Gaia Bottà

Kim Dotcom, Re Mida al contrario

Ha ceduto le proprie quote di Baboom, il servizio perfettamente legale che avrebbe dovuto rivoluzionare il mercato della musica. L'ombra di Megaupload, in affari e in politica, resta uno stigma

Roma - Il fondatore del fu Megaupload aveva intenzione di irrompere nel mercato legale della musica con un'idea che sapesse tagliare fuori del sistema gli intermediari, esautorando quell'industria che per anni non ha saputo soddisfare con l'innovazione tanto le esigenze degli artisti quanto quelle delle platee. Baboom, il progetto con cui Kim Dotcom ambiva a far implodere il mercato della musica tradizionale, è ora nelle mani di altri investitori.

Il progetto Baboom era stato inaugurato proprio con un album a firma di Dotcom, ma ancora prima del lancio ufficiale il suo fondatore ha venduto tutte le quote che gli appartenevano: a detenere il 90 per cento di Baboom è ora Vig Limited, che prima dell'operazione lo possedeva al 45 per cento.

"La transazione - ha spiegato lo chief executive del servizio Grant Edmundson - sta a significare che Dotcom non possiede più alcuna quota né detiene più alcun ruolo presso Baboom, né ha più alcuna relazione con l'azienda". Secondo Edmundson, in attesa del lancio ufficiale ad inizio 2015, "Baboom ora potrà essere giudicato per i suoi meriti invece di essere considerato sulla base dell'immagine dei suoi azionisti". Se l'affermazione della dirigenza potrebbe apparire sibillina, molto chiari sono i piani per il servizio: l'intenzione è quella di raccogliere oltre 5 milioni di dollari neozelandesi, vale a dire oltre 3 milioni di euro, in vista della quotazione presso la Borsa australiana. E proprio in vista di questa operazione, nei documenti presentati alle autorità si sottolineava che "in relazione alla storia di Megaupload di Kim Dotcom, alcuni utenti e alcuni fornitori di musica potrebbero non gradire di usare o appoggiarsi a Baboom, e le etichette potrebbero dimostrarsi restie a concedere in licenza il materiale".


Dotcom conferma: Baboom potrà finalmente spiegare le ali senza la pesante eredità del suo fondatore, indissolubilmente legato alla chiusura di Megaupload e alle denunce dell'industria del copyright. Lo stigma di Dotcom si era riverberato su Mega, cyberlocker erede di Megaupload a prova di legge, da cui Dotcom si era dimesso nel settembre del 2013. Le traversie dell'avventura imprenditoriale di Megaupload sono poi state brandite con durezza anche nel corso della campagna elettorale neozelandese a cui ha partecipato a supporto dell'Internet Party, affiancato al Mana Movement: il bruciante insuccesso conseguito ai seggi ha costretto Dotcom ad assumersi "la piena responsabilità della sconfitta", il "brand Kim Dotcom" sarebbe ormai "contaminato". Ed, evidentemente, sarebbe in grado di contaminare tutto quello che tocca.

Gaia Bottà
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