Gaia Bottà

Microsoft, assunzioni non competitive?

Anche Redmond, denunciano i lavoratori, si sarebbe accordata con la concorrenza per dei patti di non assunzione. Il presunto cartello del lavoro della Silicon Valley nel mirino dei dipendenti

Roma - I sospetti nei confronti dei principali attori della Silicon Valley continuano a ribollire: i dipendenti IT puntano ora il dito anche nei confronti di Microsoft, accusata di aver fatto parte del cartello che avrebbe unito i colossi della tecnologia in accordi di non assunzione volti a contenere il costo del lavoro, limitando di fatto le prospettive professionali dei dipendenti.

La denuncia segue di pochi giorni quelle formulata nei confronti di Oracle e si inserisce nel quadro del caso che dal 2011 coinvolge Google, Apple, Adobe e Intel: entrambe le accuse sono originate da un documento che testimonia gli accordi stretti da Google con altri colossi della Silicon Valley, emerso nel 2013 proprio nel corso di quel processo.

Ad avviare il nuovo caso, che ambisce allo status di class action, sono Deserae Ryan e Trent Rau, che ricoprivano ruoli dirigenziali in Microsoft: accusano Redmond di aver stipulato nel 2007 degli accordi con la concorrenza, con lo scopo di limitare il trasferimento dei manager tra un'azienda e l'altra. In questo modo, spiega l'accusa, le aziende coinvolte non sono costrette a promettere incentivi economici ai dipendenti che intendono reclutare e a coloro che intendono dissuadere dal passare alla concorrenza, abbattendo così le possibilità per i lavoratori di migliorare la propria posizione.
Microsoft è già intervenuta in propria difesa, sottolineando come nel 2009 fosse già stata chiamata in causa per la stessa questione dal Dipartimento di Giustizia: l'anno successivo le autorità statunitensi avevano appianato il caso senza infliggere alcuna condanna. (G.B.)
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