Alfonso Maruccia

USA, l'hotel paga aver bloccato gli hotspot personali

Una celebre catena di hotel è stata punita per aver interferito con le comunicazioni wireless degli hotspot personali dei clienti. Una pratica illegale, conferma la FCC. L'hotel si difende e chiama in causa la sicurezza

Roma - Marriott Hotel Services, responsabile della celebre catena internazionale di alberghi, si è vista costretta a corrispondere alla Federal Communications Commission (FCC) 600mila dollari a seguito di un caso di "Wi-Fi jamming" avvenuto nel 2013, presso l'hotel Gaylord Opryland di Nashville, Tennessee.

I dollari versati alla FCC serviranno per chiudere l'accusa di jamming illegale di hotspot WiFi portatili formulata da un ospite dell'albergo incriminato, con l'amministrazione dell'hotel che ha già candidamente ammesso di fare uso di sistemi di monitoraggio delle reti wireless per "prevenire che i clienti si connettano a Internet attraverso i loro network WiFi personali".

Il jamming degli hotspot personali è una pratica non consentita, ha stabilito la FCC, che nel caso del Gaylord Opryland è aggravata dall'integrazione, sugli hotspot wireless offerti a prezzi salati (dai 250 dollari ai 1000 dollari) in caso di convention e occasioni similari, di un sistema di monitoraggio in grado di interferire e disabilitare gli hotspot "estranei" al network interno dell'albergo.
Marriott ha però risposto per le rime alle accuse della FCC, e pur pagando i 600mila dollari richiesti per chiudere la faccenda continua a dichiararsi innocente: il jamming degli hotspot non autorizzati all'interno dell'albergo è una pratica necessaria a difendere i clienti da cyber-attacchi, furti di identità e altri generi di potenziale minaccia insita all'uso di connessioni di terze parti.

Alfonso Maruccia
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