Alfonso Maruccia

Twitter tesse una piattaforma per app mobile

La corporation approfitta della conferenza per gli sviluppatori e presenta Fabric, una piattaforma per chi realizza app mobile ma che poco ha a che fare con il microblogging. Per far soldi, sempre pių soldi, anche in Cina

Roma - Twitter usa il palco della conferenza per sviluppatori Flight per annunciare Fabric, una "piattaforma mobile modulare" che offre servizi dedicati alla realizzazione e alla gestione analitica di app e fa uso dell'infrastruttura di rete della corporation - tweet esclusi.

Fabric è costituita da una serie di API e servizi che è possibile usare indipendentemente l'uno dall'altro: Twitter Kit, il primo di questi servizi, promette di facilitare al massimo l'autenticazione sulle app via gadget mobile tramite una funzionalità chiamata Digits.

Con Digits tutto quello che occorre per registrare un account (app mobile o Web) è un numero di telefono cellulare, numero a cui viene spedito un codice univoco via SMS che si potrà infine usare in fase di autenticazione. Niente più password o email, suggerisce Twitter, e in quanto al supporto da parte dei carrier telefonici si parla di 268 paesi e 28 lingue già compatibili col sistema.
Un altro servizio della piattaforma Fabric si chiama MoPub, vale a dire l'integrazione della tecnologia - acquisita da Twitter assieme all'omonima start-up - per la pubblicazione di offerte di advertising e la scelta, da parte dello sviluppatore di app, della proposta che più gli pare conveniente. Twitter parla di "migliaia di advertiser" già attivi sul servizio, e la corporation ne trarrà ovviamente profitto trattenendo una percentuale dagli ad serviti agli sviluppatori.

L'ultima offerta del pacchetto Fabric si chiama Crashlytics, e offre la possibilità di una gestione analitica delle varie attività connesse all'uso di una app per verificarne il funzionamento, estrapolare dati utili e altro ancora. Uno dei vantaggi di Crashlytics - come anche degli altri componenti di Fabric - è di essere indipendente dal network di microblogging della corporation statunitense, non a caso si tratta di uno strumento già usato anche da aziende cinesi - dove la rete di Twitter è sottoposta a costante censura - e che la società intende sfruttare sempre di più per monetizzare il sempre più numeroso popolo di utenti mobile attivo nel paese asiatico.

Alfonso Maruccia
Notizie collegate