Claudio Tamburrino

Cina, instant messaging represso

Addio all'anonimato in nome della responsabilitÓ sui contenuti dei messaggi: gli utenti saranno schedati e solo alcuni account potranno inviare comunicazioni ritenute "a sfondo politico"

Roma - Il governo cinese ha rafforzato il controllo sulle comunicazioni online: per chiudere il cerchio del suo tecnocontrollo è ora intervenuto sui servizi di instant messaging, ed in particolare nei confronti di WeChat, l'app di questo genere più diffusa nel paese.

La nuova normativa adottata da Pechino obbligherà gli utenti ad utilizzare nomi veri al momento della registrazione: ufficialmente - come spiegano le autorità - questo dovrebbe contribuire a favorire lo sviluppo "sano e veloce" di questo nuovo settore, salvaguardando al contempo la sicurezza nazionale e l'interesse pubblico.

Lo scopo principale, si può intuire facilmente, è tuttavia la volontà di individuare eventuali responsabilità sui contenuti delle comunicazioni eventualmente scomodi per Pechino. Il tutto, nascosto dietro alle minacce di "terrorismo, violenza e pornografia", invocate da Pechino per giustificare l'intervento e tutelare i cittadini "tra cui si stavano diffondendo sentimenti amari a tal riguardo".
Con lo stesso obiettivo di lotta al terrorismo, d'altra parte, sono stati bloccati gli omologhi servizi di messaggistica stranieri: in particolare l'app coreana KakaoTalk e la giapponese Line. Secondo Pechino vi sarebbero le prove che queste app fossero usate per complottare ed incitare gli attacchi contro il Paese.

La Cina è uno dei pochi paesi che ha un apparato propagandistico e censorio così forte da riuscire efficacemente a controllare i contenuti online: da un lato ha uno stretto contenuto su quelli pubblicati dagli utenti, dall'altro obbliga alla censura le aziende che vogliono operare nel paese. Ma la Grande Muraglia digitale non vuole lasciare nulla al caso ed è per questo che l'ultimo obiettivo individuato sonostati proprio i servizi di messaggistica istantanei recentemente sviluppatesi nel Paese.

D'altra parte, già nel 2006 Pechino aveva parlato della volontà di controllare e censurare le chat legate a Skype, facendo scattare l'allarme alla digitazione di alcune parole non tollerate dal regime.

In base alla nuova normativa, i servizi di messaggistica istantanea dovranno far registrare gli utenti con il proprio vero nome ed ogni account dovrà passare attraverso il controllo dei service provider prima di essere qualificato per la comunicazione.

Se un utente utilizzerà tali servizi per diffondere contenuti illegali, allora le autorità lo avvertiranno della violazione, ne limiteranno le comunicazioni, arrivando eventualmente fino a bloccarne l'account.

Inoltre, solo determinati account approvati dalle autorità potranno raggiungere un pubblico più vasto e condividere notizie considerate a sfondo politico: tutti gli altri account che finora hanno operato condividendo news, in rappresentanza di qualche celebrità o delle aziende, dovranno passare per il vaglio di Pechino o non condividere più certi contenuti.

Claudio Tamburrino
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