Luca Annunziata

Il fallimento del fornitore di zaffiro

GT Advanced Technology aveva puntato molto sul suo rapporto privilegiato con Apple. Qualcosa andato storto, e ora ha portato i libri in tribunale

Roma - GT Advanced Technology pareva destinata alla grandezza: una tecnologia innovativa per produrre schermi in cristallo zaffiro, un contratto con una delle più importanti aziende dell'elettronica di consumo, un prodotto che venderà milioni di esemplari e che potrà fruttare a chi ne fornisce i componenti guadagni da capogiro. Ma, come avrebbero scoperto i suoi dirigenti, essere un fornitore di Apple non è una passeggiata: GT Advanced Technology ha avviato le procedure per la bancarotta controllata (chapter 11) e si prepara a licenziare circa 900 dipendenti su 1.100.

Non ci sono chiarezze su quanto accaduto, in quella che si configura come la più classica storia su chi è arrivato prima tra l'uovo e la gallina: GT fallisce perché il contratto con Apple si è arenato a causa delle qualità insoddisfacenti del suo prodotto, o le richieste e le pretese di Apple sono state eccessive e dunque pressoché irrealizzabili? Sta di fatto che all'appello manca una tranche da 139 milioni di dollari che GT sperava di ricevere entro questo mese, come parte di un cospicuo contratto da 578 milioni: i soldi non sono arrivati, e nella presentazione di iPhone 6 al pubblico non c'è stata traccia di schermi in cristallo zaffiro. Per ora l'unico accenno al riguardo attiene a Apple Watch: chissà se gli sviluppi di questa vicenda non influenzeranno anche questo prodotto.

I rapporti tra le due aziende paiono oltre il teso, giunti anzi al punto di rottura: durante la prima udienza per la procedura di bancarotta pilotata, gli avvocati di GT Advanced Technology hanno chiesto al giudice di rompere i legami contrattuali tra i loro assistiti e l'azienda di Cupertino, poiché il cliente ritiene di avere in mano abbastanza elementi per rescindere l'accordo senza incorrere in ulteriori penali o spese. Quali siano questi elementi non è ancora chiaro, anzi GT si muove per chiedere la massima riservatezza sui propri conti e su quanto sta capitando: una decisione che lascia i suoi investitori all'oscuro, ma che evidentemente è ritenuta strategica per tentare di salvare il salvabile. Ci sono in ballo anche una serie di accordi di riservatezza, che probabilmente riguardano prodotti Apple lanciati o in lavorazione, che se violati appesantirebbero il passivo.
Per venire a capo dell'intera faccenda tuttavia saranno necessarie delle iniziative drastiche: come detto saranno licenziati 890 dipendenti su circa 1.100 al momento sul libro paga, e due degli impianti produttivi in Massachusetts e Arizona (quest'ultimo era l'impianto che Apple finanziava, ma che ha registrato ritardi nell'entrata in produzione slittata fino al 2015) dovranno essere chiusi. Questa mossa complicherà quasi sicuramente anche la vita a Apple: il suo smartwatch dovrebbe montare un quadrante in zaffiro nella sua versione più costosa, ma l'uscita di scena del suo più probabile fornitore rischia di causare un ritardo nel lancio. Apple avrà comunque tempo, fino al 2015, per organizzarsi di conseguenza.

Da Cupertino non è arrivato per ora alcun commento sulla vicenda, ed è complesso stabilire cosa sia successo esattamente: alcune ricostruzioni puntano il dito su una scommessa produttiva di GT, che avrebbe varato l'installazione di apparecchiature in grado di produrre stock di dimensioni maggiori di zaffiro, in modo tale da amplificare l'economia di scala e aumentare i margini ma invece bruciando capitali senza addivenire a una remunerazione adeguata. La qualità del prodotto finale tuttavia non sarebbe stata adeguata per soddisfare i requisiti molto esigenti imposti da Apple: a questo punto la Mela potrebbe optare anche per acquisire nel corso del Chapter 11 uno degli stabilimenti del suo ormai ex-fornitore, così da mettere al sicuro il proprio investimento nel suo Apple Watch. Nel frattempo, le azioni di GT Advanced Technology sono precipitate del 90 per cento in una settimana.

Luca Annunziata