Claudio Tamburrino

Ungheria, stop alla tassa su Internet

La proposta di un balzello sul traffico Internet si infrange sulle barricate. Il governo ha recepito le proteste dei manifestanti o sta solo cercando di riproporre la legge con una nuova formulazione?

Roma - L'Ungheria ha scelto di bloccare la proposta di un nuovo regime di tassazione con cui il Governo avrebbe voluto far cassa sui provider di connettività Internet e, di conseguenza, sui cittadini della Rete.

Ad annunciare il ritiro della proposta di legge è stato il Primo Ministro ungherese Viktor Orbán, secondo cui sarebbe mancato "il necessario necessaria". Di conseguenza, ha riferito, sarebbe "un atteggiamento da comunisti portare avanti un processo contro la volontà delle persone".

A presentare la discussa riforma era stato il Ministro dell'Economia Mihaly Varga, che intendeva estendere una misura già presente sulle comunicazioni telefoniche analogiche, giustificandosi con il fatto che oramai la maggior parte delle chiamate e dei messaggi testuali sono veicolati dalla rete Internet: la nuova tassa - che colpiva gli ISP, ma che inevitabilmente sarebbe finita per ricadere sugli utenti e dunque sull'economia digitale del paese - prevedeva il pagamento di 150 forint ungheresi (circa 50 centesimi di euro) per ogni Gigabyte di traffico.

L'approvazione della tassa digitale appariva scontata data la maggioranza di due terzi in Parlamento del partito al governo, tuttavia il movimento contro la nuova tassa ha portato in piazza un fiume di gente, che ha occupato il centro di Budapest e ha offerto un colpo d'occhio impressionante quando, sopraggiunta la sera, i partecipanti alzato al cielo i loro cellulari illuminati come una fiaccolata.


La manifestazione, che si è estesa ad altre città, si è rivelata soprattutto per i numeri, che hanno evidentemente raggelato le autorità, nel timore di non riuscire a contenere la situazione.


In realtà, peraltro, il Primo Ministro ha parlato di impossibilità a introdurre la riforma "in questa forma", per cui non è detto che il progetto non venga in futuro riproposto.

Claudio Tamburrino
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