Gaia Bottà

UK: il search isoli i pirati

Non bastano le rimozioni dai risultati di ricerca dei link ai siti illegali segnalati dai detentori dei diritti: Google, Microsoft e Yahoo devono collaborare di più. O saranno costretti a farlo per legge

Roma - Ricevono quotidianamente milioni di richieste da parte dei detentori dei diritti, segnalazioni che vagliano al fine di eliminare dai risultati offerti ai netizen i link ai siti che spacciano materiale in violazione del diritto d'autore. Ma questo impegno da parte dei motori di ricerca non basta alle autorità del Regno Unito: se la collaborazione da parte degli intermediari non si mostrerà più concreta, si ammonisce, il legislatore potrebbe mettersi al lavoro per trasformare in prescrizione quello che ora è autoregolamentazione.



L'industria della musica britannica è fiorente, ha commentato il ministro alla Cultura del Regno Unito Sajid Javid nel corso di un evento organizzato dalla British Phonographic Industry (BPI), vale 4,5 miliardi di sterline, e "l'avvento di nuove tecnologie, nuove piattaforme e nuovi modi di condividere e fruire la musica ha creato grandi opportunità". Il ritornello, però, è noto: questo cambiamento, denuncia Javid sottolineando che ogni trimestre 200 milioni di brani musicali circolano illegalmente, "reca con sé delle sfide e dei pericoli per l'industria della musica".
"La violazione del copyright è un furto puro e semplice - ha tuonato il Ministro - ed è vitale che si tenti di ridurla".

Il Regno Unito sta già operando alacremente con numerose iniziative, fra l'entrata a regime del Digital Economy Act e la attività instancabile della Police Intellectual Property Crime Unit (PIPCU), divisione della Polizia londinese recentemente istituita con 2,5 milioni di sterline proprio per reprimere per le violazioni del copyright. Tutte soluzioni che comportano uno sforzo congiunto da parte delle autorità statali e dell'industria di settore: ma secondo Javid "non spetta solo al governo e all'industria della musica risolvere questo problema".
Se è vero che gli intermediari della Rete, che si stanno facendo carico di collaborare per contribuire a reprimere la pirateria laddove diventa business negando ai siti pirata i flussi pubblicitari e la visibilità presso i risultati di ricerca, questo impegno non sarebbe ancora sufficiente a garantire quell'equilibrio collaborativo che pone l'industria del copyright, il governo e le aziende che operano nel settore della tecnologia "ai vertici di un unico triangolo" nella tutela del diritto d'autore. È per questo motivo che il Ministro ha indirizzato una missiva all'attenzione di Google, Microsoft e Yahoo, in cui intima di "bloccare i risultati di ricerca che conducono le persone a siti illegali".

Google, per citare un esempio, ha ricevuto da BPI segnalazioni di violazione per un totale di 96.314.375 URL: si tratta dell'organizzazione più attiva nell'ambito delle richieste di rimozione che hanno per sfondo il diritto d'autore. Mountain View le ha attentamente vagliate e ha rimosso dai propri risultati di ricerca i link ritenuti illegali. La collaborazione della Grande G, che da tempo si adopera per contribuire a perseguire la repressione della pirateria in uno sforzo in equilibrio fra istanze che stridono e compromessi fra le parti, potrebbe diventare obbligatoria per legge, secondo quanto ventila il Ministro della Cultura britannico: "se non vedremo dei progressi concreti - ha ammonito - penseremo a valutare un approccio legislativo".

Gaia Bottà
Notizie collegate
  • AttualitàUK, infiltrazioni antipirateriaIn luogo dei marchi pubblicizzati, banner che segnalano l'illegalità del sito pirata che si sta consultando. Il Regno Unito vuol soffocare la pirateria passando dall'advertising
  • BusinessUE: la proprietà intellettuale conta sui privatiResponsabilizzazione e coinvolgimento degli intermediari e di tutti gli anelli della catena del valore: l'Europa annuncia le strategie per una più solida tutela del diritto d'autore e della proprietà industriale
  • AttualitàItalia, un tridente per soffocare la pirateriaGli operatori dell'advertising online fanno quadrato con l'industria dei contenuti: IAB Italia, FAPAV e FPM collaboreranno per privare i siti che lucrano sui contenuti pirata della loro ragion d'essere, la pubblicità. Gli utenti italiani non sono più nel mirino
10 Commenti alla Notizia UK: il search isoli i pirati
Ordina
  • ...a reagire e pure di corsa.
    Di fatto questa è censura e la censura rende i motori di ricerca meno affidabili, incrementando la domanda da parte del mercato, di search affidabili.
    Il che porta i clienti a "cercare" altrove.
    Le strategie che pagano son quelle di offrire contenuti a prezzi ragionevoli, in tempi adeguati e di bastonare chi LUCRA sui contenuti pirata.

    Il resto non funziona.
  • > Le strategie che pagano son quelle di offrire
    > contenuti a prezzi ragionevoli, in tempi adeguati
    > e di bastonare chi LUCRA sui contenuti
    > pirata.

    La legislazione attua una distinzione fra i due comportamenti, Giappone a parte, ma per le case discografiche e cinematografiche il danno è uguale, che la condivisione sia a titolo gratuito oppure vi sia un mercato dietro.

    Aggiungi che tecnicamente non è per nulla facile colpire solo chi lucra sulle condivisioni, bisognerebbe avere un agente della polizia postale ad ogni connessione internet del mondo. Queste proposte, perché non sono altro che proposte, cercano di prevenire il danno.
  • Prima di tutto occorrerebbe regolamentare i danni di chi viene ingiustamente bannato (e in alcuni casi denunciato via tribunale civile e penale) dalle errate segnalazioni delle Media Company.
    A tutt'oggi il diritto delle varie nazioni non prevede "altro che scuse" al riguardo, se le accuse di violazioni sono false.
    Non vi è garantito nulla come riparazione del danno per "bannazione" dai motori di ricerca, ne per denuncia, ne per cause civili e7o penali (ovviamente se queste vengono archiviate).
    Viceversa le Media Company hanno avuto negli ultimi anni delle leggi di compensazione del danno che a detta di tutti gli economisti accademici non di parte, sono "fuori realtà" (attenendosi al danno economico effettivo). Il legislatore e le procedure giudiziali hanno "dato" alla company danneggiata una rivalsa economica, usando il detto "colpisci GRAVEMENTE uno, per educarne 100". E nel contempo per quella spaurita minoranza non colpevole, per quell'uno colpito ingiustamente non hanno previsto niente a compensazione. Al max le scuse se la Media Company vuole farle.

    Se un sevizio/sito web viene ingiustamente bannato da google & affini dal loro search, dopo averlo appurato (dopo mesi di tempo) al danneggiato non è previsto nulla: se facesse causa (e non vi è legislazione specifica al momento) rischia di vedersi rimpallarsi la palla tra i responsabili del search e la company, rischia di vedere delle spese processuali esagerate da sostenere e al fine se riesce ad ottenere un compenso per il danno, non riuscirebbe a rientravi di tutte le spese (danno + avvocati + processi) e tempi persi.
    Dicasi la stessa cosa in caso di denuncia e processo da parte della Media Company: solo se ostinatamente la Media Company arivasse in fondo il danneggiato incolpevole avrebbe di che rifarsi. Ma quale sarebbe la Società che stupidamente appurato che il loro accusato è incolpevole (e sopratutto che può provarlo) andrebbe in fondo ad un processo?

    Se le Media Company vogliono che GIUSTAMENTE(?) il search deve bannare i colpevoli che loro segnalano, se GIUSTAMENTE(?) possono richiedere risarcimenti folli e non reali (relativamente al danno); allora DEBBONO GIUSTAMENTE, anche accettare che chi ingiustamente è da loro colpevolizzato, può LEGALMENTE pretendere un danno altrettanto esagerato e fuori realtà (rispetto al danno subito)!
  • > Prima di tutto occorrerebbe regolamentare i danni
    > di chi viene ingiustamente bannato (e in alcuni
    > casi denunciato via tribunale civile e penale)
    > dalle errate segnalazioni delle Media
    > Company.
    > A tutt'oggi il diritto delle varie nazioni non
    > prevede "altro che scuse" al riguardo, se le
    > accuse di violazioni sono
    > false.
    > Non vi è garantito nulla come riparazione del
    > danno per "bannazione" dai motori di ricerca, ne
    > per denuncia, ne per cause civili e7o penali
    > (ovviamente se queste vengono
    > archiviate).

    Internet è ancora un terreno vergine per una serie di leggi, e non si sa bene come applicarle e in che prospettiva.
    Detto questo, non mi vengono in mente casi concreti in cui vi sia un danno quantificabile e dimostrabile a causa di segnalazioni errate.
    Se si viene trascinati in tribunale senza un motivo, le modalità di risarcimento sono già previste dal codice, come per qualsiasi altra causa.


    > Viceversa le Media Company hanno avuto negli
    > ultimi anni delle leggi di compensazione del
    > danno che a detta di tutti gli economisti
    > accademici non di parte, sono "fuori realtà"
    > (attenendosi al danno economico effettivo).

    Cosa sono le leggi di compensazione del danno? Sento questa espressione per la prima volta.



    > Il
    > legislatore e le procedure giudiziali hanno
    > "dato" alla company danneggiata una rivalsa
    > economica, usando il detto "colpisci GRAVEMENTE
    > uno, per educarne 100".

    Non ho letto questa frase nei codici penali. L'ho vista sì in passato, in alcuni volantini delle Brigate Rosse (in realtà pare sia di Mao). Forse stai facendo un po' di confusione.
    Nella giustizia terrena si colpisce sempre uno per educarne 100, a volte 1000. Per tutti i reati . Non ci sono le risorse per colpire tutti e 100, si mettono le mani su quello per cui si trovano prove, o testimonianze... e si lasciano perdere gli altri 99.
    Nella giustizia divina, per chi ci crede, è diverso.


    > E nel contempo per quella
    > spaurita minoranza non colpevole, per quell'uno
    > colpito ingiustamente non hanno previsto niente a
    > compensazione. Al max le scuse se la Media
    > Company vuole
    > farle.

    Ma di nuovo, hai dei casi concreti di danno? Altrimenti parliamo solo di arida teoria.


    > Dicasi la stessa cosa in caso di denuncia e
    > processo da parte della Media Company: solo se
    > ostinatamente la Media Company arivasse in fondo
    > il danneggiato incolpevole avrebbe di che
    > rifarsi. Ma quale sarebbe la Società che
    > stupidamente appurato che il loro accusato è
    > incolpevole (e sopratutto che può provarlo)
    > andrebbe in fondo ad un
    > processo?

    Anche qui ti pregherei di essere più chiaro: che intendi esattamente per andare a fondo? E quali sono i danni al privato da una causa in tribunale che nemmeno comincia?


    > Se le Media Company vogliono che GIUSTAMENTE(?)
    > il search deve bannare i colpevoli che loro
    > segnalano, se GIUSTAMENTE(?) possono richiedere
    > risarcimenti folli e non reali (relativamente al
    > danno); allora DEBBONO GIUSTAMENTE, anche
    > accettare che chi ingiustamente è da loro
    > colpevolizzato,

    Anche tu con questo errore. Qui su PI sta diventando un virus.Sorride

    Colpevolizzare = far sentire colpevole; caricare di sensi di colpa.
    Accusare = muovere un’accusa a qualcuno; denunciare qualcuno all’autorità giudiziaria.


    > può LEGALMENTE pretendere un
    > danno altrettanto esagerato e fuori realtà
    > (rispetto al danno
    > subito)!

    Ma quali sono questi "danni fuori dalla realtà"? Ancora non ho capito bene di che cosa parli.
  • del copyright riascoltano quello che dicono ? IMHO E' evidente che non si riascoltano e si appoggiano a dei consulenti che ne capiscono molto meno di loro.
    Se i motori di ricerca non indicizzassero più i siti pirata, questi siti di fatto diventerebbero solo invisibili. Senza scomodare torrent/emule ci sono decine di filehosting non indicizzati dai motori di ricerca e che contengono terabyte di materiale pirata di tutti i generi. Mi piacerebbe sapere chi è che oggi fa ancora uso di un motore di ricerca per cercare materiale pirata. E' evidente che brancolano nel buio totale altrimenti non sparerebbero cazz*te di tale portata.
    non+autenticato
  • Ma non se ne puo' piu'! uno e' li tranquillo che strascaricare tera di roba (che non sentira' mai, ma e' un altro discorso) e il solito senatore al soldo dei riccastri si mette di mezzo a blaterare cazzate.
    non+autenticato
  • mega.co.nz (quella che un certo signore qui diceva che non ascoltava le segnalazioni) rimuove (e pure più volte) su segnalazione l'album di Kim Dotcom, ovvero quello che lui stesso, detentore di diritti aveva messo a disposizione gratuitamente:
    http://torrentfreak.com/record-labels-take-down-ki.../

    La segnalazione? da parte di un'etichetta che non c'etnra nulla.
    Giusto per chiarire chi sono gli assassini di byte.
    non+autenticato
  • Lo fanno:
    A) per rompere a gratis le bolas
    B) per proteggere la salute mentale della gente, visto il livello indecente dell'album di Kim.

    Io dico che la B) è un effetto non voluto di una evidente azione di disturbo, che viene assecondata per motivi asburgici.
    non+autenticato
  • Di richieste... ma sinceramente qui si scarica di tutto senza alcun problemaSorride Google è un singolo canale ne esistono migliaia.
    non+autenticato
  • - Scritto da: relix
    > Di richieste... ma sinceramente qui si scarica di
    > tutto senza alcun problemaSorride Google è un singolo
    > canale ne esistono
    > migliaia.

    Ma appunto.
    Più ci penso e più mi scompiscio dalle risate.