Gaia Bottà

Innocence of Muslims, una fatwa per il copyright

Un secondo attore denuncia Google: continua a linkare fra i risultati di ricerca il dibattuto trailer che ha offeso l'Islam, nonostante un altro tribunale abbia decretato una (dubbia) violazione del diritto d'autore

Roma - Google era stata costretta a rimuovere da YouTube tutte le occorrenze di Innocence of Muslims, il trailer che in pochi minuti ha saputo scuotere il Medioriente e far tremare gli USA mettendo in scena una versione deformata della vita del profeta Maometto: l'attrice Cindy Lee Garcia, sulla quale si era abbattuta una fatwa, aveva usato la leva del copyright sulla sua performance, alterata dalla produzione, per soffocare il diritto alla libertà di espressione a vantaggio della propria sicurezza personale. È ora un altro attore che ha preso parte alla lavorazione del film a denunciare Google: il motore di ricerca permette ancora di accedere alle immagini di Innocence of Muslims e va fermato, nel nome del diritto d'autore.

Google ha sempre tentato di sottolinare come le rivendicazioni di Garcia avessero una dubbia base legale. È vero che l'attrice ha recitato per un'opera che non si è concretizzata in un film d'avventura ambientato nell'Arabia del passato, come da contratto, è vero che Innocence of Muslims ha sollevato tante polemiche da generare minacce di morte nei confronti di coloro che avessero partecipato alla lavorazione, ma è altresì vero, sostiene da sempre Google, che invocare il diritto d'autore su una performance di pochi secondi per ottenere la rimozione dei video significa attentare al principio della libera circolazione dell'informazione: che cosa potrebbe accadere nel caso in cui gli attori fossero legittimati ad avanzare richieste di rimozione su opere nelle quali non abbiano avuto altri ruoli creativi se non la propria performance, per la quale hanno concesso una licenza di sfruttamento?

Dopo l'ultima offensiva in tribunale da parte di Garcia, che chiedeva a Google di sopprimere anche tutti i link che, fra i risultati di ricerca, puntassero a Innocence of Muslims ovunque fosse caricato, la profezia della Grande G sembra essere sempre più concreta: tale Gaylord Flynn, un altro attore reclutato per il film, oltre al produttore di Innocence of Muslims ha denunciato Google, con l'accusa di agevolare la violazione del copyright sulla propria performance offrendo ai cittadini della Rete la possibilità di accedere al breve trailer.
La denuncia di Flynn ricalca quella di Garcia, a partire dall'avvocato che la sta portando avanti, Cris Armenta. Basandosi sulle decisioni dei tribunali nel caso Garcia, che hanno inaspettatamente riconosciuto la violazione della proprietà intellettuale dell'attrice, Flynn ha chiesto a Mountain View di rimuovere dai risultati di ricerca i link a Innocence of Muslim, disseminato sotto forma di file torrent su siti dedicati e caricato su piattaforme come LiveLeak o Dailymotion. Google si sarebbe sempre rifiutata di procedere alla rimozione dei link, dimostrandosi "attiva nel distribuire illegalmente ai suoi utenti la performance dell'attore, protetta da diritto d'autore", e traendone vantaggio in termini di advertising sul proprio motore di ricerca.

Google non ha ancora offerto alcun commento riguardo alla denuncia, ma considerando la caparbietà con cui si sta opponendo alle rivendicazioni di Garcia, per le quali attende di essere riascoltata in appello, è lecito immaginare che tenterà di opporsi alle accuse di Flynn con ogni argomento.

Gaia Bottà
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8 Commenti alla Notizia Innocence of Muslims, una fatwa per il copyright
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  • Gli attori hanno firmato, se vogliono discutere abusi riguardanti il contratto lo devono fare col produttore.
    Se il produttore non cede, devono andare dal giudice e deciderà lui.
    Google non c'entra un tubo in entrambi i casi.
  • > Gli attori hanno firmato, se vogliono discutere
    > abusi riguardanti il contratto lo devono fare col
    > produttore.
    > Se il produttore non cede, devono andare dal
    > giudice e deciderà
    > lui.


    È già stato stabilito fino all'ultima riga:

    http://punto-informatico.it/4003529/PI/News/youtub...

    Ma nell'epoca di internet molte leggi che andavano bene all'epoca della pellicola e della fotografia su carta non funzionano più, e ora la battaglia si è spostata sull'indicizzazione di siti che ancora offrono il prossimamente, citato con tanto di nomi degli attori.
    Vediamo come andrà a finire. Magari negli Usa scriveranno una nuova legge.
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    Modificato dall' autore il 24 settembre 2014 10.19
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  • - Scritto da: Leguleio

    >
    > Ma nell'epoca di internet molte leggi che
    > andavano bene all'epoca della pellicola e della
    > fotografia su carta non funzionano più,

    Quindi si riconosce che il futuro e' cominciato e queste leggi si ABROGANO.
  • > >
    > > Ma nell'epoca di internet molte leggi che
    > > andavano bene all'epoca della pellicola e
    > della
    > > fotografia su carta non funzionano più,
    >
    > Quindi si riconosce che il futuro e' cominciato e
    > queste leggi si
    > ABROGANO.

    Non necessariamente: se ne scrivono di nuove.
  • - Scritto da: Leguleio
    > > >
    > > > Ma nell'epoca di internet molte leggi
    > che
    > > > andavano bene all'epoca della pellicola
    > e
    > > della
    > > > fotografia su carta non funzionano più,
    > >
    > > Quindi si riconosce che il futuro e'
    > cominciato
    > e
    > > queste leggi si
    > > ABROGANO.
    >
    > Non necessariamente: se ne scrivono di nuove.

    Che abrogano quelle vecchie.
  • > > > > Ma nell'epoca di internet molte
    > leggi
    > > che
    > > > > andavano bene all'epoca della
    > pellicola
    > > e
    > > > della
    > > > > fotografia su carta non funzionano
    > più,
    >
    > > >
    > > > Quindi si riconosce che il futuro e'
    > > cominciato
    > > e
    > > > queste leggi si
    > > > ABROGANO.
    > >
    > > Non necessariamente: se ne scrivono di nuove.
    >
    > Che abrogano quelle vecchie.

    Ma no, non è detto: possono semplicemente estendere l'ambito di applicazione di quelle vecchie.
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    Modificato dall' autore il 24 settembre 2014 14.33
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  • Personalmente non capisco perché non si debba abrogare man mano tutta la legislazione vecchia e mantenere la nuova.
    invece di estendere, prendono la parte "old" valida, tipo sulla carta che esisterà ancora, la aggiornano, mettono le regole sul digitale e sfornano la legge X-2014 che abroga tutte le precedenti del settore.

    così facendo, si arriverebbe ad uno snellimento non irrilevante del nostro codice penale, e ne avrebbe bisogno.

    Perché la bravura degli avvocati è proprio nel ricordare e collegare normative disgiunte ma interconnesse per portare un vantaggio al cliente, cosa che riesce molto bene ai famosi avvocati politici e dei politici.. mentre il giovine che prendo io per difendermi da una rissa banale non può fare molto e si limita agli articoli principali.
    questa differenza si tramuta in costo per la prestazione.
    Costo che sarebbe un po' livellato se le leggi fossero meno e più snelle.

    L'unico esempio recente è il decreto 81-2008, migliora, estende e abroga la 626, peccato che poi comunque nel 2009 abbiano fatto un integrativo...
    poca roba ma per non perdere l'abitudine. metti che. A bocca aperta
    non+autenticato
  • > Personalmente non capisco perché non si debba
    > abrogare man mano tutta la legislazione vecchia e
    > mantenere la
    > nuova.

    Per potere si può. Ma l'esperienza dice che non è una pratica molto frequente, tutt'altro. Un po' come per mantenere la retrocompatibilità dei sistemi operativi si lasciano inalterate funzioni e formati spesso non più usati in pratica, così nell'aggiornamento delle leggi si preferisce costruire sul già esistente anziché rifare tutto daccapo.


    > così facendo, si arriverebbe ad uno snellimento
    > non irrilevante del nostro codice penale, e ne
    > avrebbe
    > bisogno.

    E invece per ora si tiene quello del 1930, con le pagine ingiallite ma ancora in vigore:
    http://www.ebay.com/itm/CODICE-PENALE-E-CODICE-DI-...
    Se la cosa ti può consolare, in Francia sono andati avanti per 184 anni con lo stesso codice penale, quello approvato nel 1810 da Napoleone. Venne abrogato solo nel 1994.



    > Perché la bravura degli avvocati è proprio nel
    > ricordare e collegare normative disgiunte ma
    > interconnesse per portare un vantaggio al
    > cliente, cosa che riesce molto bene ai famosi
    > avvocati politici e dei politici..

    Be', mica sempre.
    La storiella che i politici vengono sempre assolti è un po' antiquata.


    > mentre il
    > giovine che prendo io per difendermi da una rissa
    > banale non può fare molto e si limita agli
    > articoli
    > principali.

    Se paghi un po' di più ti prendi un investigatore privato che raccoglie testimonianze a discarico. Anche perché su reati come la rissa non c'è molto da traccheggiare con gli articoli, o uno vi ha partecipato o non vi ha partecipato, tertium non datur . E valgono le testimonianze, non quello che dice l'avvocato.


    > questa differenza si tramuta in costo per la
    > prestazione.

    Come cantava Vasco Rossi, "ciò che conta costa sempre un po' di più".


    > Costo che sarebbe un po' livellato se le leggi
    > fossero meno e più
    > snelle.

    Non ci sperare troppo. Il problema degli avvocati in Italia è che son troppi, e che l'accesso alla professione è diventato troppo facile, anzi, sapendoci fare è diventata una pura formalità, basta andare da Leno a Reggio Calabria.
    Che succede quando gli avvocati sono troppi? Che ci sono poche cause per ciascuno di essi, e quindi tendono a trascinarle di udienza in udienza e di appello in contrappello per massimizzare il profitto. Qualsiasi codice penale sia in vigore.