Claudio Tamburrino

Russia, ipotesi di complotto telefonico ed embargo di Internet

Presentata e subito ritirata una proposta di legge che avrebbe costretto Skype a affini ad essere associati ad un vero numero di telefono. Ma i progetti di controllo del Cremlino non finiscono qui

Roma - I legislatori russi hanno presentato - e subito rinviato - una proposta di legge che interviene sui servizi VoIP e starebbero approntando un piano per assicurarsi il controllo di tutto il traffico Internet del paese in caso di emergenza nazionale.

La Russia, d'altronde, sta dimostrando di voler a tutti i costi mettere sotto controllo le comunicazioni dei suoi cittadini: il Cremlino dopo SORM e le blacklist dei siti sgraditi e pericolosi, a maggio ha firmato una legge che ha equiparato i blogger ai direttori di giornali e di fatto ha eliminato la possibilità di ricorrere all'anonimato.

Il nuovo tentativo di Mosca, intervenendo sulla vigente normativa in materia di comunicazione, intende invece mettere mano alle comunicazioni VoIP, costringendo Skype ed i suoi omologhi a "trasmettere informazioni inalterate circa il numero da cui si chiama" verso telefoni fissi o mobili nel paese. Ciò significa che, qualora la bozza di riforma dovesse essere riproposta dal legislatore russo, nel momento in cui qualcuno utilizzerà SkypeOut attraverso uno smartphone in Russia il suo numero comparirebbe sul display del ricevente al posto della generica definizione "sconosciuto".
Per il momento, in ogni caso, la proposta è stata sospesa: uno dei firmatari, il parlamentare Jaroslav Nilov, ha altresì riferito che non vi fosse alcuna intenzione di mettere i bastoni tra le ruote ai servizi VoIP, ma piuttosto di garantire maggior sicurezza alle chiamate locali ed aiutare gli operatori telefonici messi alle strette dai competitivi prezzi dei servizi che operano su scala internazionale e che sfruttano le connessioni dati.

Nilov - per dimostrare le sue buone intenzioni - ora promette di consultare gli operatori del settore. A preoccupare maggiormente gli osservatori, il mercato e i cittadini, tuttavia, è il piano che Mosca sembra avere riguardo la gestione generale di Internet nel Paese, che riflette le paure di rimanere tagliati fuori dalle comunicazioni in seguito alle conseguenze della crisi ucraina: secondo quanto riportano alcuni media locali il parlamento russo starebbe discutendo di una proposta di legge per limitare al 20 per cento la possibilità di controllo straniero di media russi e di instaurare un sistema di backup e di cybersicurezza rafforzata, da innescare isolando il paese da Interent.
La prima di queste misure potrebbe costringere giornali locali come Vedomosti, edizione locale di Forbes, a cambiare proprietà o chiudere i battenti entro il 2017.

Claudio Tamburrino
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