Claudio Tamburrino

Mercato IT, cambia o rattoppa

Assintel presenta il suo rapporto annuale: un appello a cambiare per non soccombere. Tutto a partire dalla normativa che crerebbe troppi ostacoli alle aziende che abiscono ad investire nell'innovazione

Roma - Assitel ha presentato il rapporto valido per il 2014 con cui inquadra la situazione italiana del mercato IT, quest'anno sostanzialmente fermo: appena più 0,7 per cento per un valore complessivo di 24.300 milioni di euro.

Nel dettaglio l'hardware perde l'1,6 per cento a causa soprattutto dell'andamento del mercato PC e della contrazione che si misura nel -20 per cento, non arginabile con la crescita del 9,3 per cento degli smartphone e del 5 per cento dei tablet.

Il software, nonostante la perdita di 4,4 punti percentuali fatta segnare dai software di sistema e dei vecchi gestionali, arriva a toccare una crescita anche se minima: +1,1 per cento. Cala invece il segmento dei servizi IT (-1,7 per cento).
Segnali positivi arrivano dal Digital Marketing (in crescita del 29 per cento), dal settore, promettente ma ancora di nicchia, dell'Internet delle Cose (+13,6 per cento) e dal cloud che guadagna il 22 per cento.

Da un lato, dunque, continua il periodo negativo del settore, dall'altro la stagnazione economica coinvolge anche il mercato IT. Assintel, tuttavia, è drastica: esiste - dice l'associazione - un "punto di non ritorno per le aziende dell'Information Technology, che impone una scelta decisiva: adeguarsi velocemente ai nuovi paradigmi digitali, riformulando sia la propria offerta sia i propri processi interni, oppure restarne ai margini, perdendo l'opportunità di agganciarsi alla crescita".

Proprio da questo punto di vista vanno letti i dati fotografati, secondo cui a crescere sono solo le aree legate alla trasformazione digitale delle imprese.
Al contrario è particolarmente negativa la situazione per quei soggetti che hanno più difficoltà ad adeguarsi ai cambiamenti: in primis la Pubblica Amministrazione, trascinata in basso anche dal continuo calo di tutti i segmenti di mercato legati alla spesa pubblica in IT (PA centrale -4,1 per cento, enti locali -3,9 per cento e sanità -3,1 per cento).

A rischiare di soffrire di questa contingenza che impone cambiamenti è poi il settore commercio e quello consumer, dove evidentemente i soggetti subiscono la pressione competitiva di un mercato ormai globalizzato e parcellizzato.

Ancora deboli, inoltre, sono i segnali di ripresa degli investimenti delle grandi aziende, della finanza e delle telecomunicazioni.
Le 500 aziende intervistate da Assitel hanno inoltre permesso di fotografare un trend che non appare affatto positivo: salgono al 72 per cento le imprese che destinano meno del 2 per cento del loto fatturato in IT.

Per imboccare il cambiamento, dunque, ci sarebbe bisogno urgente non solo di investimenti (pubblici o privati che siano), ma soprattutto di riforme volte in particolare a rimuovere le barriere esistenti per tutte quelle aziende, a partire dalle startup, che vorrebbero investire nell'innovazione.
Come spiega Giorgio Rapari, Presidente di Assintel e della Commissione Innovazione e Servizi di Confcommercio: "Noi imprenditori ce la stiamo mettendo tutta, ma il contesto legislativo, fiscale, infrastrutturale da troppo tempo ci rema contro. Servono cambiamenti concreti e rapidi, perché comunicare l'ottimismo senza fargli seguire i fatti rischia di essere controproducente: nel medio periodo si perde la fiducia di chi ci aveva creduto".

Claudio Tamburrino
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12 Commenti alla Notizia Mercato IT, cambia o rattoppa
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  • L'italiano sembra uno sconosciuto in questo articolo.
    Il problema dell'ICT è noto a tutti e non ha nulla a che spartire con la burocrazia e menate varie.
    L'italia è un paese desolante per chi vuole proporre qualcosa di nuovo.
    E' tutto ingessato dalle rendite di posizione che sono volute a tutti i livelli: dai clienti ai fornitori. Come si spiega se no che sono 20 anni che le aziende clienti puntano a ridurre all'osso i propri fornitori ICT? Sono tutti regali impliciti che gli uffici acquisi si aspettano: chi non fa regali niente elenco fornitori... Ed in cambio hanno avuto dei processi di assegnazione delle attività ritagliati sulle esigenze dei pochi.
    Faccio un esempio: se un cliente fa una gara d'appalto per 1mln di euro ed richiede come requisito di avere almeno 5 mln di euro di progetti in ambito simile automaticamente mette fuori mercato il 99% delle aziende di ICT.
    Sfortunatamente quando il grande player vince perchè ha fatto una offerta da fame, mette qualche suo uomo e poi si rivolge ai terzisti trattenendosi almeno il 30% o più delle tariffe. E quindi sposta il problema delle tariffe ai terzisti che a loro volta mettono qualche uomo e poi subappaltano... fino a che non si arriva all'ultima ruota del carro che sono le partite iva i contratti a progetto e simile.
    In questo modo i grandi player hanno rendite di posizione senza fare null'altro che gare a cui la maggior parte degli altri non possono partecipare. In tutto questo giro non si parla mai veramente di competenze perchè con tariffe da 200 euro al giorno, con 2 subappalti, che tipo di programmatore vuoi prenderti? E già, le competenze costano... E la conseguenza è che le cose non funzionano.
    Ma ovviamente non è interesse di chi conta cambiarle... e quindi tutto resta così com'è.
    Le nuove tecnologie entrano nel giro solo quando il grande player decide di allargare il suo perimetro e decide di farsi pagare (quindi non investe mai) per l'aggiornamento tecnico. Ma ovviamente non porta alcuna visione di innovazione, perchè le competenze si aspetta di farle sul progetto.

    Saluti
    non+autenticato
  • "Cambia o rattoppa" dovrebbe essere un titolo simile a "lascia o raddoppia"? Manco l'articolo c'entrasse qualcosa poi...

    Che brutto titolo!
    non+autenticato
  • - Scritto da: ...

    > Che brutto titolo!

    Ecco che cosa succede quando non si seguono le regole giornalistiche basilari...
    non+autenticato
  • L'equo compenso è una porcata. Però con i problemi di cui si parla nell'articolo non c'entra una cippa.
    Quando si chiede di "rimuovere le barriere esistenti" si parla di quella burocrazia che da tanto potere ad avvocati e amministratori pubblici, non di tasse.

    Quando si dice che "72 per cento le imprese che destinano meno del 2 per cento del loro fatturato in IT" non si parla certo di tasse, il problema è l'architettura non il prezzo dell'hardware. Le aziende non spendono in IT perchè non ottengono grandi vantaggi di produttività da sistemi studiati male e rattoppati peggio.

    La produttività nel resto del mondo sale, in Italia no, un po' perchè pochi si arrischiano a fare investimenti in una economia controllata da un sistema mafioso, un po' perchè pochi conoscono veramente le nuove tecnologie e sanno come sfruttarle. In questo il sistema di aziende IT italiano di certo non aiuta. La migliaia di piccole aziende il cui unico lavoro è quello di rivendere persone e incassare le fatture a fine trimestre non hanno abbastanza persone per studiare e proporre ai clienti soluzioni ben articolate, alla fine ci si affida ad un numero troppo ristretto di persone e questo limita l'apertura mentale e la capacità di innovazione.
    non+autenticato
  • Immagino che quadruplicare la "tassa equo compenso sulle memorie" non abbia aiutato... vero ministro Franceschini? (ricordo che il totale della tassa è passato da 70 a 300 milioni annui)
  • > Immagino che quadruplicare la "tassa equo
    > compenso sulle memorie" non abbia aiutato... vero
    > ministro Franceschini? (ricordo che il totale
    > della tassa è passato da 70 a 300 milioni
    > annui)

    Come si fa a sapere in anticipo quanto si incasserà da una tassa sui dispositivi elettronici e le memorie?
    Bisognerebbe sapere quante saranno le vendite totali.

    A titolo di confronto, ricordo che l'aumento di un punto percentuale dell'IVA il 16 settembre 2011, dal 20 % al 21 %, non ha comportato un aumento delle entrate, al contrario:

    http://www.corriere.it/economia/13_dicembre_05/eva...
  • l'iva è ora al 22%.
    non+autenticato
  • > l'iva è ora al 22%.

    Sì, parlavo del vecchio aumento perché è più facile fare calcoli rispetto al gettito precedente. L'aumento dal 21 % al 22 % è in vigore dal 1° ottobre 2013, ancora non abbiamo tutti i dati.

    Quando è stata istituita, nel 1973, l'Iva era al 12 %.
    Attualmente lo Stato che ha l'aliquota più alta al mondo è l'Ungheria, il 27 %: ci arriverà anche l'Italia? Newbie, inesperto
  • Sicuramente si', aspetta un paio di anni e superera' anche quel livello.

    Tanto ormai stanno raschiando il fondo del barile, non hanno piu' tante scelte per tirare su soldi.
    non+autenticato
  • - Scritto da: yuryssg
    > Immagino che quadruplicare la "tassa equo
    > compenso sulle memorie" non abbia aiutato... vero
    > ministro Franceschini? (ricordo che il totale
    > della tassa è passato da 70 a 300 milioni
    > annui)
    A che serve, la gente sta passando al cloud
    non+autenticato
  • hahahah!
    Scusa e secondo te dove finiscono i dati ?
  • Le marmotte quando vanno in pensione si dedicano ad incartare i dati...
    Battute orribili a parte, solitamente per cloud si intende server stranieri quindi fuori dalla portata di franceschini e compagni...
    non+autenticato