Claudio Tamburrino

Sabu, il corsaro a stelle e strisce

L'ex vertice di LulzSec non avrebbe solo contribuito all'arresto della sua crew, ma avrebbe anche condotto attacchi informatici per contro del Governo statunitense

Roma - Sabu, l'hacktivista arrestato nel mese di giugno del 2011 per le scorribande della crew LulzSec, si è guadagnato una pena (scontata) ed un anno di libertà vigilata, tenuto sotto controllo anche a mezzo keylogger, e collaborando con le forze dell'ordine: a quanto sembra ora, tuttavia, l'accordo da lui sottoscritto con le autorità prevedeva da parte sua un ulteriore tipo di impegno.

Davanti al rischio di una pena tra i 21 ed i 26 anni di prigione, Sabu si era dichiarato colpevole ed aveva acconsentito ad aiutare l'FBI a sventare oltre 300 attacchi informatici e a identificare numerosi membri del gruppo nel quale militava, impegnandosi in azioni fortemente criticate da gruppi hacktivisti come Anonymous.

L'accordo sottoscritto da Sabu, al secolo Hector Xavier Monsegur, con il Bureau tuttavia non sembra limitarsi a questo: secondo quanto si legge in alcuni documenti ufficiali e stralci di conversazioni IRC ottenuti da Daily Dot, avrebbe anche portato avanti attacchi informatici nei confronti di circa 30 paesi stranieri per ottenere l'accesso ai loro sistemi di cybersicurezza. Tra questi vi sono alleati come il Regno Unito e l'Australia.
In tali attacchi avrebbe anche coinvolto Jeremy Hammond, che però a differenza sua è stato condannato al massimo della pena possibile, 10 anni: i legali di Hammond hanno ora chiesto alle autorità giudiziarie di verificare tali documenti, anche perché il loro assistito sarebbe stato sfruttato dal Governo stesso - che controllava Sabu - per portare a termine alcuni dei reati per cui ora si trova in prigione.

Claudio Tamburrino
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