Gaia Bottà

Diffamazione e pirateria, Mega passa ai fatti

L'industria e i politici non possono basarsi su uno studio inesatto e diffamatorio per organizzare le prossime tattiche antipirateria: Mega chiede che la recente analisi di Digital Citizens Alliance venga ritirata. Come è stato ritirato il blocco disposto in Italia

Roma - Digital Citizens Alliance, non profit composta di aziende che operano in Rete, consumatori e esperti che si occupa di "rendere consapevoli gli utenti e i policy maker riguardo alle minacce che si possono incontrare su Internet", ha da poco reso pubblico un report che fa i conti in tasca ai cyberlocker, business tacciati di essere "incentrati sul furto di contenuti". Fra i 30 siti analizzati, dedicati alla condivisione a mezzo download e streaming di contenuti che ospitano materiale stimato illegale per oltre l'80 per cento, è stato annoverato anche Mega: il servizio di hosting ha ora sguinzagliato gli avvocati.

Mega, fin dal momento della propria fondazione, ha combattuto per dimostrare la propria legalità acconsentendo con prontezza alla rimozione di contenuti condivisi illecitamente e promuovendo programmi di affiliazione per coloro che condividano materiale originale nel pieno rispetto del quadro normativo che regola il copyright. Anche il caso del blocco italiano disposto dal Tribunale di Roma Mega ha saputo dimostrare la propria buona fede ottenendo di recente una revoca dell'inibizione, ordinata nonostante i detentori dei diritti non avessero provveduto a segnalare la violazione direttamente alla piattaforma.
I rappresentanti di Mega, dunque, già nei giorni scorsi, si erano mostrati indispettiti dall'inclusione nell'analisi commissionata da Digital Citizens Alliance e condotta da NetNames: chiedevano che i due soggetti responsabili del report ammettessero l'errore di aver citato Mega fra gli operatori del business della pirateria, un errore in cui tribunali potrebbero riconoscere atti diffamatori.

All'organizzazione non profit e agli analisti era stata concessa una manciata di giorni per ritirare lo studio e porgere pubblicamente le proprie scuse. Le richieste di Mega sono state ignorate, e il servizio di hosting ha scelto di adire le vie legali, per fare in modo che il documento, ritenuto inesatto e diffamatorio, ma già avallato dalla politica statunitense, finisca per essere preso a testimonianza dell'industria e dei legislatori per architettare nuove strategie per combattere il mercato della circolazione illecita dei contenuti, come avvenuto per l'altro recente e citatissimo report scodellato da Digital Citizens Alliance.
I legali del servizio di hosting hanno sollecitato formalmente la consegna di una lista di tutti i canali attraverso cui lo studio è stato reso pubblico e di tutti coloro a cui il documento è stato recapitato. Chiedono inoltre che il documento, ed i riferimenti ad esso, vengano rimossi da tutti i canali ufficiali, e che in futuro lo studio non venga citato in alcuna sede. Le pubbliche scuse, a questo punto, appaiono opzionali: se nel giro di una settimana Digital Citizens Alliance e NetNames non accoglieranno le richieste di Mega, il servizio di hosting passerà alla fase successiva del piano con cui intende difendere la propria reputazione.

Gaia Bottà
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9 Commenti alla Notizia Diffamazione e pirateria, Mega passa ai fatti
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  • "Le pubbliche scuse, a questo punto, appaiono opzionali: se nel giro di una settimana Digital Citizens Alliance e NetNames non accoglieranno le richieste di Mega, il servizio di hosting passerà alla fase successiva del piano con cui intende difendere la propria reputazione".

    Perifrasi per dire che andranno a fondo con la querela per diffamazione. Ma in caso di condanna la Digital Citizens Alliance dovrà pagare un po' di soldi di risarcimento (che hanno) a Mega (che forse ne ha perfino di più). Non vanno in prigione.
    Non è insomma questa gran minaccia.
  • D'altronde non è neppure il primo studio fatto sull'argomento!

    http://www.docstoc.com/docs/164881572/20120122-pro...
  • - Scritto da: ThEnOra
    > D'altronde non è neppure il primo studio fatto
    > sull'argomento!
    >
    > http://www.docstoc.com/docs/164881572/20120122-pro

    ma il nuovo mega è palesemente un modo per monetizzare sulla privacy e non sulla piracy (parole che si assomigliano, caso curioso).
    Una delle prove è che anzichè pagare chi fa upload molto scaricati (come fanno altri locker per incentivare la vendita degli account premium), li penalizza facendo pagare loro il traffico dall'account oltre una certa soglia.

    Inoltre per non crearsi problemi Mega rimuove su segnalazione senza nemmeno controllare, prova ne sia che su segnalazione di chissachi ha rimossso l'album di Kim Dotcom (per chi non lo sapesse il fondatore di Mega e autore di un album musicale che ha messo gratuitamente sulla sua piattaforma).
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    Modificato dall' autore il 26 settembre 2014 20.20
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  • Anche megaupload rimuoveva su richiesta, giusto per precisare, comunque questi studi da pirate haters gonfiano i numeri non poco.
    Certo che chi sta dietro mega, pesta duro.
  • - Scritto da: Sg@bbio
    > Anche megaupload rimuoveva su richiesta, giusto
    > per precisare, comunque questi studi da pirate
    > haters gonfiano i numeri non poco.

    Si sapeva benissimo, lo dimostra già il fatto che lamentano perdite di X considerando, come X, il numero dei download moltiplicato il costo del supporto per l'utente finale.
    In questo ragionamento malato ci sono almeno quattro errori:
    1) Il costo del CD/DVD/BR all'utente finale è ben diverso e lontano da quanto ci guadagnano le major, in quanto tale costo è mostruosamente gonfiato dall'esistenza di un'inutile, inquinante e anacronistica filiera (SIAE, authoring, master, stampa, confezionamento, trasporto, distributori, negozianti) che pretende di guadagnarci ad ogni passaggio
    2) E' palese che si scarichi ciò che non si è disposti a pagare, o che non si è in grado di pagare, quindi non si capisce perché un download debba essere considerata una perdita (anche ammesso che si abbiano i soldi per pagare, tali soldi è probabile verranno comunque reinvestiti in altro, magari neanche di produzione straniera in modo da far girare l'economia locale): tutt'al più può essere vero il contrario, perché ci sono persone che comprano alcune delle cose dopo averle scaricate e visionate/ascoltate per giudicare se ne valeva la pena (e ci sono studi che lo dimostrano), così come ci sono persone che parlano dell'opera sui blog, forum, siti e social network, ed i loro amici/pubblico potrebbero finire per acquistare
    3) Se chi scarica dovesse spendere i soldi per ogni cosa che ha scaricato dovrebbe essere miliardario (non milionario, non basterebbe): basterebbe pensare al solo romset del MAME per rendersi conto di quante persone ce l'hanno completo e di quanto costerebbe comprarsi tutto originale (ammesso di trovarlo), così come basterebbe pensare ai TOSEC, che tra l'altro pur contenendo palesemente materiale tutto coperto da copyright sono scaricabili gratuitamente dal sito della librery of congress degli Stati Uniti d'America https://archive.org/details/tosec
    4) Non è scritto da nessuna parte che chi abbia cominciato un download poi lo porti a termine, e, a maggior ragione, poi guardi/ascolti/usufruisca in qualche modo di ciò che ha scaricato. Tornando all'esempio del MAME o dei vari TOSEC per le macchine più disparate, sarei curioso di conoscere quanti, di tutti quelli che hanno il romset completo, abbiano fatto partire TUTTI i titoli...

    > Certo che chi sta dietro mega, pesta duro.

    Kim ha le palle e ha le capacità economiche per difendersi di fronte alle major. E' ovvio che il ragazzino che gestisce un forum in Italia preferisce nascondere il sito, di fronte all'ipotesi di cause per cui, anche se alla fine vinci, devi intanto sborsare decine di milioni in spese legali. Sono entrambi due modi validi per metterlo in quel posto alle major, perché le major giocano sporco e puntano proprio sul loro potere economico e che gli dà il potere di corrompere politici e giudici. E' per questo che non bisogna dare soldi alle major, di modo che tale potere economico non ce l'abbiano mai più, e si possa combattere ad armi pari. Il modo migliore per non dargli soldi è scaricare e condividere così che più gente possibile non acquisti l'originale.
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    Modificato dall' autore il 27 settembre 2014 16.03
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    Modificato dall' autore il 27 settembre 2014 16.04
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  • - Scritto da: Pasta alla Pirateria
    > Inoltre per non crearsi problemi Mega rimuove su
    > segnalazione senza nemmeno controllare, prova ne
    > sia che su segnalazione di chissachi ha rimossso
    > l'album di Kim Dotcom (per chi non lo sapesse il
    > fondatore di Mega e autore di un album musicale
    > che ha messo gratuitamente sulla sua
    > piattaforma).

    Questa mi mancava, hai un link alla notizia?
  • - Scritto da: Luco, giudice di linea mancato

    > Questa mi mancava, hai un link alla notizia?

    http://torrentfreak.com/record-labels-take-down-ki.../

    Due volte gliel'hanno tirato giù.
    Ah, dimostra anche che sono talmente ligi al copyright che non verificano che il richiedente sia l'intestatario dei diritti, cosa prevista da praticamente tutte le normative.
  • - Scritto da: Leguleio
    > " Le pubbliche scuse, a questo punto, appaiono
    > opzionali: se nel giro di una settimana Digital
    > Citizens Alliance e NetNames non accoglieranno le
    > richieste di Mega, il servizio di hosting passerà
    > alla fase successiva del piano con cui intende
    > difendere la propria
    > reputazione
    ".
    >
    > Perifrasi per dire che andranno a fondo con la
    > querela per diffamazione. Ma in caso di condanna
    > la Digital Citizens Alliance dovrà pagare un po'
    > di soldi di risarcimento (che hanno) a Mega (che
    > forse ne ha perfino di più). Non vanno in
    > prigione.
    >
    > Non è insomma questa gran minaccia.

    Certi soggetti dell'andare in prigione se ne fregano, ma se li colpisci nel portafogli gli fai la bua.
    Come il condannato di Arcore.
  • > Ma in caso di
    > condanna
    > > la Digital Citizens Alliance dovrà pagare un
    > po'
    > > di soldi di risarcimento (che hanno) a Mega
    > (che
    > > forse ne ha perfino di più). Non vanno in
    > > prigione.
    > >
    > > Non è insomma questa gran minaccia.

    > Certi soggetti dell'andare in prigione se ne
    > fregano, ma se li colpisci nel portafogli gli fai
    > la
    > bua.
    > Come il condannato di Arcore.

    No, temo tu ti confonda con altri.
    Il carcere li preoccupa eccome, e lo si noterà dai soldi spesi per la difesa se il processo si farà davvero, anche se è vero che in genere sono in una posizione che, terminata la pena, possono tornare ad occupazioni molto simili a quelle precedenti.
    Ma si fa sempre per dire, non rischiano certo il carcere per diffamazione per una cosa del genere.
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    Modificato dall' autore il 27 settembre 2014 17.08
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