”
    > f: “Ogni Paese ha la sua peculiarità, noi magari
    > abbiamo giovani più competenti in storia
    > medievale”

    Ahahaha, hanno detto davvero queste parole? Rotola dal ridere


    > salvo poi fare la coda nei negozi fuori la notte
    > quando esce il nuovo iphone o fare i numeri per
    > disfarsi del "vecchio" samsung galaxy 55s per il
    > 56s. in quel caso tecnologia si, sia mai che mi
    > perda un post su
    > facciobuchi.

    Questo aspetto però va precisato, perché non si è verificato solo in Italia: siamo d'accordo che un moderno smartphone è a tutti gli effetti un PC tascabile che incidentalmente telefona anche, solo che chi lo acquista pensa sia un gadget: diversamente gli acquirenti sarebbero molti di meno. Potere del marketing!
    C'era un epoca in cui le persone che odiavano i computer e quelli che ne erano appassionati non si incontravano mai, le prima non avrebbero mai intrapreso una carriera in un ambito in cui era necessario conoscerli, le seconde non si sarebbero mai messe in testa un modo per brevettare i movimenti delle dita sullo schermo o di costruire un giardino recintato. Oggi questa distinzione non ha più ragione di essere, i computer li usano tutti, anche quelli che ignorano di farlo.Deluso
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    Modificato dall' autore il 31 luglio 2014 13.32
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  • - Scritto da: Leguleio

    > Come dici tu, è un problema culturale, e riguarda
    > tutto il sistema di
    > formazione italiana, quindi l'informatica è una
    > delle tante vittime, non la cartina al tornasole
    > di un fenomeno nuovo.

    condivido al 100%, è proprio un problema di mentalità, l'esempio con l'informatica è solo l'aspetto che mi tocca da vicino per la mia vocazione.Occhiolino

    > le idee sono il principio di tutto, e la
    > realtà pratica e concreta discende
    > automaticamente da esse.

    non conoscevo Croce e Gentile ma hai centrato il punto, anche con gli esempi fatti.

    > L'Italia è passata dall'Arcadia più rarefatta a
    > Disneyland, senza un passaggio intermedio, senza
    > un compromesso fra i due.
    >Triste

    Mi viene in mente un editoriale di Corrado Giustozzi del 1998(!) su byte italia.
    http://www.nightgaunt.org/testi/byte/ed10.htm
    La parte importante è proprio "senza un passaggio intermedio" che nell'articolo è la parte del "non c'è stato il tempo", negli altri paesi il web ha causato meno danni perché si sono adeguati più in fretta. Non perché siano più intelligenti di noi ma solo perché il ricambio generazionale, il turnover imprenditoriale e politico insomma, ha ritmi molto più serrati che da noi. Basta guardare quel reparto geriatrico che chiamiamo "senato". Come si può pretendere di stare al passo con un età media che si avvicina ai 60 anni? Basta sentire debenedetti e le sue sfuriate contro il web, tassata il web, tassate le adsl, tassate tutti i device che si collegano in rete. idem per la siae no? invece di vedere un'opportunità la tecnologia è da sempre un nemico perché sovverte le vecchie abitudini. una sorta di neo luddismo.

    > Questo aspetto però va precisato, perché non si è
    > verificato solo in Italia: siamo d'accordo che un
    > moderno smartphone è a tutti gli effetti un PC
    > tascabile che incidentalmente telefona anche,
    > solo che chi lo acquista pensa sia un gadget:
    > diversamente gli acquirenti sarebbero molti di
    > meno. Potere del marketing!

    torno ancora all'articolo di Giustozzi. Non c'è stato il tempo per assorbire il web e a moltissima gente (specie da noi) nemmeno interessa. Come detto da te stesso l'esempio non è solo l'informatica, vedi appunto la questione dei POS sopra i 30 euro. Tornando agl'italiani; sono proprio inclini al conservatorismo, ostili al cambiamento. L'esempio del mobile lo faccio sempre perché vedo la gente usare questi cosi sempre per le stesse cose. Facciobuchi. Whatsapp. Instagram. Solo autocelebrazione e farsi gli affari altrui, creatività sempre poca. Non riesco ad indicare nemmeno un servizio di successo in ambito mobile che sia nato in italia.

    > C'era un epoca in cui le persone che odiavano i
    > computer e quelli che ne erano appassionati non
    > si incontravano mai, le prima non avrebbero mai
    > intrapreso una carriera in un ambito in cui era
    > necessario conoscerli, le seconde non si
    > sarebbero mai messe in testa un modo per
    > brevettare i movimenti delle dita sullo schermo o
    > di costruire un giardino recintato. Oggi questa
    > distinzione non ha più ragione di essere, i
    > computer li usano tutti, anche quelli che
    > ignorano di farlo.
    >Deluso

    La rivincita dei nerd no? Ricordo mia sorella ad esempio che snobbava sempre il mio feticismo informatico bollandolo come "da sfigati", idem per i videogame. Idem era quando s'interagiva con il sesso opposto, dalle superiori in poi. Dire che si faceva informatica era la condanna definitiva di un'eventuale scopata.
    Ora lo spazio per i neo-nerds (o geek che dir si voglia) è del tutto sdoganato, semplicemente sono tutti geek, sin da quando il coltivatore francese negli anni '90 controllava il meteo sul suo minitel.
    Alla fine abbiamo vinto noi nerd, e questo non ce lo può togliere nessuno.Sorride
    non+autenticato
  • - Scritto da: Leguleio

    > > fast forward ai nostri giorni. il panorama è
    > più
    > > o meno rimasto quello. il trionfo è
    > l'incontro
    > di
    > > giugno a Roma tra franceschini e Schmidt. da
    > un
    > > lato un innovatore, dall'altro lato un nostro
    > > esperto poltromane retrogrado e
    > > conservatore.
    > > S: “Il sistema educativo italiano non forma
    > > persone adatte al nuovo mondo. Serve un
    > > cambiamento nel sistema d’istruzione
    > > italiano”
    > > f: “Ogni Paese ha la sua peculiarità, noi
    > magari
    > > abbiamo giovani più competenti in storia
    > > medievale”
    >
    > Ahahaha, hanno detto davvero queste parole?
    > Rotola dal ridere

    dimenticavo:
    https://duckduckgo.com/?q=schmidt+franceschini+rom...
    leggere per credere.Triste
    non+autenticato
  • > > > fast forward ai nostri giorni. il
    > panorama
    > è
    > > più
    > > > o meno rimasto quello. il trionfo è
    > > l'incontro
    > > di
    > > > giugno a Roma tra franceschini e
    > Schmidt.
    > da
    > > un
    > > > lato un innovatore, dall'altro lato un
    > nostro
    > > > esperto poltromane retrogrado e
    > > > conservatore.
    > > > S: “Il sistema educativo italiano non
    > forma
    > > > persone adatte al nuovo mondo. Serve un
    > > > cambiamento nel sistema d’istruzione
    > > > italiano”
    > > > f: “Ogni Paese ha la sua peculiarità,
    > noi
    > > magari
    > > > abbiamo giovani più competenti in storia
    > > > medievale”
    > >
    > > Ahahaha, hanno detto davvero queste parole?
    > > Rotola dal ridere
    >
    > dimenticavo:
    > https://duckduckgo.com/?q=schmidt+franceschini+rom
    > leggere per credere.Triste

    Sì, mi chiedevo se esiste un video con la registrazione delle parole dette a quell'incontro pubblico. In Italia il virgolettato sta a indicare il pensiero del redattore, non dell'intervistato, almeno, spesso è così.A bocca storta

    Insomma, mi puzza in po' che abbia detto esattamente quello.
  • - Scritto da: Vindicator
    > Il rapporto degl'italiani con la tecnologia è un
    > problema
    > culturale.
    >
    > in brasile, nel 1985, iniziai a programmare a
    > scuola. con dei vecchi apple II. Logo e basic.
    > Fino al 1990, data del mio sventurato trasloco in
    > italia. niente programmazione fino al '93 quando
    > a scuola s'iniziò con il pascal. primo
    > mondo.
    > poi l'università, ingegneria informatica
    > ovviamente. siamo già nel 96. un po' di C, un po'
    > di matlab, fortran e tutta programmazione
    > "astratta". analisi numeriche, algoritmi per
    > trovare lo zero di una funzione e tutta robaccia
    > priva di qualunque senso, c'era l'esplosione del
    > web in quel periodo ma nemmeno un vago accenno a
    > cosa sia apache, http, a come mettere in piedi un
    > database su un server, ma guai a me a non saper
    > dimostrare le equazioni di maxwell. (se già l'ha
    > fatto lui che cazzo lo devo fare io a
    > fare?)
    > giusto un corso, validissimo ma comunque troppo
    > teorico, di basi di dati e qualche cenno su
    > intelligenza artificiale, il resto è stato tempo
    > sprecato, come dover ripetere in tre esami
    > diversi che un hardisk ha le tracce, settori,
    > cilindri, tempi di accesso e idiozie
    > simili.
    > veramente tempo e fatica sprecati. la cosa più
    > importante che mi è rimasta non era sui libri, ma
    > è il metodo. se una cosa non lo so c'è di sicuro
    > al mondo un libro che lo spiega, continua a
    > sbatterci il cranio e ti entrerà in
    > testa.
    >
    > avanti di 5 anni, grossa telco, lavoro come
    > consulente.
    > i nodi vengono al pettine. ingegneri informatici
    > che davanti ad un file tar.gz ti chiedono cosa
    > sia e come si apre. gente che davanti ad una
    > telnet non sa cosa fare, figuriamoci scrivere ssh
    > user@server. jconsole? ma che
    > è?
    >
    > fast forward ai nostri giorni. il panorama è più
    > o meno rimasto quello. il trionfo è l'incontro di
    > giugno a Roma tra franceschini e Schmidt. da un
    > lato un innovatore, dall'altro lato un nostro
    > esperto poltromane retrogrado e
    > conservatore.
    > S: “Il sistema educativo italiano non forma
    > persone adatte al nuovo mondo. Serve un
    > cambiamento nel sistema d’istruzione
    > italiano”
    > f: “Ogni Paese ha la sua peculiarità, noi magari
    > abbiamo giovani più competenti in storia
    > medievale”
    >
    > avanti cosi.
    >
    > poi ci sono i paradossi. ad esempio la questione
    > del POS per i pagamenti sopra i 30 euro. chi non
    > si fida, chi inneggia all'ennesima tassa
    > nascosta, chi invece "preferisco sempre i
    > contanti, mi clonano la carta, o magari non
    > funziona e come faccio, le cavallette, torquemada
    > e la cometa di
    > Halley".
    > salvo poi fare la coda nei negozi fuori la notte
    > quando esce il nuovo iphone o fare i numeri per
    > disfarsi del "vecchio" samsung galaxy 55s per il
    > 56s. in quel caso tecnologia si, sia mai che mi
    > perda un post su
    > facciobuchi.
    >
    > ecco, questa è la "informatizzazione" da noi.
    > idiozie da consumare, oggetti da esibire in
    > sostituzione del proprio complesso con l'apparato
    > riproduttivo o del proprio ego. provate ad
    > interagire via email con l'amministrazione
    > pubblica ad esempio, anzi, contate solo quante
    > dita usano per digitare su una
    > tastiera.
    >
    > siamo più indietro delle balle del cane.

    tu stai facendo un discorso relativo alle scuole specializzate in informatica, qui invece si sta discutendo di corsi per tutti da farsi alle scuole elementari e medie.
    non+autenticato
  • > tu stai facendo un discorso relativo alle scuole
    > specializzate in informatica, qui invece si sta
    > discutendo di corsi per tutti da farsi alle
    > scuole elementari e
    > medie.

    I due ambiti non sono indipendenti, ahimè. Quelli che dovranno insegnare alle scuole elementari e medie avranno appreso l'informatica presso questi istituti universitari, o comunque, avranno letto i testi di questi professori universitari. Di certo non l'hanno imparata al MIT.
    -----------------------------------------------------------
    Modificato dall' autore il 31 luglio 2014 15.07
    -----------------------------------------------------------
  • - Scritto da: Mario

    > tu stai facendo un discorso relativo alle scuole
    > specializzate in informatica, qui invece si sta
    > discutendo di corsi per tutti da farsi alle
    > scuole elementari e
    > medie.

    vedi sottoSorride

    > > in brasile, nel 1985, iniziai a programmare a
    > > scuola. con dei vecchi apple II. Logo e
    > basic.

    avevo 8 anni. otto. a quell'età mi viene difficile pensare di parlare "istruzione specializzata".

    invece in un istituto tecnico italiano niente programmazione fino alla 3°, con specializzazione in elettronica. mi sembra più grave no?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Vindicator
    > - Scritto da: Mario
    >
    > > tu stai facendo un discorso relativo alle
    > scuole
    > > specializzate in informatica, qui invece si
    > sta
    > > discutendo di corsi per tutti da farsi alle
    > > scuole elementari e
    > > medie.
    >
    > vedi sottoSorride
    >
    > > > in brasile, nel 1985, iniziai a
    > programmare
    > a
    > > > scuola. con dei vecchi apple II. Logo e
    > > basic.
    >
    > avevo 8 anni. otto. a quell'età mi viene
    > difficile pensare di parlare "istruzione
    > specializzata".
    >
    > invece in un istituto tecnico italiano niente
    > programmazione fino alla 3°, con
    > specializzazione in elettronica. mi sembra più
    > grave
    > no?
    si ma tu poi hai seguito un percorso di informatica e chi invece ha fatto altro? legge, architettura, medicina etc?
    Forse sarebbe meglio fare corsi di logica applicata ed imparare ad impostare un problema in uno pseudolinguaggio di programmazione (e qui non serve nemmeno il computer) che poi si evolverà in programmazione vera e propria per chi proseguirà per quella strada mentre per gli altri servirà per imparare ad affrontare i problemi con metodo scentifico.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Mario
    > - Scritto da: Vindicator
    > > - Scritto da: Mario

    > > no?

    > si ma tu poi hai seguito un percorso di
    > informatica e chi invece ha fatto altro ?
    > legge, architettura, medicina etc?

    > Forse sarebbe meglio fare corsi di logica
    > applicata ed imparare ad impostare un problema
    > in uno pseudolinguaggio di programmazione (e
    > qui non serve nemmeno il computer) che poi si
    > evolverà in programmazione vera e propria per
    > chi proseguirà per quella strada mentre per gli
    > altri servirà per imparare ad affrontare i
    > problemi con metodo scentifico.

    Ho un'idea !!!!
    Insegnamo logo intorno agli 8 anni...
    krane
    22544
  • - Scritto da: krane
    > - Scritto da: Mario
    > > - Scritto da: Vindicator
    > > > - Scritto da: Mario
    >
    > > > no?
    >
    > > si ma tu poi hai seguito un percorso di
    > > informatica e chi invece ha fatto altro ?
    > > legge, architettura, medicina etc?
    >
    > > Forse sarebbe meglio fare corsi di logica
    > > applicata ed imparare ad impostare un
    > problema
    > > in uno pseudolinguaggio di programmazione (e
    > > qui non serve nemmeno il computer) che poi si
    > > evolverà in programmazione vera e propria per
    > > chi proseguirà per quella strada mentre per
    > gli
    > > altri servirà per imparare ad affrontare i
    > > problemi con metodo scentifico.
    >
    > Ho un'idea !!!!
    > Insegnamo logo intorno agli 8 anni...
    questa potrebbe essere un'ottima soluzione.
    non+autenticato
  • " Per recuperare terreno i paesi membri devono iniziare programmi ad hoc nelle scuole "

    Niente di più sbagliato. Il problema non è nei programmi delle scuole, altrimenti la prima generazione di esperti del ramo, quella quasi completamente autodidatta e cresciuta solo a manuali (senza internet), non sarebbe mai apparsa.

    Il problema più grosso (fortemente italiano e in misura leggermente minore europeo) è che non esiste la carriera tecnica specialistica. Semplificando al massimo: se scrivi codice sei uno sfigato senza possibilità di crescita professionale. Oggi, per fare carriera, il primo prerequisito è abbandonare prima possibile le mansioni in cui si fa qualcosa che "deve funzionare". Per esempio, nella migliore delle ipotesi, se in una azienda sei il più bravo dei codificatori, nessuno si sognerà mai di promuoverti, altrimenti perderebbe il mulo più efficiente. Se invece sei poco più che mediocre, ma sai vendere pentole, magari diventi il suo capo.

    Una volta sistemato questo principio, il resto viene in automatico.
  • - Scritto da: bradipao
    > Oggi, per fare carriera, il primo
    > prerequisito è abbandonare prima possibile le
    > mansioni in cui si fa qualcosa che "deve
    > funzionare". Per esempio, nella migliore delle
    > ipotesi, se in una azienda sei il più bravo dei
    > codificatori, nessuno si sognerà mai di
    > promuoverti, altrimenti perderebbe il mulo più
    > efficiente. Se invece sei poco più che mediocre,
    > ma sai vendere pentole, magari diventi il suo
    > capo.

    Questo sara' anche vero, ma devi ribaltare il punto di vista.
    Fare carriera e' da sfigati!

    Fare carriera vuol dire vivere per lavorare, vuol dire avere due cellulari sempre accesi, reperibilita' 24 ore al giorno natale pasqua e ferragosto, per cosa?

    Molto meglio essere in grado di far andare bene le cose, che mentre le cose vanno bene hai tutto il temopo che vuoi, e alle 18:00 te ne vai fuori dalle balle a vivere la tua vita, e da domani ferie con telefono rigorosamente spento.

    > Una volta sistemato questo principio, il resto
    > viene in automatico.

    Lascia pure che gli incapaci facciano carriera.
    Tanto senza i tecnici che fanno girare gli ingranaggi, non vanno da nessuna parte.
  • "Fare carriera e' da sfigati!"

    Cavolo non vorrei proprio diventare uno di quei super manager incapaci che vengono pagati 100000 euro l'anno solo per scaldare la sedia.

    No, molto meglio passare le giornate a diventare scemi a cercare bug nel codice di altri.

    'mbutu
    non+autenticato
  • - Scritto da: Nome e cognome
    > "Fare carriera e' da sfigati!"
    >
    > Cavolo non vorrei proprio diventare uno di quei
    > super manager incapaci che vengono pagati 100000
    > euro l'anno solo per scaldare la sedia.

    Fare carriera non significa diventare manager. Di manager come li descrivi tu ce ne sono 30 o 40 contemporaneamente in Italia, non di più. Esistono anche i quadri.
  • - Scritto da: Leguleio
    > - Scritto da: Nome e cognome
    > > "Fare carriera e' da sfigati!"
    > >
    > > Cavolo non vorrei proprio diventare uno di
    > quei
    > > super manager incapaci che vengono pagati
    > 100000
    > > euro l'anno solo per scaldare la sedia.
    >
    > Fare carriera non significa diventare manager. Di
    > manager come li descrivi tu ce ne sono 30 o 40
    > contemporaneamente in Italia, non di più.
    > Esistono anche i
    > quadri.

    Secondo te ci sono solo 30 manager in tutta Italia che prendono più di 100mila Euro? Ma per favore.
    non+autenticato
  • - Scritto da: ...
    > - Scritto da: Leguleio
    > > - Scritto da: Nome e cognome
    > > > "Fare carriera e' da sfigati!"
    > > >
    > > > Cavolo non vorrei proprio diventare uno di
    > > quei
    > > > super manager incapaci che vengono pagati
    > > 100000
    > > > euro l'anno solo per scaldare la sedia.
    > >
    > > Fare carriera non significa diventare manager.
    > Di
    > > manager come li descrivi tu ce ne sono 30 o 40
    > > contemporaneamente in Italia, non di più.
    > > Esistono anche i
    > > quadri.
    >
    > Secondo te ci sono solo 30 manager in tutta
    > Italia che prendono più di 100mila Euro? Ma per
    > favore.

    Non avevo fatto caso alla cifra, che in effetti è decisamente bassa, per un vero manager.Con la lingua fuori
    Se ci atteniamo alla definizione di "super manager", in ogni caso, non sono affatto numerosi. Questi sono esempi di "super manager":

    http://www.liberatebarabba.it/index.php?option=com...
  • - Scritto da: Leguleio
    > - Scritto da: ...
    > > - Scritto da: Leguleio
    > > > - Scritto da: Nome e cognome
    > > > > "Fare carriera e' da sfigati!"
    > > > >
    > > > > Cavolo non vorrei proprio
    > diventare uno
    > di
    > > > quei
    > > > > super manager incapaci che vengono
    > pagati
    > > > 100000
    > > > > euro l'anno solo per scaldare la
    > sedia.
    > > >
    > > > Fare carriera non significa diventare
    > manager.
    > > Di
    > > > manager come li descrivi tu ce ne sono
    > 30 o
    > 40
    > > > contemporaneamente in Italia, non di
    > più.
    > > > Esistono anche i
    > > > quadri.
    > >
    > > Secondo te ci sono solo 30 manager in tutta
    > > Italia che prendono più di 100mila Euro? Ma
    > per
    > > favore.
    >
    > Non avevo fatto caso alla cifra, che in effetti è
    > decisamente bassa, per un vero manager.
    >Con la lingua fuori
    > Se ci atteniamo alla definizione di "super
    > manager", in ogni caso, non sono affatto
    > numerosi. Questi sono esempi di "super
    > manager":
    >
    > http://www.liberatebarabba.it/index.php?option=com

    Ci sono manager di vari livelli. In ogni caso quelli che guadagnano più di 100mila Euro in Italia saranno migliaia.
    non+autenticato
  • > > Non avevo fatto caso alla cifra, che in
    > effetti
    > è
    > > decisamente bassa, per un vero manager.
    > >Con la lingua fuori
    > > Se ci atteniamo alla definizione di "super
    > > manager", in ogni caso, non sono affatto
    > > numerosi. Questi sono esempi di "super
    > > manager":
    > >
    > >
    > http://www.liberatebarabba.it/index.php?option=com
    >
    > Ci sono manager di vari livelli. In ogni caso
    > quelli che guadagnano più di 100mila Euro in
    > Italia saranno
    > migliaia.

    Quelli che guadagnano più di 100 000 euro l'anno è una definizione un po' generica. Quelli "super" che guadagnano più di 100 000 euro solo per scaldare la sedia e che sono incapaci, come ha scritto Nome e cognome, individua già una categoria più specifica, e lascia intendere che si parla esclusivamente di manager pubblici.
  • - Scritto da: Leguleio
    > > > Non avevo fatto caso alla cifra, che in
    > > effetti
    > > è
    > > > decisamente bassa, per un vero manager.
    > > >Con la lingua fuori
    > > > Se ci atteniamo alla definizione di
    > "super
    > > > manager", in ogni caso, non sono affatto
    > > > numerosi. Questi sono esempi di "super
    > > > manager":
    > > >
    > > >
    > >
    > http://www.liberatebarabba.it/index.php?option=com
    > >
    > > Ci sono manager di vari livelli. In ogni caso
    > > quelli che guadagnano più di 100mila Euro in
    > > Italia saranno
    > > migliaia.
    >
    > Quelli che guadagnano più di 100 000 euro
    > l'anno è una definizione un po' generica. Quelli
    > "super" che guadagnano più di 100 000 euro solo
    > per scaldare la sedia e che sono incapaci, come
    > ha scritto Nome e cognome, individua già una
    > categoria più specifica, e lascia intendere che
    > si parla esclusivamente di manager
    > pubblici

    Ne dubito, e se intendeva quello sbaglia visto che io ne ho conosciuti personalmente di manager del genere e nessuno di questi era dipendente pubblico.
    non+autenticato
  • sono estremamente convinto che si dovrebbe far di tutto per non alfabetizzarle affatto, non è l'istruzione e il saper usare il computer che serve a queste persone. Lo spirito critico non lo avranno mai, con o senza manuale, e chi è interessato lo imparerà da solo. Basta vedere la gente che si è iscritta a facebook per capire la qualità dell'utenza.
  • Tu fai di tutta l'utenza un fascio ma non tutte le persone iscritte a FB sono ignoranti come hai scritto Occhiolino
    non+autenticato
  • - Scritto da: UvaMarcia
    > Tu fai di tutta l'utenza un fascio ma non tutte
    > le persone iscritte a FB sono ignoranti come hai
    > scritto
    > Occhiolino
    Però aiuta.
    non+autenticato
  • Verissimo!
    Alcuni lo sono mooooolto di piu' di quello che ha scritto!A bocca aperta
    Comunque non bisogna preoccuparsi. Tutta genta che vota compra i giornali e guarda la televisione. La loro funzione la svolgono pienamente.
    non+autenticato
  • - Scritto da: MicroShit Supporter
    > Verissimo!
    > Alcuni lo sono mooooolto
    > di piu' di quello che ha scritto!
    >A bocca aperta
    > Comunque non bisogna preoccuparsi. Tutta genta
    > che vota compra i giornali e guarda la
    > televisione. La loro funzione la svolgono
    > pienamente.

    No, per fortuna almeno i giornali hanno smesso di comprarli.
    E i giornali, uno dopo l'altro, chiudono baracca e burattini.
  • - Scritto da: panda rossa
    > - Scritto da: MicroShit Supporter
    > > Verissimo!
    > > Alcuni lo sono mooooolto
    >

    >
    > > di piu' di quello che ha scritto!
    > >A bocca aperta
    > > Comunque non bisogna preoccuparsi. Tutta
    > genta
    > > che vota compra i giornali e guarda la
    > > televisione. La loro funzione la svolgono
    > > pienamente.
    >
    > No, per fortuna almeno i giornali hanno smesso di
    > comprarli.
    > E i giornali, uno dopo l'altro, chiudono baracca
    > e
    > burattini.
    l'eliminazione dei giornali prima e dei giornalisti poi è cosa molto gradita ai poteri forti, gli unici che ne traggono un reale vantaggio.
    non+autenticato
  • - Scritto da: pietro
    > - Scritto da: panda rossa
    > > - Scritto da: MicroShit Supporter
    > > > Verissimo!
    > > > Alcuni lo sono mooooolto
    > >

    > >
    > > > di piu' di quello che ha scritto!
    > > >A bocca aperta
    > > > Comunque non bisogna preoccuparsi.
    > Tutta
    > > genta
    > > > che vota compra i giornali e guarda la
    > > > televisione. La loro funzione la
    > svolgono
    > > > pienamente.
    > >
    > > No, per fortuna almeno i giornali hanno
    > smesso
    > di
    > > comprarli.
    > > E i giornali, uno dopo l'altro, chiudono
    > baracca
    > > e
    > > burattini.
    > l'eliminazione dei giornali prima e dei
    > giornalisti poi è cosa molto gradita ai poteri
    > forti, gli unici che ne traggono un reale
    > vantaggio.

    Non confondere giornalai con informazione.
    Ogni quotidiano che chide e' uno strumento in meno in mano ai poteri forti per pilotare l'informazione.

    Ogni lettore di quotidiano che chiude, andra ad informarsi in rete dove e' possible trovare informazione libera.
  • - Scritto da: panda rossa
    > - Scritto da: pietro
    > > - Scritto da: panda rossa
    > > > - Scritto da: MicroShit Supporter
    > > > > Verissimo!
    > > > > Alcuni lo sono mooooolto
    > > >

    > > >
    > > > > di piu' di quello che ha scritto!
    > > > >A bocca aperta
    > > > > Comunque non bisogna preoccuparsi.
    > > Tutta
    > > > genta
    > > > > che vota compra i giornali e
    > guarda
    > la
    > > > > televisione. La loro funzione la
    > > svolgono
    > > > > pienamente.
    > > >
    > > > No, per fortuna almeno i giornali hanno
    > > smesso
    > > di
    > > > comprarli.
    > > > E i giornali, uno dopo l'altro, chiudono
    > > baracca
    > > > e
    > > > burattini.
    > > l'eliminazione dei giornali prima e dei
    > > giornalisti poi è cosa molto gradita ai
    > poteri
    > > forti, gli unici che ne traggono un reale
    > > vantaggio.
    >
    > Non confondere giornalai con informazione.
    > Ogni quotidiano che chide e' uno strumento in
    > meno in mano ai poteri forti per pilotare
    > l'informazione.
    >
    > Ogni lettore di quotidiano che chiude, andra ad
    > informarsi in rete dove e' possible trovare
    > informazione
    > libera.
    di solito passa alla TV
    non+autenticato
  • E credi che sia in grado di capire se un'informazione letta in rete è vera, falsa, di parte o altro?
    non+autenticato
  • Considerano che buona parte dell'informazione dei giornali in italia è fazionata sia commercialmente che politicamente, non credo proprio, anzi quando chiude una testa, solitamente è perchè si vuole risparmiare sulle voci "di partito" oppure perchè la gente comincia a non comprare certe schifezze, perchè decadute.

    Difficilmente un giornale fallisce per incapacità manageriale, visto che buona parte delle testate giornalistiche sono foraggiate dello stato.

    (Pubblico è una mosca bianca, fallita per incapacità).
  • - Scritto da: Sg@bbio
    > Considerano che buona parte dell'informazione dei
    > giornali in italia è fazionata sia
    > commercialmente che politicamente, non credo
    > proprio, anzi quando chiude una testa,
    > solitamente è perchè si vuole risparmiare sulle
    > voci "di partito" oppure perchè la gente comincia
    > a non comprare certe schifezze, perchè
    > decadute.
    >
    > Difficilmente un giornale fallisce per incapacità
    > manageriale, visto che buona parte delle testate
    > giornalistiche sono foraggiate dello
    > stato.
    >
    > (Pubblico è una mosca bianca, fallita per
    > incapacità).
    i giornali che ricevono un finanziamento pubblico sono i giornali di partito, gli altri è da un po' di anni che non ricevono più alcun finanziamento.
    I giornali sopravvivono solo per la pubblicità perchè se fosse per le copie vendute avrebbero chiuso tutti da un bel po'.
    non+autenticato
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