Il Web non si libera di Eolas

Una sentenza conferma le proprietà di Eolas su alcune delle tecnologie-chiave della rete. In allarme il W3C. Microsoft dovrà pagare 521 milioni di dollari e fermare Internet Explorer ma andrà in appello. Preoccupazione alle stelle

Il Web non si libera di EolasChicago (USA) - In molti speravano che la sentenza sui brevetti di Eolas pronunciata nelle scorse ore avrebbe finalmente liberato il Web da quello che è diventato un incubo. Così non è stato e un giudice federale ha stabilito che Microsoft dovrà versare ad Eolas 512 milioni di dollari e cambiare radicalmente i propri software per Internet. Il problema, come noto, non riguarda certo la sola Microsoft ma le tecnologie stesse che stanno dietro a una parte consistente del web. Per questo la preoccupazione del World Wide Web Consortium tocca in queste ore nuove vette.

Il giudice ha quindi sostanzialmente confermato quanto già stabilito lo scorso agosto sul caso che oppone Eolas a Microsoft e ha sottolineato come Microsoft debba considerarsi diffidata dal continuare a diffondere un software, in particolare il suo browser, che può contenere tecnologie brevettate da Eolas. Ma, e questo è fondamentale, ha stabilito che questa ingiunzione sarà efficace solo al termine dell'appello, appello che Microsoft dovrebbe presentare già nelle prossime ore.

I brevetti che Eolas ha in mano e che sono stati finora inutilmente osteggiati in tribunale, coprono tecnologie che permettono a browser come Internet Explorer di gestire plugin e applet. Una situazione che il presidente del Consortium, uno dei padri del Web, Tim Berners-Lee ha già stigmatizzato. "L'impatto del brevetto 906 - ha dichiarato recentemente Berners-Lee - va ben oltre quello su un singolo produttore di software. L'esistenza del brevetto e delle richieste di licenza che ne sono conseguenza spingono molti sviluppatori di browser web, di pagine web e molti altri importanti operatori del web ad uscire dagli standard tecnici fondamentali che consentono al web di funzionare come sistema coerente. In molti casi, coloro che saranno costretti a spendere per cambiare le pagine web o le applicazioni software nemmeno lo violano quel brevetto (sempre che sia valido). Data l'interdipendenza delle tecnologie web, chi ha realizzato pagine web o sviluppato software web basandosi su standard dovrà ora riadattare i propri sistemi per gestire le deviazioni dallo standard imposte dal brevetto 906".
In ballo, dunque, c'è un pezzo importante del presente e del futuro del Web. Contro Eolas il W3C ha schierato un panel di esperti che sta tentando di trovare la prova di usi precedenti di tecnologie poi brevettate dall'azienda, la cosiddetta prior art, che potrebbe invalidare i brevetti Eolas.

Il caso Eolas, proprio perché così eclatante, segnala però alle autorità americane che hanno responsabilità sul contestato sistema dei brevetti, che le cose non vanno lisce come dovrebbero. Una situazione talmente evidente da aver spinto ad alcune clamorose dichiarazioni Tim Murris, chairman della Commissione federale sul Commercio, secondo cui è ora di ripensare ai brevetti americani, anche alla luce delle diverse decisioni assunte dall'Unione Europea.

Sia come sia, ora il caso lo decideranno i tribunali che, per il momento, sono indotti a dar ragione ad Eolas. Microsoft, da parte sua, ritiene che alla fine del processo legale sulla questione i brevetti di Eolas saranno riconosciuti non validi. C'è anche la possibilità che questi brevetti siano dichiarati nulli persino dall'Ufficio americano dei brevetti, l'ente che li ha rilasciati, che ha recentemente espresso dubbi sulle proprietà intellettuali di Eolas.

Da parte sua Eolas ha invece applaudito, com'è comprensibile, la decisione delle scorse ore spiegando che "la sentenza rende inevitabile il ricorso in appello e questo ci porta un passo più vicino alla risoluzione del caso che è, naturalmente, quello che noi vorremmo". "Microsoft - ha ammesso uno degli avvocati dell'azienda - è un avversario difficile". L'impressione però è che in appello Eolas troverà schierati non solo i legali di Microsoft ma anche gli esperti del Consortium, gli sviluppatori e quanti altri ritengono di doversi impegnare per evitare che quei brevetti schiaccino lo sviluppo di internet.
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