Brevetti SW: UE sull'orlo dell'abisso

Cosa si cela dietro alle pressioni americane sull'Europa, pressioni pensate per introdurre i brevetti su tecniche e algoritmi di programmazione? Un pericolo serio

Brevetti SW: UE sull'orlo dell'abissoWeb (internet) - La pratica del brevetto era sconosciuta per il software fino a quando, per una distorta interpretazione di una sentenza statunitense, si è dato sconsideratamente il via ai brevetti anche in questo campo.

L'UNDP, United Nations Development Program, nel suo Human Development Report 1999, fa notare come gli accordi TRIPS (acronimo di Trade Related aspects of Intellectual Property Rights) del 1986 sul brevetto, fossero tesi ad evitare fenomeni come la contraffazione di prodotti manifatturieri. Nel campo informatico, come in quello letterario e musicale, questo compito è assolto pienamente dal copyright. Nel rapporto si mostra pure come gli originari intenti dei brevetti siano stati dirottati verso altri scopi a dir poco discutibili; questi argomenti sono trattati nel capitolo 2 del sopracitato documento.

Nonostante grandi gruppi come Oracle, Adobe e altri, sostengano che i brevetti software siano più dannosi che utili, il sistema legislativo degli Stati Uniti ha permesso che negli ultimi dieci anni venissero depositati un gran numero di brevetti su elementari tecniche di programmazione. Gli attuali 30.000 brevetti software registrati ogni anno in America iniziano ora ad essere utilizzati per attaccare ed eliminare le software-houses concorrenti.
Il 24 Giugno 1999, a Parigi, i paesi europei membri della Convenzione di Monaco si sono riuniti per discutere il problema. La posizione è stata di attendere ancora un anno prima di prendere una decisione definitiva circa l'articolo 52.2, secondo cui i programmi per computers non sono brevettabili in quanto tali.

Il Segretario di Stato francese Christian Pierret ha sottolineato la necessità di studiare l'impatto economico dei brevetti sull'industria del software.

E ' in fase di preparazione una direttiva della U.E. volta a chiarire ed armonizzare le regole relative ai brevetti software. Questa iniziativa è quanto mai necessaria, e la pubblicazione della proposta è prevista verso la fine del corrente anno; occorreranno poi altri 12 mesi di approfondimenti prima del varo definitivo della direttiva.

Purtroppo l'attuale orientamento della Commissione Europea (DGXV) sembra essere a favore dei brevetti software, nonostante i molti esempi di brevetti banali senza applicazioni industriali depositati al solo scopo di creare un'arma legale contro la concorrenza.

Non è stato fatto nessuno studio economico volto a chiarire l'impatto dei brevetti software sull'industria informatica. Una direttiva favorevole ai brevetti creerebbe molta incertezza giuridica, e potrebbe mettere in crisi l'intera piccola e media industria del software in Europa, ostacolando la competizione e, nel medio periodo, rallentando l'innovazione e gli investimenti in questo settore.

In Europa, attualmente, i programmi per computers non possono essere brevettati in quanto tali. Questo costituisce per l'industria europea un notevole vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti di USA e Giappone, vantaggio che è destinato ad amplificarsi con la diffusione massiccia delle nuove tecnologie informatiche e in particolare di Internet, anche nel vecchio continente.

Non stupisce quindi che i colossi americani del software stiano premendo per eliminare questa disparità, facendo pressioni politiche e commerciali affinché anche da noi venga adottata una politica favorevole ai brevetti software.

Numerosi esponenti di primo piano dell'industria informatica europea hanno espresso le loro perplessità circa la ventilata modifica della normativa vigente. Nella situazione attuale il copyright è lo strumento attraverso il quale i produttori di software, specie le piccole e medie imprese, possono proteggere i propri investimenti in tutto il mondo.

Potenti "lobbies" d'oltreoceano, finora in difficoltà nell? intervenire sulle singole e frammentate realtà nazionali, vedono ora nel processo di integrazione europea la chiave per influenzare i processi economici e le decisioni politiche, esercitando pressioni sugli organi decisionali centralizzati della UE.
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