Il Pentagono difende il voto elettronico

Troppi gli interessi in campo: gli alti papaveri del ministero della Difesa decidono di non ascoltare gli esperti e andare avanti con il progettone SERVE. Che si può bucare ma che sarà in uso già il prossimo 3 febbraio

Washington (USA) - C'è un fortissimo conflitto tra grandi commesse di Stato ed un panel di rispettati esperti di sicurezza dietro la clamorosa presa di posizione del Pentagono resa pubblica ieri. Dinanzi alle severe critiche rivolte al sistema di voto elettronico finanziato dal ministero della Difesa statunitense e noto come SERVE, il Pentagono fa quadrato e avverte: il sistema che fa votare gli americani all'estero funziona perfettamente.

Il Secure Electronic Registration and Voting Experiment due giorni fa era finito sotto i riflettori della stampa americana perché quattro dei dieci specialisti incaricati proprio dal Pentagono di valutare il sistema lo hanno bocciato senza appello. E parliamo di grossi nomi: David Jefferson del Lawrence Livermore National Laboratory, David Wagner dell'Università di Berkeley, Aviel Rubin della John Hopkins University e Barbara Simons, celebre consulente tecnologico. Gli altri sei componenti del panel messo su dal Pentagono non hanno rilasciato un parere in merito al sistema.

Le critiche a SERVE sono molteplici: non consente di verificare che il voto registrato dalla piattaforma sia corrispondente a quello indicato dall'elettore; un cracker potrebbe individuare come ha votato un certo elettore; facilita il voto di scambio o la compravendita di voti; ci sono diverse vie di aggressione informatica alla piattaforma, alcune delle quali non possono essere rilevate. Inoltre secondo gli esperti l'importanza del voto degli americani all'estero è tale che su un sistema del genere è lecito che si fionderebbero in tanti per tentare di condizionarlo, dai terroristi alle organizzazioni criminali fino ai paesi considerati nemici degli Stati Uniti.
Secondo Glenn Flood, portavoce del Pentagono, "sapevamo fin dall'inizio che la sicurezza era la priorità numero uno. Abbiamo infatti messo a punto una serie di funzioni che risolvono i problemi che (gli esperti, ndr.) hanno indicato". Secondo Flood il sistema è sicuro e può dunque essere utilizzato senza problemi il prossimo 3 febbraio, quando SERVE consentirà agli elettori americani che non si trovano negli Stati Uniti di votare per le primarie del South Carolina.

Il Pentagono ha anche ammesso che per il 3 febbraio SERVE potrebbe non essere pronto ma, se così fosse, nessun problema. "Di certo - ha spiegato la portavoce - sarà disponibile per le elezioni di novembre", quelle che porteranno all'elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti.

A mitigare gli effetti di eventuali aggressioni al sistema c'è il fatto che ad aver implementato SERVE sono fino a questo momento solo sette stati americani e la piattaforma non può gestire per ora più di 100mila voti.
TAG: mondo
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