Un miliardo di utenti asiatici

Si parla di telefonia fissa e telefonia mobile: un rapporto del Gartner racconta cosa sta succedendo in un mercato esplosivo dove si intrecciano gli interessi di mezzo mondo

Roma - Un'autentica esplosione della telefonia fissa e di quella mobile, dovuta in buona parte al dinamismo di alcuni dei principali mercati asiatici, fa sì che alla fine di quest'anno gli utenti di servizi telefonici nell'area Asia-Pacifico supereranno quota un miliardo. Un dato considerato "storico".

Ad affermarlo è uno studio Gartner Inc. che vede nel settore asiatico delle telecomunicazioni il grimaldello dello sviluppo nei prossimi anni per l'intera area. A testimoniare l'importanza raggiunta dalle TLC nell'Asia-Pacifico è l'espansione del mercato che porterà entro la fine dell'anno i ricavi del comparto all'equivalente di circa 12 miliardi di euro, con una crescita prevedibile intorno al sette per cento anche per i prossimi anni.

La crescita del 2004 costituirà in qualche modo una inversione di tendenza per un mercato nel quale agli interessi di governi e imprese locali si intrecciano con quelli delle maggiori multinazionali del mondo. Rispetto al 2003, infatti, la congiuntura economica sarà più favorevole, secondo Gartner, al punto da spingere per la prima volta in cinque anni gli investimenti in infrastrutture. Molto dipenderà anche dalla riduzione della competizione sul fronte delle tariffe: ad una minore pressione, infatti, faranno seguito maggiori investimenti da parte degli operatori.
A fare la parte del leone, come sempre più spesso accade sui mercati emergenti, ma non solo, sarà la telefonia mobile che entro qualche anno nell'Asia-Pacifico surclasserà per numero di abbonamenti quella fissa, attestandosi entro uno o due anni, secondo Gartner, ad un livello doppio rispetto alla telefonia tradizionale.

Da segnalare, comunque, che la crescita del 2004, e presumibilmente del 2005 non toccherà invece la telefonia sulla lunga distanza e quella internazionale. In entrambi i casi, infatti, gli operatori della regione subiscono i costi di infrastrutture sovradimensionate rispetto ai bisogni reali e si attendono, quindi, di non produrre profitti significativi.
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