Gaia Bottà

iPod, il DRM si ripropone

Gli utenti non hanno mai digerito le restrizioni imposte all'ecosistema iTunes, che potrebbero aver determinato l'andamento del mercato. Nel 2009 Apple ha cambiato politica, ma ora è chiamata a confrontarsi con il passato

Roma - Sono trascorsi ormai 5 anni da quando Apple ha scelto di liberare i propri utenti da sistemi DRM e limitazioni sulla fruizione dei contenuti sui dispositivi marchiati con la Mela. Ma se la conclusione della battaglia per l'abbattimento del DRM è stata accelerata dall'avvento di concorrenti competitivi e agguerriti, resta da stabilire se il comportamento autarchico di Cupertino abbia determinato slealmente un vantaggio per Apple costringendo in gabbie dorate gli utenti, nello specifico coloro che hanno acquistato un iPod negli anni compresi tra il 2006 e il 2009.

I sistemi DRM scelti da Apple per mantenere il controllo sui propri dispositivi e sui contenuti venduti, al centro di indagini da parte della autorità e di rivendicazioni da parte degli utenti sono stati progressivamente deposti negli scorsi anni sotto il peso delle scelte della concorrenza. Ma gli utenti non hanno mai rinunciato a far valere i propri diritti: le denunce sono fioccate, fin dal lontano 2005: si accusava Apple e il suo sistema DRM FairPlay di aver tagliato fuori dagli iPod la musica ottenuta dagli utenti di servizi concorrenti come Real Networks, una autarchia conquistata con progressivi aggiornamenti software e difesa come una strategia antipirateria.

Con il trascorrere degli anni, fra numerosi botta e risposta, gli utenti statunitensi di iPod che si sono ritenuti danneggiati dalle politiche della Mela si sono aggregati in una class action nel tentativo di convincere la giustizia a riconoscere il comportamento scorretto di Apple e a far pagare Cupertino per aver violato la normativa antitrust in vigore. Apple, aggiornando iTunes per mantenere il proprio ecosistema non interoperabile, in particolare con la release 7.0 di iTunes, avrebbe confidato nella propria folta base di utenti per gestire a proprio piacimento i prezzi dei contenuti compatibili e per assicurarsi la fedeltà ad iPod dei consumatori che volessero continuare a fruire del proprio archivio musicale.
Il confronto tra le parti, dopo una lunga fase di confronto giocata sulle testimonianze e sui pareri di esperti di mercato riguardo alle modalità con cui individuare il terreno di sfida, si appresta ora a entrare nel vivo: il giudice Yvonne Gonzales Rogers ha dato il via libera al processo vero e proprio, il cui inizio è previsto per novembre, e con il quale si dovrà decretare se coloro che hanno acquistato un iPod tra il 2006 e il 2009 hanno diritto a spartirsi un risarcimento che potrebbe raggiungere i 350 milioni di dollari.

Gaia Bottà
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