Claudio Tamburrino

Diritto d'autore ed API, allarme informatico

EFF e 77 ricercatori si schierano a favore di Google nel confronto con Oracle: se le API fossero protette dal copyright lo sviluppo tecnologico sarebbe sottoposto a diritto di veto da parte del detentore dei diritti

Roma - Un gruppo di 77 informatici ha chiesto alla Corte Suprema di rivedere l'interpretazione in base alla quale API ed altre interfacce utente possono essere blindate dal diritto d'autore.

L'interpretazione chiamata in causa dal gruppo di ricercatori è quella relativa al caso che vede contrapposti Oracle e Google per il diritto d'autore delle API Java.
Oracle, da quando le ha fatte proprie (soldo su soldo), acquisite insieme a Sun System, ha cercato di veder riconoscere i suoi diritti su di esse: così, ha portato in tribunale Google per l'utilizzo che ne ha fatto, senza citazioni e limiti. Google, da parte sua, si era appellata al principio del fair use (l'uso legittimo di un'opera consentito senza autorizzazione) e si era vista dare ragione dalla Corte di primo grado, che aveva altresì riconosciuto che, trattandosi dell'idea in sé (l'impiego di Java), Oracle non potesse neanche ricorrere al diritto d'autore che in quanto tale tutela solo l'espressione di un'idea.

La Corte Federale che ha esaminato il caso ha poi ribaltato tale decisione e stabilito che le API Java siano tutelate dal copyright e che Google avrebbe dovuto dimostrare di aver utilizzate nella logica del fair use.
Il gruppo di informatici, tra cui Vint Cerf (da anni dipendente di Google), cinque vincitori del Turing Award, quattro della National Medal of Technology and Innovation e diversi fellow dell'Association for Computing Machinery, di IEEE e dell'American Academy of Arts and Sciences, hanno deciso di intervenire nel procedimento insieme agli attivisti di Electronic Frontier Foundation perché ritengono che l'esito e l'interpretazione di questa decisione sia di fondamentale importanza per il futuro sviluppo del settore.

Secondo quanto riferiscono, infatti, l'utilizzo libero ed open delle API è stato per l'industria informatica essenziale e fondamentale fin dalla sua origine: una libertà basata sull'assunto "riconosciuto" che le API non fossero coperte dal diritto d'autore e che la Section 102(b) del Copyright Act proteggesse solo il codice sorgente di un programma come espressione creativa del programmatore e non altresì i processi, i sistemi ed i metodi che tale codice impiega per interfacciarsi con altri software, considerandoli di fatto alla stregua di linguaggi in quanto tali non tutelabili.

A sostegno della loro tesi, gli esperti hanno portato diversi esempi di sviluppi ottenuti proprio a partire dal lavoro su API altrui, a partire dai primi PC cloni di IBM e dallo sviluppo del linguaggio di programmazione C.
Se le API fossero tutelabili tramite diritto d'autore, dunque, le conseguenze sarebbe catastrofiche perché "i creatori avrebbero diritto di veto sul lavoro di qualsiasi altro sviluppatore che lavora con l'intenzione di ottenere un programma compatibile".

Claudio Tamburrino
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9 Commenti alla Notizia Diritto d'autore ed API, allarme informatico
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  • come una tecnologia creata da Sun Microsystem in modo aperto e collaborativo nei confronti di altre aziende software, in particolare MS e Apple a quel tempo.

    Il modo aperto era implementato appunto diffondendo l'uso di una API a cui gli implementatori dovevano aderire affinché ricevessero l'attestazione di compatibilità Java. La API definiva classi, metodi e proprietà (e regole di accessibilità di metodi e proprietà) dettagliatamente descrivendo i comportamenti di questi metodi e classi.

    Ora Oracle pensa che Java sia una tecnologia proprietaria e non copiabile, che quella sia una fuga di informazioni, o almeno crede di poter farla passare per tale. La tecnologia Java si è diffusa proprio perché aveva quei termini di utilizzo.

    Oracle ha torto sotto tutti gli aspetti riguardo la questione specifica. ╚ una pratica scorretta quella di mettere i concorrenti nelle condizioni di illegalità cambiando le regole che prima erano state garantite e assicurate.

    ╚ legalmente una svista. Il copyright sulle api dice che le specifiche non possono essere distribuite e non possono essere modificate da altri se non da Sun. Questo non vuol dire che queste specifiche non possano essere usate una volta che uno le ha ottenute, proprio da Sun o da Oracle, per implementare una sua versione. Né vuol dire che l'implementarle in modo giusto o sbagliato ponga il programmatore in uno stato di illegalità.

    L'acrobazia legale è posta in questi termini:
    1. Oracle rilascia le specifiche delle API Java
    2. Oracle pone il divieto di diffusione (distribuzione) non autorizzato delle specifiche.
    3. Google documenta il proprio sistema che implementa le API Java rilasciate da Oracle.
    4. Google è colpevole di aver distribuito qualcosa senza il permesso di Oracle

    ╚ quasi convincente, no?

    Ma il punto 2. è sbagliato. I termini non sono di divieto di copia come opera d'autore sulla definizione delle api, ma riguardano l'uso di Java(TM), e questa limitazione è decaduta col tempo (causa Sun-MS) definendo Java come linguaggio e non tecnologia
  • E' importante chiarire che l'oggetto della contesa è se è legittimo riutilizzare gli stessi nomi delle funzioni/parametri e lo stesso raggruppamento di funzioni.

    Non riguarda l'implementazione delle API, che rimane comunque del legittimo proprietario.

    Sarebbe un po' detenere il copyright per i titoli dei capitoli di un libro a prescindere dal contenuto.
  • - Scritto da: bradipao
    > E' importante chiarire che l'oggetto della
    > contesa è se è legittimo riutilizzare gli stessi
    > nomi delle funzioni/parametri e lo stesso
    > raggruppamento di
    > funzioni.
    >
    > Non riguarda l'implementazione delle API, che
    > rimane comunque del legittimo
    > proprietario.
    >
    > Sarebbe un po' detenere il copyright per i titoli
    > dei capitoli di un libro a prescindere dal
    > contenuto.
    Niente ti vieta di, per restare in tema librario, scrivere: "vai alla riga 7 a pagina 42"Occhiolino
    non+autenticato
  • - Scritto da: 2014
    > - Scritto da: bradipao
    > > E' importante chiarire che l'oggetto della
    > > contesa è se è legittimo riutilizzare gli stessi
    > > nomi delle funzioni/parametri e lo stesso
    > > raggruppamento di
    > > funzioni.
    > >
    > > Non riguarda l'implementazione delle API, che
    > > rimane comunque del legittimo
    > > proprietario.
    > >
    > > Sarebbe un po' detenere il copyright per i
    > titoli
    > > dei capitoli di un libro a prescindere dal
    > > contenuto.
    > Niente ti vieta di, per restare in tema librario,
    > scrivere: "vai alla riga 7 a pagina 42"
    >Occhiolino

    Invece pare che si voglia vietare di riutilizzare un nome di funzione (es. PrintScreen() ) per scrivere una funzione che effettui la stampa dello schermo, solo perche' qualcuno in precedenza ha scritto una funzione analoga e ha assegnato quel nome.

    Stiamo parlando di nomi, di parole, per di piu' in lingua inglese!!!

    E' una cosa indecente.
    E c'e' qualcuno che osa pure difenderli!
  • - Scritto da: panda rossa
    > Stiamo parlando di nomi, di parole, per di piu'
    > in lingua inglese!!!
    >
    > E' una cosa indecente.

    E' tanto più indecente perchè trattandosi di lingua inglese e di questioni di "copyright" (ben diverse da quelle dei brevetti o "patents"), se dovesse passare questa linea, sarebbe applicabile anche a libri, manuali, corsi, blog, forum, tutte le forme di espressione dove può essere contestato il diritto alla copia.
  • - Scritto da: panda rossa
    > - Scritto da: 2014
    > > - Scritto da: bradipao
    > > > E' importante chiarire che l'oggetto
    > della
    > > > contesa è se è legittimo riutilizzare
    > gli
    > stessi
    > > > nomi delle funzioni/parametri e lo
    > stesso
    > > > raggruppamento di
    > > > funzioni.
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    > > > Non riguarda l'implementazione delle
    > API,
    > che
    > > > rimane comunque del legittimo
    > > > proprietario.
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    > > > Sarebbe un po' detenere il copyright
    > per
    > i
    > > titoli
    > > > dei capitoli di un libro a prescindere
    > dal
    > > > contenuto.
    > > Niente ti vieta di, per restare in tema
    > librario,
    > > scrivere: "vai alla riga 7 a pagina 42"
    > >Occhiolino
    >
    > Invece pare che si voglia vietare di riutilizzare
    > un nome di funzione (es. PrintScreen() )
    Niente ti vieta di fare una funzione printscreen che formatta l'hard disk
    non+autenticato
  • - Scritto da: 2014
    > - Scritto da: panda rossa
    > > - Scritto da: 2014
    > > > - Scritto da: bradipao
    > > > > E' importante chiarire che l'oggetto
    > > della
    > > > > contesa è se è legittimo riutilizzare
    > > gli
    > > stessi
    > > > > nomi delle funzioni/parametri e lo
    > > stesso
    > > > > raggruppamento di
    > > > > funzioni.
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    > > > > Non riguarda l'implementazione delle
    > > API,
    > > che
    > > > > rimane comunque del legittimo
    > > > > proprietario.
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    > > > > Sarebbe un po' detenere il copyright
    > > per
    > > i
    > > > titoli
    > > > > dei capitoli di un libro a prescindere
    > > dal
    > > > > contenuto.
    > > > Niente ti vieta di, per restare in tema
    > > librario,
    > > > scrivere: "vai alla riga 7 a pagina 42"
    > > >Occhiolino
    > >
    > > Invece pare che si voglia vietare di
    > riutilizzare
    > > un nome di funzione (es. PrintScreen() )
    > Niente ti vieta di fare una funzione printscreen
    > che formatta l'hard
    > disk

    Niente mi deve vietare di fare una funzione PrintScreen()
    Punto.

    Che cosa poi faccia in dettaglio tale funzione sta scritto nella documentazione.
  • - Scritto da: panda rossa
    > - Scritto da: 2014
    > > - Scritto da: panda rossa
    > > > - Scritto da: 2014
    > > > > - Scritto da: bradipao
    > > > > > E' importante chiarire che
    > l'oggetto
    > > > della
    > > > > > contesa è se è legittimo
    > riutilizzare
    > > > gli
    > > > stessi
    > > > > > nomi delle funzioni/parametri
    > e
    > lo
    > > > stesso
    > > > > > raggruppamento di
    > > > > > funzioni.
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    > > > > > Non riguarda
    > l'implementazione
    > delle
    > > > API,
    > > > che
    > > > > > rimane comunque del legittimo
    > > > > > proprietario.
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    > > > > > Sarebbe un po' detenere il
    > copyright
    > > > per
    > > > i
    > > > > titoli
    > > > > > dei capitoli di un libro a
    > prescindere
    > > > dal
    > > > > > contenuto.
    > > > > Niente ti vieta di, per restare in
    > tema
    > > > librario,
    > > > > scrivere: "vai alla riga 7 a
    > pagina
    > 42"
    > > > >Occhiolino
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    > > > Invece pare che si voglia vietare di
    > > riutilizzare
    > > > un nome di funzione (es. PrintScreen() )
    > > Niente ti vieta di fare una funzione
    > printscreen
    > > che formatta l'hard
    > > disk
    >
    > Niente mi deve vietare di fare una funzione
    > PrintScreen()
    > Punto.
    >
    > Che cosa poi faccia in dettaglio tale funzione
    > sta scritto nella
    > documentazione.
    ...della OracleA bocca aperta
    non+autenticato
  • - Scritto da: bradipao

    > Sarebbe un po' detenere il copyright per i titoli
    > dei capitoli di un libro a prescindere dal
    > contenuto.

    O detenere il copyright sui titoli e sui titoletti degli articoli dei quotidiani, così si può chiedere a Google di pagare i diritti per includerli nei risultati delle ricerche?

    Queste multinazionali ormai sono uscite fuori di zucca, la società cyberpunk si avvicina a grandi passi.

    Chissà quale pensano che debba essere il significato dell'acronimo API...