Alfonso Maruccia

Andy Rubin lascia Google

Il co-fondatore del progetto Android esce di scena per dedicare le proprie energie all'incubazione di startup hardware. Page ringrazia e saluta, nessuna polemica sugli avvicendamenti di questi mesi

Roma - Andy Rubin è in fase di uscita da Google, rivela il Wall Street Journal, l'azienda che negli ultimi 9 anni ha trasformato il progetto da lui fondato (Android) nel sistema operativo mobile più popolare al mondo e un elemento fondamentale della strategia commerciale della corporation dell'advertising. La fuoriuscita di Rubin sembra essere consensuale e senza polemiche, con il CEO Larry Page che augura al suo ex-dirigente "tutto il meglio" e lo ringrazia per aver creato Android: "qualcosa di davvero straordinario che ora conta più di un milione di utenti soddisfatti".

Rubin era entrato a far parte della scuderia di Mountain View nel 2005, assieme a tutto il gruppo al lavoro sull'allora segreto progetto Android, e ha continuare a guidare il team di sviluppo fino al marzo del 2013, quando i vertici di Google decisero di sostituirlo con Sundar Pichai. Allora Pichai era il responsabile del sistema operativo Chrome, e il passaggio di Android aveva inizialmente alimentato le speculazioni - in seguito smentite dallo stesso Pichai - sulla possibile convergenza tra i due sistemi operativi mobile/Internet-dipendenti.

La carriera di Pichai è in grande ascesa e ora il dirigente è responsabile di tutti i prodotti Google, mentre Rubin ha sin qui continuato a lavorare per l'azienda occupandosi di robotica: un altro settore emergente su cui Mountain View scommette soldi, risorse e personale per i potenziali sviluppi futuri.
E il futuro di Rubin? Prima di Android, l'imprenditore "seriale" si era già fatto notare per il suo lavoro su gadget mobile avveniristici e altri progetti ambizioso - sua, per dire, è anche idea ora "in declino" dei Google Glass - e il suo nuovo impegno post-Google verterà sulla realizzazione di un incubatore per startup specializzate in tecnologie hardware. Ovviamente avveniristiche, possibilmente mobile, anzi robotiche.

Alfonso Maruccia
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